DOCUMENTO VIATORIO: VENEZIA - DORSODURO

Ogni volta che andiamo a Venezia, la guardiamo con lo stesso sguardo stupito e ammirato che si indovina dietro gli occhiali da sole di Licia Maglietta, alias Rosalba in Pane e tulipani (1999) di Silvio Soldini, film che tutte le donne dovrebbero vedere almeno una volta nella vita.

Si può venire anche solo per rivedere un quadro, ritrovare un'atmosfera, anche in giorni di nebbia sicuri. 
Personalmente, ritorno volentieri nel Sestiere (una delle sei zone in cui anticamente venivano divise le città) di Dorsoduro, per ricevedere la Collezione Peggy Guggenheim, il museo più importante in Italia per l'arte europea ed americana della prima metà del XX sec., residenza e raccolta dell'ereditiera ribelle che qui visse e la cui dimora, Palazzo Venier dei Leoni, è appunto sede della Collezione stessa. http://www.guggenheim-venice.it/ 
Peggy sulla sua gondola (oggi presso Museo Navale di Venezia) sullo sfondo Palazzo Venier dei Leoni

Peggy Guggenheim, vero nome Marguerite, (1898-1979) era una donna complessa, anarchica, ribelle e passionale. Suo padre, Benjamin Guggenheim, erede di una fortuna accumulata sfruttando le miniere di rame dei nonni ebrei svizzeri, emigrati in America alla metà dell'800, muore nel famoso naufragio del 'Titanic', di ritorno dalla Francia dove si recava spesso per lavoro.
Peggy si sposa molto giovane con un pittore francese con cui darà alla luce due figli. Dotata di una buona rendita personale, decide di vivere a Parigi dove, nei salotti bohemiens, frequenta Joyce, Hemingway, Beckett e il pittore dadaista Max Ernst, che sposerà in seguito. 
Contagiata dalla passione per l'arte moderna, nel gennaio del1938, assieme a Cocteau apre la sua prima galleria a Londra, la 'Guggenheim Jeune', allestendo mostre dei migliori giovani artisti del momento, Picasso, Magritte, Miró e Brancusi ed iniziando così a raccogliere le opere che costituiranno la base della sua famosa collezione.


Peggy nella barchessa del Palazzo Venier dei Leoni
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Peggy decide di tornare in America e nell'ottobre del 1942 inaugura a New York 'Art of This Century', una galleria che giocò un ruolo importantissimo nel sostenere e lanciare artisti allora sconosciuti come Mark Rothko, De Kooning e Jackson Pollock, gli iniziatori dell'espressionismo astratto'. A guerra finita però,  torna in Europa e innamoratasi di Venezia, vi acquista nel 1948, lo storico Palazzo Venier dei Leoni, candida costruzione a un piano sul Canal Grande e circondata da un grande giardino adatto ai suoi adorati cani e alle sue sculture.

Peggy terrazzo Palazzo Venier dei Leoni in compagnia dei suoi Terrier Lasha Apsos

Apre la sua straordinaria collezione al pubblico e qui vivrà fino al 23 dicembre del 1979, giorno della sua scomparsa. 
Fedele alla città lagunare, che nel 1962 la nominerà Cittadina Onoraria di Venezia, Peggy scrive di Venezia come di quella città che ti occupa tutto lo spazio che un cuore può contenere.

“Vivere a Venezia, o semplicemente visitarla, significa innamorarsene e nel cuore non resta piu' posto per altro”.

Fino al 1979 per volontà della proprietaria una volta alla settimana la maggior parte della casa venne aperta gratuitamente al pubblico che poteva così godere della collezione completa di opere d'arte ivi raccolta. La stessa Peggy Guggenheim è sepolta in un'urna posta in un angolo del giardino privato. Alla sua morte, il palazzo divenne una fondazione.Peggy in un bar a Riva degli Schiavoni

Non è comunque la sola celebrità rimasta stregata dalla città lagunare. 
Josef Stalin (che qui era soprannominato Bepi del Giasso) vi fece il campanaro per un p' di tempo, suonando le campane del Monastero dell'Isola di San Lazzaro degli Armeni, tuttavia si racconta fosse cacciato perché le suonava secondo il  rito ortodosso.
Un Rodolfo Valentino sedicenne salvò invece dalla acque una ricca vedova inglese che lo ricompensò ospitandolo presso la sua stanza all'Hotel Excelsior di Venezia Lido per una settimana, e da lì partì la sua leggenda...



Le consiglierei di approfittare della presenza della nuova cuoca. Il fegato alla veneziana è un'autentica delizia.” (dal film Pane e tulipani)
Se la Spagna è famosa per le tapas, Venezia non è da meno.
Il Sestiere  è pieno di bacari (le osterie veneziane) dove gustare i famosi cicheti. ovvero stuzzichini di polpettine di carne, moscardini con polenta o baccalà mantecato, accompagnati con l'ombra de vin, il binachetto per i veneziani.
Per non parlare dei negozi artigiani di bijoux e delle maschere come quelle da MONDONOVO - 3063 rio terà Canal, create da Guerino Lovato ed impiegate nel film di Kubrick, Eyes wide shut.
Di sicuro in questa bottega si troverà anche la bauta, maschera di cui ho parlato nel Post su Juan Manuel de Prada.

8 geo-commenti:

  1. Signora mia, questo post è M E R A V I G L I O S O!!! Aspetto trepidante il seguito.
    Il nostro comune amico tira fuori nuove sorprese ogni giorno. Ti racconterò. ^_^

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  2. Grazie Lovi per frase 1. Quanto a frase 2, non leggo ancora l'Horror, ma temo che dovrò abituarmici. OSTREGA!

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  3. Davvero complimenti per il post!

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  4. Grazie Walter per aver visitato il mio piccolo blog e per i complimenti. Spero di rileggerti anche prossimamente. A presto.

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  5. Seguirò senz'altro il tuo interessante blog.
    Se ti piace Venezia puoi seguire il mio blog dedicato:
    http://laltravenezia.blogspot.com/
    A presto
    ciao

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  6. Lo farò di sicuro Walter, in effetti avevo già dato un'occhiata e presto ti invierò un commento ad un post che ho letto sul blog.
    Ciao

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  7. Bella lettura davvero, ancora una volta. Ho visto Pane e tulipani più di una volta, è uno dei miei film preferiti I motivi puoi intuirli...
    Non sapevo di Stalin! Mi chiedo che ci facesse a Venezia!

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  8. Credo che Pane e tulipani piaccia a tutte le donne (e se a qualcuna non piace, beh, allora c'è di che preoccuparsi...) In ogni caso, può piacere anche a uomini. A mio modesto parere, tratta del riscatto della persona, che passa ad indirizzare le sue energie non più sugli obblighi imposti ma in direzione di ciò che le piace.
    Favola moderna di una Cenerentola che non sposa il Principe Azzurro, ma sposa "il vivere azzurro" della propria vita.
    Bye&besos

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