MESSICO E NUVOLE LA FACCIA TRISTE DELL'AMERICA...

Leggere questo libro è stato difficile.
E' un libro "fuori-dal-coro", con ciò voglio significare fuori gli schemi classici o soliti del giallo, del noir, dell'hard boiled, insomma di tutto quello che leggo di solito.  

                                      


Titolo: Le Morte (Las Muertas)
Editore: Sellerio
Pag: 222
Traduzione: A.Morino   
INCIPIT










Es posible imaginarlos: los cuatros llevan anteojos negros, el Escalera maneja encorvado sobre el volante, a su lado está el Valiente Nicolás leyendo Islas Marías, en el asiento trasero, la mujer mira por la ventanilla y el capitán Bedoya dormita cabeceando. 
El coche azul cobalto sube fatigado le cuesta del Perro. Es una mañana asoleada de enero. No se ve una nube. El humo de las casas flota sobre el llano. El camino es largo, al principio recto, pero pasada la cuesta serpentea por la sierra de Güemes, entre los nopales.



Con questa scena alla "Pulp Fiction" inizia il libro di Jorge Ibargüengoitia, scrittore messicano nato a Guanajuato nel 1928 e tragicamente deceduto in un incidente aereo vicino all'aeroporto di Madrid nel 1983.

Nel tentativo di definire le regole per scrivere un buon giallo, Carlo Lucarelli (famoso scrittore italiano) suggerisce di "iniziare con un mistero misterioso"; non è il caso in "Las Muertas", che inizia coi quattro personaggi dell'incipit in procinto di fare una spedizione punitiva: una sparatoria  in una panetteria a cui subito dopo daranno alle fiamme. Non c'è alcun morto. Almeno non nei primi capitoli.

Non siamo di fronte al classico "whodunit", né a una detective story. 
Potremmo forzare catalogandolo come un "latin-hard boiled" per i luoghi in cui si svolge la storia e per la psicologia dei personaggi che vi è tratteggiata?
La risposta è forse già insita nella prefazione dell'autore: Algunos de los acontecimientos que aquí se narran son reales. Todos los personajes son imaginarios”. 

Ibargüengoitia non cita mai nel libro il fatto di cronaca nera avvenuto nel 1964 a Guanajuato e Jalisco; tuttavia per chi ne è a conoscenza, parallelismi ed analogie con "La historia de las Poquianchis" sono inevitabili. 

Las Poquianchis erano tre sorelle: María Luisa e Delfina e María de Jesús González Valenzuela, le ultime due tenutarie di bordelli dove le prostitute erano segregate come schiave. Nel romanzo, le due madrotas, Delfina e María de Jesús, sono rispettivamente Arcángela e Serafina Baladro, mentre la terza sorella è Eulalia.
La bravura dello scrittore risiede nella tattica di rottura dello svolgimento lineare, con il montaggio alterno degli episodi, resi il più oggettivamente possibile grazie all'impiego di stili di linguaggio diversi nelle descrizioni degli eventi riportate da diversi punti di vista; così si passa da quello tipico di verbale della polizia, a quello delle testimonianze delle vittime e degli interrogatori delle colpevoli. 
Sotto questo aspetto, il romanzo si avvicina a A sangue freddo di Truman Capote o Tannöd di A.M. Schenkel, definiti new journalism- o nonfiction-novels.

Ne Las Muertas il mythos greco, nel senso del racconto, è la testimonianza dei singoli e si fonde con l'azione diretta: il lettore vede i personaggi agire sulla scena attorno al bordello, ognuno con la propria dimensione psicologica. 
La catarsi finale è la presa di coscienza che il colpevole non è solo rappresentato dalle sorelle Baladro, ma da tutta una società, non ultime le autorità che all'inizio della loro attività (1940) le appoggiarono e, in seguito, cessarono la loro protezione (1964). 
Questo spiega anche una certa indulgenza del narratore, che devia a volte dall'oggettiva narrazione dei fatti, scivolando nel giustificare alcuni crimini come ineluttabili (come il preludio alla caduta dal terrazzo del Danzon).

Alcune recensioni mettono in rilievo che è un libro pervaso da humor....
Pur avendolo letto in lingua originale e quindi con le difficoltà di riuscire a coglierne le "venature", più che sentire lo humor direi che si qui ride amaro: su come si sveli la mancanza di linea di separazione morale fra il mondo delle prostitute e la società rispettabile e come siano messi in risalto i titoli sensazionalistici della stampa messicana, che l'autore deplora.

Lui stesso, d'altronde, in un'intervista dichiarò essere disgustato dall'apprendere che qualcuno lo etichettava come scrittore "umoristico" ed altri, per elogiarlo, gli dicevano di aver riso molto leggendo il suo romanzo. Dichiarò più di una volta che il suo scopo era stato "presentar la realidad como la veo" e in questo suo vederla così ripugnante era forse stato capace di essere più realista dei giornali stessi.

Un libro difficile...

 
  


2 geo-commenti:

  1. Nela gran revisión. Gracias por llamar mi atención a su blog. No he leído ningún libro todavía Batya Gur.

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  2. Gracias Ignacio,
    por su interés en mi post, en los próximos días voy a escribir algo sobre la novelista israelí Batya Gur, cuyos libros(creo todos)
    han sido traducidos al español, mientras que con el editor Italiano no ha tenido el mismo éxito.

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