DA PAUL MANN A BOLLYWOOD PASSANDO PER INDIAN DREAM


 Mollaji era sempre più confuso. Come chiunque altro a Bombay, sapeva qualcosa del cinema. Pur non potendo permettersi di andare in una delle grandi sale del centro, talvolta gli capitava di vedere film proiettati all'aperto, su un lenzuolo appeso contro un muro. Vedeva i manifesti. Vedeva le riviste di cinema vendut agli angoli delle strade. Sapeva che le star del cinema venivano pagate somme favolose e vivevano come dei.”

Ma, come gran parte dei poveri di Bombay, Mollaji non aveva mai pensato di vedere Film City. Per l ui quel luogo esisteva solo come remoto miraggio. Una sorta di terra fantastica che però esisteva veramente. Non sapeva che cosa si era aspettato di vedere. Forse una città fatta di bei palazzi. La scintillante cittadella di un ragià. Il santuario di un mogul del cinema. Ma non questo, non una cosa...così squallida e banale. Mollaji rimase a bocca aperta, con gli occhi sbarrati. Film City sembrava come una qualsiasi altra fabbrica...salvo per il giardino ben curato.” (Pg 27 La Stagione dei Monsoni)

Prendendo spunto dalle righe tratte dal romanzo di Paul Mann, iniziamo ad avere un'idea di quello che è e non è Bollywood e di cosa ruota attorno ad esso.



 Con 3 milioni di addetti, 800/1000 film all'anno ovvero il doppio di Hollywood, Bollywood è sovrapposizione delle parole Bombay e Hollywood, anche se oggi il nome della città è Mumbai. 
Coniato agli inizi degli anni '90 da un giornalista della BBC, diventato di moda anche senza un vero e proprio luogo di riferimento, perché gli studios sono sparsi in molti quartieri della grande Mumbai.
Laboratori post-produzione si trovano a Bandra, a Nord della parte più vecchia della città. 


Bollywood posters on Mumbai Road (Source: G Deichmann) 

 
Qui in lussuosi condomini in riva al mare, fra locali e boutique, abitano le star del cinema più in voga del momento come Hrithik Roshan, Kareena Kapoor (21-09-1980) e Aamir Khan(14-03-1965).
Altri quartieri legati al cinema: Juhu, ancora più a Nord, con la Juhu Beach o Powai.

Karena Kapoor per Bazaar
      
Film City sorge invece nel distretto di Gurgaon, ma non ci si deve aspettare una sorta di Hollywood o Cinecittà, quello che descrive Paul Mann è ancora attuale.

Le cifre impressionanti ne fanno la più grande industria cinematografica del mondo, anche se Bollywood non è tutto il cinema indiano. Il fatto di esprimersi in lingua hindi ne fa un plus, essendo lingua quasi universale nella galassia dei vari idiomi presenti nei diversi stati indiani. Altri filoni sono quello più sofisticato del Bengala, quello di Chennai, del Kerala o quello di Kolkata in lingua bengalese. 

La formula narrativa nazional-popolare segue canoni ben precisi: valori tradizionali, protezione delle persone anziane, importanza della famiglia, sogno romantico spesso con un triangolo amoroso opposto alla tradizione dei matrimoni combinati, scandito con almeno sei numeri di musiche e danze a sottolineare passaggi emotivi e sentimentali, con enorme profusione di ricchezza di abbigliamento cambiato dai danzatori ad ogni inquadratura, in un tripudio di colori. (Irene Bignardi nel 2005 la descriveva come “la tempesta di colori che conquista il cinema”.)

Il tutto per una durata generalmente attorno ai 150 minuti.


Dunque un genere che ne mescola diversi. Azione, commedia, dramma, romanticismo e melodramma. Prendendo a prestito la miscela di spezie della cucina indiana viene anche definito in senso denigratorio Masala film, una trama mancante di logica ma filmata in pittoresche locations. Non ultimo, poiché per gli indiani i luoghi esotici sono ad esempio i paesaggi del Kashmir, ma essendo zone a rischio, i produttori non esitano a trasferirsi a girare scene alpestri in Svizzera o Austria. 

E non solo, ci sono anche film come “Housefull” fresco d'uscita (30 aprile 2010) nei cineplex (multisale) indiani che sono girati in altri luoghi, nel nostro Gargano ad esempio. Perché altra cosa che avviene oggi è il merchandising legato a Bollywood, il Brand Bollywood, che va dall'abbigliamento ai gadgets al cibo fino a luoghi turistici.

Una formula che negli ultimi decenni si è arricchita di nuovi canoni in funzione del cambiamento economico sociale del paese, rivolgendosi ora alle classi medio-alte, ai giovani, sfoggiando il nuovo status pur non rinnegando i temi familiari e andando incontro ai gusti degli indiani delle comunità residenti in Europa, Arabia, USA, per conquistare il diaspora market, mercato di 70 milioni di fans in tutto il mondo.
Si può ben capire dunque perché dei registi indiani partecipanti ai festival internazionali e dunque conosciuti da noi Europei, i loro connazionali non conoscano molto oppure, se noti, ne abbiano a volte giudizi negativi. La loro produzione è considerata “cinema d'arte”, criticata perché raffigura solo poveri ed emarginati, considerato in patria il vecchio stereotipo di una nazione che non è più così.

Mira Nair (15-10-1957) che col suo primo lungometraggio neo-realistico (quindi assolutamente non bollywoodiano) Salaam Bombay! (1988) vinse la camera d'oro, il premio del pubblico al Festival di Cannes del 1988 e una nomination agli Oscar, può essere citata ad esempio di questa transizione.

Il successivo Monsoon Wedding (vincitore del Leone d'Oro a Venezia nel 2001) può essere definito il compromesso del mantenere quei canoni classici bollywoodiani e del rinnovare per essere più vicino ai gusti internazionali, come tale viene definito un “middle-way cinema”. 

Se, per certi aspetti, anche il pluripremiato Slumdog Millionaire si possa definire un middle-way cinema, per la presenza non solo di canzoni e balli ma anche del neo-realismo che inserisce il dito nella piaga della povertà con le sue scene girate negli slums di Mumbai non è mio compito dirlo, ma è certo che, a 10 anni di distanza dal film di Mira Nair, il regista Danny Boyle ci ha mostrato cosa è cambiato e cosa no. 

In tutti i casi, dire che l'American Dream si è trasferito in India è, a mio avviso, un pò tirato.
Del 2001 altro esempio è Chori Chori Chupke Chupke (2001) con a prestito molte scene dal Pretty Woman americano. Ma lo è in quanto esempio sintomatico del funzionamento dei finanziamenti di produzione. Venne infatti sequestrato dal CBI (Central Bureau of Investigation) per essere stato finanziato dalla Mumbai underworld (Mafia di Mumbai).


Stessa mafia che aveva minacciato un attore del calibro di Aamir Khan (14-03-1965). 
Considerato l'antipatico Mr. Perfectionist, regista, sceneggiatore,  la superstar dallo stile di vita non convenzionale, dalle coraggiose scelte personali e professionali, con approccio anticonformista allo star-system e con un'immensa folla di fan, decise di sparire dalla scena cinematografica per un certo periodo a causa di quelle minacce. 

La mafia ha avuto un ruolo importante come finanziatrice dei film, ottimo strumento per riciclaggio di danaro sporco, soprattutto fino al 2001, quando Bollywood ebbe finalmente dal governo lo status di industria e come tale i produttori poterono iniziare ad avere crediti bancari, sgravi fiscali e riduzioni sulle tasse all'esportazione.

Dal 2001 dunque l'industria Bollywood è fiorente.
Musica e danza sempre presente nei film danno lavoro ad un mercato parallelo. La prima ai cantanti in playback, oltre che avere ritorni immediati grazie all'immissione sul mercato delle canzoni come traino all'uscita dei film. 
Per la danza vi è invece l'impiego, oltre che delle attrici, delle “item girls”.
Poiché la cinematografia vieta la sessualità esplicita, musica e danza sono veicolo per sottolineare il lato erotico di certe scene, le cosiddette item numbers. Altre volte si tratta di pure e semplici parentesi danzati, completamente scollegate alla trama. In tutti i casi, da quando negli anni '90 appaiono queste scene, appaiono anche le item girls, ragazze non adatte a recitare ma molto attraenti e che quindi appaiono solo come danzatrici.

Altro fattore importante: maggior cura nello script, sceneggiatura per attrarre gradimento del pubblico straniero.

Due casi per tutti:
 Lagaan, Once upon a time in India (2001) Storia di cricket e vita coloniale, pensato per i circuiti extra-indiani, applaudito nel 2001 al Festival di Locarno, nomination oscar come miglior film straniero. Kolossal indiano dalla durata di quasi 4 ore, il cui sottotitolo italiano richiama C'era una volta in America di Sergio Leone, due delle quali dedicate alla sola partita di cricket, sport nazionale indiano.
Ambientato nell'India del 1893 devastata dalle siccità e sotto il dominio coloniale inglese che obbliga il popolo a pagare il lagaan (balzello sul raccolto). Per inciso, il dominio inglese è durato 190 anni, dal 1757 al1947, anno in cui grazie a Gandhi otterrà l'indipendenza. La trama vede i contadini di un villaggio sfidare a cricket gli inglesi, che non prevedono che una dama riuscirà ad insegnare agli indiani i segreti del gioco in poco tempo. Come nel film Fuga per la vittoria, anche qui c'è una posta in palio: se gli indigeni vincono per tre anni non saranno costretti a pagare il lagaan, in caso contrario dovranno pagarlo triplo.

Devdas (2002) tratto dal romanzo classico del bengalese Sarat Chandra Chattopadhyay e presentato fuori concorso a Cannes nel 2003 ha come protagonista una delle attrici di Bollywood note anche in Europa (attuale testimonial di una nota marca di orologi svizzeri), la Miss Mondo 1994, Aishwarya Rai (01-11-1973).

Quando Shobhaa Dé, scrittrice indiana ospite nel recente Salone del libro a Torino, ha definito Bollywood, "la seconda religione del paese", afferma, fra le righe, l'importanza di Bollywood come veicolo di tolleranza fra le religioni, concezione del rispetto già radicata nella cultura indiana. Riprova di ciò il fatto che molti degli attori più popolari come Aamir Khan, (produttore di Lagaan, lo stesso minacciato dalla mafia) pur essendo rampollo di una famiglia musulmana Boollywoodiana è sposato nella realtà, come altri suoi colleghi, con persone di altre religioni.
Di stessa origine musulmana erano negli anni '50 e '60 le grandi dive, eleganti bellissime e moderne, come Meena Kumari (1-08-1932/31-03-1972) e Waheeda Rehman (14-05-1936).
Le dinastie reali di Bollywood sono molte, spesso si sentono cognomi ricorrenti e per districarsi sul chi-è-chi non stupisce ci sia un vero e proprio albero genealogico.

Anil Kapoor, (24-12-1959) attore versatile, leggero, ironico, della famiglia dei Kapoor, attori, produttori e registi originaria del Punjab che riveste il ruolo del conduttore del quiz nel pluripremiato Slumdog Millionaire.

Una delle maggiori personalità del cinema indiano fu il suo predecessore Raj Kapoor (14-12-1924/2-06-1988), che fondò negli anni '50 e '60 un proprio studio cinematografico (R.K.Studios).


Della famiglia dei Chopra proviene un'attrice che è in rapida ascesa, Priyanka Chopra, (18-07-1982) Miss India e Miss Mondo 2000. 
Mentre un'altra Miss Mondo (1994), la popolare Aishwarya Ray ha sposato un rappresentante della famiglia più potente nel cinema in India Abishek Bachchan, figlio di Amitabh Bachchan (11-10-1942) considerato secondo la BBC, eroe del pubblico in India e nelle sue comunità sparse per il mondo. Una vera e propria leggenda vivente a cui hanno costruito addirittura un tempio in suo onore dopo che era stato in fin di vita per aver girato una scena pericolosa, rifiutando la controfigura. 

 Bachchan family all'uscita della cabina elettorale a Mumbai alle ultime elezioni. Le dita, segnate da un inchiostro blu indelebile, certificano la partecipazione al voto con inchiostro blu indelebile, di aver votato. Source: Indian Express 
Lo stesso Amitabh spiega così le ragioni del successo del cinema di Bollywood: 
”Garantisce una giustizia politica in 3 ore, qualcosa che nessuno di noi può conquistare in una vita, o in molte vite”. 

Forse farebbe successo anche da noi, in Italia, Bollywood...  

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