LISBETH SALANDER EREDE DI SMILLA QAAVIQAAQ JASPERSEN?




Nel Post di martedì scorso citavo il romanzo di Peter Høeg.
Figlio di un avvocato e di una studiosa di filologia classica, lo scrittore ha studiato letteratura comparata all'Università di Copenaghen e, prima di dedicarsi alla scrittura, ha lavorato come attore, ballerino, insegnante di recitazione e marinaio, esperienza quest'ultima che ritroviamo nel romanzo. Fortemente impegnato nel campo sociale, ha creato una fondazione no-profit, la Lolwe Foundation, finalizzata al miglioramento delle condizioni di vita delle donne e dei bambini nel Terzo mondo. Høeg vive con la moglie kenyota e la figlia in un villaggio in Danimarca, senza telefono, televisione ed automobile.

INCIPIT








 Titolo: Il senso di Smilla per la neve
Titolo originale (DK)Frøken Smillas fornemmelse for sne
Autore: Peter Høeg
Traduttore: Berni B.
Editore: Mondadori
Data Pubblicazione: DK 1992 - IT 1994
Pagine: 456
INCIPIT

C'è un freddo straordinario, 18 gradi Celsius sotto zero, e nevica, e nella lingua che non è più la mia la neve è qanik, grossi cristalli quasi senza peso che cadono in grande quantità e coprono la terra con uno strato di bianco gelo polverizzato.
L'oscurità di dicembre sale dalla fossa che sembra illimitata come il cielo che ci sovrasta. In questa oscurità i nostri volti sono solo dischi di pallida luce, ma riesco ugualmente a percepire la disapprovazione del pastore e del becchino per le mie calze nere a rete e per i gemiti di Juliane, peggiorati dal fatto che stamattina ha preso l'Antabuse e ora affronta il dolore quasi sobria. Pensavo che io e lei non abbiamo rispettato il tempo né la tragica situazione. La verità è che le calze e le pillole sono, ognuna a modo suo, un omaggio al freddo e a Esajas.


Così inizia il libro di PH, terzo delle sue opere e che gli ha dato fama internazionale, essendo stato tradotto in diciassette paesi e nominato 'Libro dell'anno 1993' da Time e da Entertainment Weekly.

TRAMA

Smilla Qaaviqaaq Jaspersen è una glaciologa trentasettenne nata in Groenlandia, figlia di una selvaggia e solitaria cacciatrice inuit, Ane, e di un ricco e celebre medico danese, Moritz. Dopo la tragica morte della madre, Smilla, ancora bambina, si trasferisce a vivere col padre e, adulta, abita sola in un caseggiato popolare (le Cellule Bianche) a Copenhagen. Malgrado gli anni trascorsi in Danimarca, Smilla non è mai riuscita ad adattarsi al suo ambiente borghese, rimanendo inuit nel suo profondo. Un outsider: a volte romantica e malinconica, altre ribelle e chiusa nel suo umore nero, la via groenlandese alla depressione (Pg 111). La routine della sua solitudine è spezzata dall'unica compagnia di Esajas, figlio di una donna inuit alcolizzata e sua vicina di casa, che vede in Smilla l'unica persona da cui lasciarsi accudire senza timore.
Quando il bambino viene trovato morto, Smilla non crede alla versione superficiale della polizia, secondo cui è scivolato dal tetto innevato di un palazzo; le sue profonde conoscenze della neve ed il fatto di sapere che il bambino soffriva di vertigini la convincono che non si tratta di una morte accidentale. Sfidando la polizia, comincia quindi la sua indagine, prima da sola poi supportata da personaggi che, come lei stessa definisce, per compassione, per stravaganza, per motivi incomprensibili, hanno eluso questa lealtà per aiutarmi”. (pg238)

L'inquietante soluzione dell'indagine la ricondurrà nella sua terra natale, la Groenlandia, dove singolare protagonista è il ghiaccio, declinato nei suoi molti nomi (30), nei suoi colori nei tre idiomi presenti nell'isola: frazil, grease ice, pancake ice, hiku, hikuaq, puktaaq, ivuniq, maniilaq, apuhiniq, agiuppiniq, killaq.
L'impegno sociale di PH è un'altra caratteristica che si trova nel libro, definito da un critico statunitense “thriller-anticolonialista”, In effetti, proprio Smilla, protagonista asociale, dà voce alla denuncia sociale, come testimone del razzismo dei danesi nei confronti delle persone originarie della Groenlandia, dell'emarginazione del mondo non-europeo da parte della cultura europea.In Groenlandia tutto il danaro è appiccicato alla lingua e alla cultura danese. Chi ha padronanza del danese ottiene i posti migliori. Gli altri possono consumarsi negli stabilimenti di filetti i pesce o nelle code all'ufficio di collocamento “ (pg 171).
Nell'anno di pubblicazione dell'edizione originale (1992) ancora non avevamo assistito al fiorire del successo del giallo nordico, anche se già la Danimarca contava giallisti come Leif Davidsen e Dan Turrèl, in Svezia era già conosciuta la coppia Per Wahlöö e Maj Sjöwall ed i vari Nesser, Holt, Mankell iniziavano a scrivere le loro prime opere. Quindi fa sorridere rileggere adesso la recensione di Irene Bignardi su Repubblica in occasione della sua pubblicazione nel 2004 nella collana Le Strade del Giallo edita dall'omonimo quotidiano, che presentò il libro come: il primo e unico grande thriller venuto dal freddo”.

Il meccanismo della suspense si lascia talvolta travolgere da lunghe descrizioni a sfondo scientifico, religioso/morale o sociale ma spesso i thriller che superano le quattrocento pagine possono cadere in questi rallentamenti del ritmo.



Quello che a mio avviso lascia perplessi è il finale fantascientifico, come scritto in precedenza. 
Parte finale alla James Bond a cui si è soprattutto rifatto il film basato sull'omonimo romanzo diretto da Billie August, tutto questo, si dice, giustificato dal grande budget che aveva a disposizione.

Malgrado quanto sopra, un mystery da leggere.
Ottima la traduzione del titolo per la versione italiana, rispetto ad alcune di altre versioni straniere. Quello di Smilla NON è solo amore per la neve (come tradotto in francese) bensì esattamente il senso. Oltre al 6° senso tipicamente femminile, lei ne ha sviluppato un settimo, quello delle varie nevi, del ghiaccio e dei suoi colori, dei cristalli che rispettivamente li contraddistinguono.

Perché non sono in prigione?”


I grandi, quelli intelligenti, vengono puniti di rado. Ora deve andare, signorina Smilla.” (Pg 233 dialogo fra Smilla e Ravn).
Ci piace questa Smilla, per certi aspetti antesignana della Lisbeth Salander di Larsson.
Ci piacciono anche le descrizioni di una Copenhagen diversa da quella dei luoghi turistici consueti, come la zona di Sydhavn.
"Sydhavn è un quartiere fantasma. Il cielo è basso e grigio. L'aria che respiroi sa di carbone e prodotti chimici.
Chi teme che le macchine stiano per prendere il potere deve evitare di fare una passeggiata a Sydhavn. Qui la neve non viene spalata. I marciapiedi sono impraticabili, Sulla stretta carreggiata fangosa passano di tanto in tanto degli autotreni di dimensioni soprannaturali, con i vetri neri, senza esseri umani".(Pg. 150)

Questo è il Porto di Copenaghen o Sydhavn ovvero South Harbor, sobborgo della città, costruito intorno al settore portuale con case popolari e considerato da un punto di vista sociale un quartiere difficile. Eppure abbellito da splendidi murales come questo.
Rispetto a quando ne scrive PH nel suo romanzo, tuttavia, la vecchia industria pesante si è ora in parte trasferita a favore di imprese che risiedono in moderni palazzi di vetro, dando vita in parte ad una riqualificazione della zona, come spesso avviene nelle zone portuali di alcune città. Ne sono un esempio i due edifici del centro Nokia:
collegati attraverso un ardito ponte pedonale sospeso sul canale. Difetto?, Il linoleum della pavimentazione e la sua pendenza che lo rendono particolarmente scivoloso se le suole delle scarpe sono bagnate. 
Smilla avrebbe calzato i Kamik per passarci sopra?


2 geo-commenti:

  1. Cara Nela! Sono passata a guardare. Molto interessante, Sydhaven. Allora è un porto...
    baci

    RispondiElimina
  2. Esatto! Sydhaven dove Syd sta per Sud e Haven per porto. Il murales che vedi è uno dei tanti, in effetti qui ce ne sono di bellissimi.

    Buona domenica e bye&besos

    RispondiElimina

 

Geo-lettori im-pazienti

Geografando in fb

Geo-MEMO

I testi pubblicati in questo sito sono di proprietà esclusiva del mio blog" gialli-e-geografie " e tutelati dalla legge sul diritto d'autore n.633/41 e successive modifiche.
Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità, Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge nr. 62 del 7/03/2001. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti inseriti nei post, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata. Le immagini ed i video presenti nel blog provengono dal web e quindi valutate di dominio pubblico.
Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione o per qualsiasi violazione di copyright, non avranno che da segnalarlo e l'autore provvederà alla rimozione immediata.