KARMA, KALARIPAYATTU E CRYPTOPROCTA FEROX



Quando si parla di autori di gialli indiani autoctoni molti di noi pensano a Vikram Chandra di Giochi sacri, oppure a Vikas Swarup de  Le dodici domande, su cui si basa “The Millionare” (Slumdog Millionaire), 8 Oscar lo scorso anno, o al più recente I sei sospetti.
Eppure, nella piccola sfera di giallisti della grande India, c'è un coetaneo di Chandra, poco conosciuto in Italia, che ha scritto romanzi egregi. Parliamo di

Ravi Shankar Etteth, (Malabar, Stato del Kashmir, 1960) giornalista, art director e caporedattore di “India Today”, che vive attualmente a New Delhi con i suoi 2 cani (Bosky e Guru)e un gatto.
Il suo primo libro The Tiger by the River non è stato tradotto nella nostra lingua, mentre fortunatamente è stato pubblicato nel 2006 il secondo, Il Male:


Autore: Ravi Shankar Etteth
Titolo: Il Male (ed. or.: The Village of Widows, 2004)

Editore: Barbera Editore,
Pag: 288
Traduzione: Cristina Proto
Il sottotitolo in copertina nella versione italiana è promettente: Perché i tuoi occhi sono così rossi? Perché Dio li ha sfiorati passando. Perché le tue unghie sono così lunghe? Per strapparti le viscere.



Letto questo “trailer di copertina”, si può indulgere al fatto che la versione italiana non ha optato per la traduzione letterale del titolo originale, come invece hanno fatto in Germania o Argentina, alcuni dei paesi (oltre a Francia, Turchia e Olanda) in cui il libro è stato tradotto. 
  
 TRAMA
La vicenda si apre con un classico delitto della camera chiusa, consumato nell’ambasciata del Madagascar a Delhi. I detective che dovranno risolvere l’enigma della morte di un importante funzionario sono: Jay Samorin, amico dell’ambasciatore Tsiranana, ex vignettista, studioso del male (come si autodefinisce) e Anna Khan, vice commissario della polizia di Delhi.
L'ingegnoso metodo usato dall'assassino per compiere l'omicidio viene già svelato a pag 73. La suspense resta comunque alta, spostandosi nell’intreccio dal falso bersaglio del delitto iniziale, passando per la complessa psicologia dei due personaggi centrali con i flash-back delle loro vite calate nella guerra indo-pakistana e nel terrorismo islamico, fino a giungere alla resa dei conti finale. Tutto terminerà quando i due protagonisti arriveranno a Brindaban, nel villaggio delle Vedove (da cui il titolo originale), luogo di nascita del dio Krishna e sede di una società al margine, quella in cui vivono confinate le vedove di condizione disagiata, che tradizione e cultura considerano alla stregua di prostitute.
PERSONAGGI
Abituati a Kay Scarpetta o alla più giovane Lizbeth Salander, il personaggio femminile di questo romanzo risulta essere molto originale.
Anna Khan,  una donna snella con indosso un sari di seta viola, che portava drappeggiato intorno alle spalle e che donava alla pelle un riflesso rosa; i capelli erano lunghi, neri e raccolti in una treccia che le arrivava alla vita, e gli occhi erano neri e tranquilli.
Aldilà di questo abbigliamento, tipico delle donne indiane, non definirei questo personaggio esotico, come qualcuno lo ha battezzato. Di esotico, nel senso classico che attribuiamo a questo termine, c'è ben poco.
Reduce dal Kashmir, dove ha perduto il suo compagno Irfan, vittima dei mujahedin e Kashmiri, Anna ha combattuto terroristi islamici e Kashmiri, macchiandosi spesso di esecuzioni dirette e sommarie, tanto da guadagnarsi l'appellativo di Bhootni (la poliziotta indemoniata).
Anche fuori servizio, Anna porta sempre la pistola. Per andare ad un pranzo in uno degli Hotel da leggenda di Delhi – l'Imperial – Anna indossa un sari bianco di lino con un bordo dorato e una veste di broccato Poonam Bhagat destinata a nascondere la fondina ascellare, e con Samorin si giustifica dicendo: “Non mi farò mai trovare disarmata, come è successo a Irfan: era fuori a correre quando i suoi assassini lo hanno trovato”.

Protagonista maschile, Jay Samorin, ...un uomo vestito in maniera impeccabile, solitamente di scuro, con un sorriso misterioso...dalle lunghe dita irrequiete, sempre apparentemente in intima comunione con qualche dio personale dei vignettisti.
Cresciuto secondo le regole del “kalaripayattu”l’antica arte marziale, anche Samorin è a suo modo originale:
possiede un fantastico animale domestico, un felino di origine malgascia, Sasha, ricevuto in dono dal suo amico ambasciatore, il carnivoro più letale al mondo che avrà un suo ruolo in questo libro, la fosa, sette chili per centocinquanta centimetri da capo a coda, il Jack lo Squartatore dei felini e il cui nome latino è
 CRYPTOPROCTA FEROX.
Thriller avvincente, che sa essere al tempo stesso tenero e feroce, mostrando sia lati forse poco conosciuti del pianeta India che le molte sfaccettature della sua condizione femminile. 
Mi piace questa Anna Khan e sarei veramente felice di poterla ritrovare anche in prossimi romanzi di Shankar Etteth.

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