MORTE NO ESTADIO - QUATTRO ANNI DI RICERCA


Francisco José Pereira de Almeida Viegas 
(Pocinho, Vila Nova de Foz Côa -Alto Douro- 14-3-1962)

Definirlo autore di romanzi, poesie, testi teatrali e di viaggio è riduttivo, essendo uno degli intellettuali più importanti della cultura portoghese contemporanea come dimostra il suo curriculum: docente universitario di letteratura, cronista radiofonico, giornalista, critico gastronomico, direttore delle riviste “Ler” e “Grande Reportagem”, colonnista per il quotidiano Jornal de Notícias e il magazine Elle, direttore della Casa Fernando Pessoa, (spazio culturale della Camara Municipale di Lisbona creato in omaggio al poeta) dal 2006 fino al 2008, anno in cui si ritirò per tornare alla direzione di “Ler”e, infine, responsabile editoriale della collana di gialli della casa editrice Bertrand.


Serie detective Jaime Ramos e Filipe Castanheira:
- Crime em Ponta Delgada (1989)
- Morte no Estádio (1991) inaugurò la Collana poliziesca di Asa Editora
- As Duas Águas do Mar (1992)
- Um Céu Demasiado Azul (1995) tradotto in italiano in Un cielo troppo blu 
- Um Crime na Exposição (1998) inizialmente a puntate settimanali sul quotidiano Diário de Notícias.
- Um Crime Capital (2001)
- Longe de Manaus (2005) vincitore del Grande Prémio de Romance e Novela da Associação Portuguesa de Escritores - tradotto in italiano in Lontano da Manaus
- O Mar em Casablanca (2009)


 Autore: Francisco José Viegas
Titolo: Morte no Estádio
Editore: 11x17
Pag: 287







TRAMA
Un famoso calciatore del F.C. Porto è assassinato in un bar irlandese in piena Foz. Il detective Jame Ramos della Polícia Judiciária di Porto viene incaricato dell'investigazione e a lui si aggrega Filipe Castanheira, venuto dall'esilio volontario nelle Azzorre, dove in passato ha indagato per alcuni omicidi. Gli accertamenti coinvolgono Alexandra Soares, vedova della vittima, Susana, moglie di un altro calciatore e amante della vittima, Serafim de Morais e Silva, amante di Susana e altri personaggi que evocano le sordide e oscure relazioni nel mondo del calcio. Tutto il romanzo è intriso dalla passione di Jaime Ramos e di Filipe per la buona tavola; quella di Jorge Alonso, il proprietario del bar irlandese, per l'Irlanda e una complessa trama di passioni investe tutti i personaggi – in realtà il football è un mondo ristretto e simbolico que finisce per dare il senso alla mancanza di senso della vita: lo stadio, le trattative, i dirigenti, i legami sentimentali e professionali. Nel finale, l'omicidio viene chiarito e il colpevole scoperto, ma ai due investigatori questo poco importa, visto che si rendono conto dei proprii assilli e delle malinconie delle proprie vite.

Pubblicato originariamente nel 1991, il secondo romanzo della serie è stato ripubblicato dall'editore 11x17 (Gruppo Bertrand Editora Lda, dell'omonima catena di librerie in Portogallo, di cui abbiamo detto essere responsabile per la collana dei gialli). 


Ero molto felice di questa sua nuova uscita, in quanto era l'unico libro, a parte l'ultimo O Mar em Casablanca, a non avere letto, non riuscendolo a trovare.
                  
Quando si leggono i gialli di FJV si sa di essere davanti a slow-mystery, dove si può trovare la saudade per un vecchio amore, la neblina di Porto, la simpatia per un ex-giocatore del F.C. Porto (Ramos ha il manifesto di Cubilla), il trauma del servizio militare in Guinea, l'odierna disillusione seguita all'entusiasmo per la rivoluzione dos cravos (rivoluzione dei garofani del 1974), l'amore per una birra, le descrizioni di piatti della cucina portoghese, di whiskey irlandese (proprio scritto con la “e” come in Irlanda) di un gourmet e le dissertazioni di tabagista convinto (come è l'autore) su cigarros e charutos. 

Tutte cose ricorrenti dunque nei libri dello scrittore, anche se, ad onor del vero, dobbiamo dire che in esso tutto ciò va a discapito, o forse meglio dire in aiuto, di una trama lenta, più lenta del solito, che porta addirittura a far dire a Filipe Castanheira: c'è un problema, con tutti i dati che abbiamo ancora, non abbiamo incontrato un indizio, un legame”, e siamo già a pagina 182, senza che gli indizi fin qui svelati siano stati forniti al lettore con colpi di scena.
La lettura quindi è stata slow, proprio come se si fumasse uno di quei sigari che tanto piacciono a FJV. 

Mi sento quindi di definirlo um livro fraco (=debole, fiacco). Non inutile comunque. Con tutta la simpatia che nutro per questo ispettore, il tanto agognato acquisto di Morte no estadio ha una connotazione positiva: quella di dimostrare come nei libri successivi ci sia stata una crescita nella resa della trama ma, ripeto, sempre come slow-mystery.


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