G COME GATTO, GIALLOLUNA, GIALLI-E-GEOGRAFIE, GATTA

Per uno strano caso del destino, se ieri avevo scritto che vorrei rinascere gatto, oggi mi sono ricreduta e forse gatto, anzi gatta, lo sono già.
Ho riavuto fra la mani un libro che avevo acquistato a Ravenna, venerdì 5 ottobre 2007. No, non conservo pedantemente gli scontrini della libreria. Questo romanzo è stato l'acquisto al termine dell'incontro col suo autore, nell'ambito dell'annuale Festival che si tiene a Ravenna a fine estate, chiamato GialloLuna NeroNotte. 








Quell'anno fra gli invitati c'era anche

 Quadruppani.
Serge Quadruppani, (6 gennaio 1952, La Crau, Var) è scrittore francese, giornalista per Le Monde Diplomatique ed editor letterario.
Fu definito dal connazionale Jean-Patrick Manchette: “Il più interessante autore noir degli ultimi anni”.
Autore impegnato, spesso si serve del noir (per i francesi polar), per descrivere grandi questioni sociali, denunciando anche la repressione poliziesca e ciò che percepisce come gli eccessi della lotta anti-terrorista. Come scrittore afferma che “Il genere noir è secondo me il più adatto alla nostra epoca che rassomiglia sempre di più a un giallo senza conclusione (almeno per ora)”.
Come lettore invece, ciò che cerca in un noir è: “Atmosfera, scrittura, punto di visto sul mondo e, in un modo o l'altro, rabbia”.

E' inoltre traduttore e voce francese di americani come Stephen King e Philip K. Dick, e degli italiani Camilleri, Fois, Carlotto, pubblicati in una collana da lui curata presso le Editions Métailié di Parigi.
Dicevamo un artista impegnato, attivista e militante della sinistra libertaria e francese “anomalo”, forse perché coniugato con un'italiana, Quadruppani non è impregnato del classico sciovinismo francese, anzi, proprio nei confronti di alcuni suoi connazionali talvolta ha un atteggiamento fortemente critico. 
Porto ad esempio 

la lettera aperta a Zinedine Zidane dopo la testata a Materazzi, nella finale dei Mondiali di calcio in Germania 2006,
il giudizio su una delle gialliste francesi più famose in Italia, Fred Vargas, sulla quale ha dichiarato (sia a Ravenna, che in un'intervista): 
Ho molta simpatia per lei per ragioni extra-letterarie (come persona è gentile e vera, condivido con lei la difesa di Cesare Battisti, e lei lo fa con un coraggio e una dedizione imparagonabili - anche se, facendolo, spara un sacco di cazzate). Come scrittrice mi fa dormire ma, tra l'altro, lei ha dichiarato che i suoi libri erano dei calmanti ”.
Altre volte è tagliente sulle nostre vicende nazionali e per chi voglia saperne di più, basta andare sul suo sito e leggere l'articolo che ha pubblicato il 28/10/2009:
L’état de l’Italie (sur la misère de la...
http://quadruppani.samizdat.net/spip.php?article92

Tornando ai romanzi:
 Autore: Serge Quadruppani
Titolo: In fondo agli occhi del gatto 
Edizione originale: Au fond de l’œil du chat, 2006
Editore: Marsilio
Pag: 191
Traduzione: Maruzza Loria


LA TRAMA
Parigi, Paul, un mercante d'arte, viene ucciso, poco prima di incontrare il figlio ventenne che non aveva mai conosciuto. Michael, cinquantenne disoccupato e sognatore, aveva soltanto due punti di riferimento nella vita: l'amico d'infanzia Paul e Jupon, l'amatissima gatta. Entrambi vengono brutalmente uccisi. 

Nel risvolto di copertina del romanzo Andrea Camilleri, presenta l'opera dicendo:"Non accennerò alla trama di questo romanzo (dirò solo che è intelligentemente sviluppata e assolutamente avvincente) perché se lo facessi finirei in qualche modo col condizionare il lettore. Ogni racconto di un racconto è già, inevitabilmente, la scelta di un personale punto di vista. Quello che qui semmai conta è il punto di vista, rasoterra, del gatto. Desidero invece sottolineare sia la grandissima qualità della scrittura di Quadruppani sia la sua notevole tecnica narrativa. Comincio da quest'ultima. Spesso e volentieri l'autore interrompe la sua fluente narrazione letteraria per fare intervenire uno strumento che letterario non è. Può trattarsi di una macchina da presa. Scrive infatti frasi come "cambio di visuale" o "cambio di luce e d'inquadratura", oppure parole come "obiettivo", che annunziano uno spostamento della macchina da presa, vale a dire un'imminente angolazione diversa del racconto. Ora la grande abilità dell'autore riesce a far sì che il romanzo, pur con queste concessioni a un altro mezzo narrativo, si mantenga sempre rigorosamente dentro le ragioni, le forme e i modi del romanzo, della letteratura, senza cadere mai nella facile soluzione dell'oggettività dell'occhio fotografico. E veniamo alla scrittura. E' una scrittura di grande sapienza, intesa com'è a restituire al lettore non quella che comunemente si definisce "atmosfera", ma i dettagli, i particolari, gli elementi che quell'atmosfera servono a creare.
Si tratta di suoni, odori, movimenti, colori, persino sensazioni tattili...
Come se l'autore fosse munito di vibrisse e attraverso di esse avesse una maggiore capacità di captare un mondo che noi non riusciamo a percepire.
 Davvero eccezionale."

Dunque, cosa c'entra la mia frase d'inizio con tutto questo? Presto detto:
nel mio polar, la dedica scritta da Quadruppani quel venerdì è:

Per Nela, uno sguardo di gatta sul mondo. Serge”
Merci, Serge!


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