MORTO COME IL MAR

Riprendo il Post del 30 Marzo (Mad for Mud), per svelare dov'era scattata la foto del “man-in-black”.


L'attento lettore è ritratto nel Mar Morto, coperto dai suoi salutari fanghi.

Più o meno la stessa cosa che ho fatto io in anni in cui ancora non esistevano fotocamere digitali, quindi non è rimasta traccia visiva della sottoscritta coperta di fango nero fino alla radice dei capelli.

Il Mar Morto comunque fu un'esperienza di GRANDE SODDISFAZIONE.

Un bacino color anice di 80x18 km, profondo al massimo 800 metri, a 417 sotto il livello del mare, (maggior filtraggio dei raggi solari dannosi), un versante israeliano e uno giordano di fronte, oltre a interminabili chilometri di filo spinato (inutile dire da quale lato...). 





Acque tiepide e oleose dalla forte salinità, che aumenta in profondità e diminuisce in superficie, diluita dalle acque del fiume emissario, il Giordano.

Sarà poi capitato di vedere la foto che raffigura un uomo che vi è immerso leggendo un giornale, come seduto in poltrona.

Qui si galleggia, sono consigliati movimenti lenti mentre è meglio abbandonare tuffi e velleità natatorie.

I colori polverosi delle alture che lo circondano danno la sensazione di essere di fronte a qualcosa di ancestrale, in contrasto con l'aria luminosa e purissima perché ricca di ossigeno.

Per il versante israeliano, i tour operator propongono soggiorni dopo la fine delle festività ebraiche, solite riversare molti di loro nel Yam Hamelach ים המלח,(mare di sale), vista la vicinanza a Tel Aviv (due ore) e a Gerusalemme (un'ora).
Alberghi con spa, o centro medico annesso, piscine coperte e open-air, 5 stelle di circuiti internazionali oppure resort sono concentrati nella zona di Ein Bokek.

Sull'altro versante non sono da meno, in fondo occorre solo un'ora in auto per raggiungere il Mar Morto البحر الميت da Amman.
Quindi anche qui resorts dai nomi suggestivi come Hot Springs & Six Senses e la più grande SPA del Medio Oriente, da poco costruita da una catena alberghiera a 5 stelle che ha preferito insediarsi in lato giordano.
Chi quindi, vuole staccare la spina e farsi coccolare, dopo aver provato la celebrata Saturnia nazionale, adesso ha l'alternativa estera, soprattutto quando siamo morsi dal freddo del nostro inverno cane.


La mia esperienza nel Mar Morto passò per Ein Gedi. 
Non c'erano beauty farm né resort, solo uno stabilimento balneare spartano dove incontrai negli spogliatoi un gruppo completamente nudo di enormi boterose ucraine che mi fissarono a lungo quando vi entrai.
Pur avendo degli inespressivi occhi acquosi, non potei fare meno di sentirmi addosso una sensazione di disagio.
La loro pelle era cadente e color latte, mentre la mia era di colore molto diverso. Suppongo che questa diversità suscitò in loro un'atmosfera di sospetto e non nascondo che forse pensarono di avere al cospetto una palestinese infiltrata lì chissà come.

Avevo passato la mattinata lavorativa visitando un Moshav (da non confondere con il Kibbutz)
e adesso, uscita dagli spogliatoi del centro termale di Ein Gedi, mi stavo avvicinando a quel mare senza onde, camminando su una passerella di legno e fermandomi di fronte ad una carriola da muratore, (ho detto che era spartano...), che conteneva i fanghi neri da spalmarsi addosso. 





A 45°C non ci volle molto perché si seccassero sulla mia pelle, mentre leggevo le “istruzioni per entrare in acqua” e ammiravo le piccole sculture di cristalli salini che emergevano dall'acqua.

L'esperienza di immergersi e sentire che una mano invisibile ti solleva delicatamente il bacino fino a farti galleggiare è stata strana, ma per chi, come me, ha rischiato di morire affogata per non saper nuotare, la tentazione di dare due bracciate era troppo grande.


Tentazione pagata cara, visto che il primo schizzo d'acqua che mi è arrivato negli occhi, mi ha dato un terribile fastidio, gonfiandomeli come quelli di una rana. 
Ma volete mettere la soddisfazione?

Se dovessi ritornare nel Mar Morto soggiornerei nel Kibbutz di Gaash oppure in quello di Ein Gedi.


Certo non sono più i kibbutzim creati dai pionieri degli anni '50, e anche filosofia marxista del kibbutz stesso (da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo le sue necessità) è scomparsa, né c'è più la mensa dove tutti mangiavano insieme o la stanza dei bambini, però sarebbe più facile per capire che tipo di mondo è stato.




Cos'è la stanza dei bambini?
Quando recensirò il giallo della scrittrice israeliana Batya Gur sarà chiarito.
Titolo del libro?
Omicidio nel Kibbutz.
Ovviamente.
Shalom.




2 geo-commenti:

  1. Brava!
    É così il Mare Morto. E così bello tutto intorno... La costa dell'altra parte in Jordania. Arad vicinissimo.
    baci

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  2. A proposito di mare, stamane prima mattina in spiaggia. Davanti al mare Adriatico, che non è morto, ma poco ci manca e non ha certo i colori di quel Mar Morto.
    Ah, saudade de Carrapateira, Porto Covo, Arrifana...

    RispondiElimina

 

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