Avremo mai un duplicato di quest'uomo?

Apprendo con infinita tristezza della morte di una grande figura, Nobel della letteratura nel 1998.
I suoi occhi incredibilmente acuti e vivaci mi guardano dalla pagina web del quotidiano portoghese Publico.



Ieri è morto José Saramago
(Azinhaga, 16 novembre 1922 – Tías, 18 giugno 2010)

E io non posso fare a meno di pensare che devo anche a lui il mio amore per un paese che sta in fondo all'Europa e di fronte all'Atlantico.
Il suo Viaggio in Portogallo è stato mio documento viatorio per i molti viaggi chatwiniani, fatti nel suo paese natale.
Chatwiniani nella misura in cui questo  libro mi prendeva per mano per accompagnarmi nella visita dei luoghi fuori della rotte turistiche consuete o, come ha scritto Claudio Magris, nella prefazione al libro, "perchè anche viaggiare, come scrivere e come vivere , è anzitutto tralasciare".


Autore José Saramago
Titolo: Viaggio in Portogallo (2005)
Titolo Originale: Viagem a Portugal (1990)
Traduzione: R. Desti
Editore: Einaudi
Pag.: 524









Santuário de Nossa Senhora do Cabo Espichel (1757)

Grazie a quel romanzo, ho scoperto uno dei luoghi forse più suggestivi, struggenti ed emozionanti di quel paese, di cui l'autore scriveva così:




"Confessa il viaggiatore che il Santuario di Nossa Senhora do Cabo gli parla intensamente al cuore.


I due lunghi corpi degli alloggi, le arcate semplici, tutta questa semplicità rustica, rurale, lo toccano  più profondamente dei grandi apparati di peregrinazioni esistenti nel paese. 
Oggi ci viene poca gente.
O la Madonna del Capo non è più miracolosa, o le preferenze dei pellegrini sono state deviate verso luoghi più redditizi.
Così passano le glorie del mondo, o, per usare il latino che ha sempre ben altro peso, sic transit gloria mundi.




Nel Settecento ci veniva un mare di pellegrini, oggi è quello che si vede, il piazzale deserto, nessuno sotto l'ombra di questi archi.
Eppure solo per la bellezza dell'insieme, vale la pena di venirci in pellegrinaggio".

Ermida da Memória sulla roccia di Cabo Espichel è un tempio di origine medioevale, di pianta quadrangolare e pareti poco elevate. Costruito in questa posizione, nel luogo preciso in cui secondo tradizione, è stata scoperta l'immagine della Vergine. Coronato da una cupola a forma di bulbo, termina con un pinnacolo anticamente sovrastato da una sfera, andata perduta. La vista sull'oceano dal Miradouro che la affianca è spettacolare. All'interno, un rivestimento di azulejos del '700,la scoperta dell'immagine della nostra Signora del Capo. 



Non c'era nessuno, tranne me, la mia auto e una coppia (discreta) di francesi. 
Solo il silenzio, il rumore silenzioso del vento, e un cigolio che ancora mi ritorna all'udito.

Ricordo di aver seguito i miei passi per arrivare a percepire più da vicino quel cigolio di ferro. Proveniva proprio da quella finestra, la prima che vedete nella mia foto qui a destra. (2006)


Ricordo di aver alzato gli occhi. 


Allora ho visto quel lembo stracciato di vecchia tendina di un pizzo ormai ingiallito dal tempo. Oscillava fuori da quella piccola finestra, aperta da chissà quanto, forse dall'ultima volta in cui un pellegrino ospite nella hospedaria (o come si chiamavano allora Casas dos círios) si era affacciato.


Si  muoveva sfidando il vento, padrone imperioso fra questi archi e burattinaio della polvere del piazzale deserto.


Di quell'immagine di piccola cosa, che la mia sbadataggine non ha immortalato,  mi ricorderò sempre e ne sono grata a Saramago, per avermi suggerito quel luogo nel suo libro.


Non so dove, ho letto che ora stanno restaurando quegli umili alloggi per farne un hotel.
Malgrado sia sempre affascinata dalle architetture e dai nuovi rinascimenti di luoghi e edifici, non sono molto entuasiasta di questa notizia.






Questo non è solo luogo della memoria, ma luogo del silenzio, della natura, dello spirito puro e non andrebbe profanato. 
Rispettato e tutelato sì, ma non profanato.

Saramago al Padiglione portoghese a Madrid, 
in occasione celebrazione di Porto 2001 Capitale Europea della Cultura
Source: Manuel de Almeida/LUSA


Chissà se, adesso, il nostro scrittore riesce a vedere quale destinazione futura avrà questo luogo mistico.

Intanto, per onorarlo, riprenderò dalla mia biblioteca la sua opera L'uomo duplicato (O Homem duplicado), che comprai perché recensito come un giallo.
   

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