PASO DOBLE: Élmer Mendoza - Francisco José Viegas



Curiosamente, il romanzo O Mar em Casablanca, di Francisco José Viegas, letto prima di iniziare Proiettili d'argento di Élmer Mendoza, riportava come terza epigrafe proprio una frase dello scrittore messicano.
Curiosamente, mentre cercavo un trailer che spiegasse la trama di Proiettili d'argento, mi sono imbattuta in questo, proposto dallo scrittore portoghese.
Coincidenza: entrambi gli autori sono editi in Italia dalla stessa casa editrice.

Per Nela.
El vuelo de esta doble amistad. 
Bologna en majo de 2010
Dedica che può sembrare sibillina, ma si spiega col fatto che, impossibilitata ad assistere alla presentazione del libro, è stata la mia cara amica C. che si è fatta carico di chiedere l'autografo in mia assenza.

Paso doble? Sì, curiosamente, molte situazioni parallele!


Autore: Élmer Mendoza



Titolo: Proiettili d'argento (ed. or.: Balas de plata, 2008)
Editore: laNuovafrontiera
Pag: 271
Traduzione: P. Cacucci

Dopo il Ramos del portoghese Viegas, ci troviamo per la prima volta in Messico, con Edgar Mendieta detto il Zurdo (mancino), della polizia ministeriale dello stato, alle prese con una serie di omicidi che hanno come matrice comune il fatto che le vittime sono uccise con proiettili d'argento. 
Di circa 10 anni più giovane dell'ispettore portoghese, Mendieta ha la sua stessa ironia, a volte più feroce e, come il collega, anche a lui non mancano zone d'ombra della vita. In particolare un trauma dell'infanzia che lo ha fortemente segnato.

Non sono mai stata in Messico. Così mi ero cullata in un'immagine folkloristica del paese, fatta di sombreros, spiagge, mariachi-machisti e Frida Kahlo. 

Un paese che quest'anno compie i 200 anni d'indipendenza dalla Spagna, che 100 anni dopo si affranca dalla dittatura di Diaz. 
Che, nel sociale, assomiglla più uno stato del Nord Europa che dell'America Latina, per aver legalizzato da quest'anno le nozze dei gay nel Distrito Federal, per concedere il divorcio expreso (di nuovo single dopo un mese) e permettere ai malati terminali di rifiutare le cure. 
Paese di contrasti. Paco Ignacio Taibo II definisce Città del Messico "complessa, barocca, follemente barocca, popolare, popolosa, appassionante".  
Mentre l'idea del paese che si trae da questo poliziesco è completamente diversa. Hummer dai vetri scuri, guerra di narcos, bande di teppistelli, omicidi fra bande con vere e proprie esecuzioni e mutilazioni. 
So per certo che le capitali non  sono la vera immagine di un paese, ma devo confessare che, in questo giallo, le locations sembravano più ricordare situazioni di tipo colombiane.

La Colombia sta al cartello di Medellin, come il Messico sta a quello di Sinaloa. Mendoza è stato battezzato escritor del narco.  Non si scompone al riguardo. Come spiega lui stesso: ne ha sempre sentito parlare, cose buone e cattive, i miti, i sogni dei giovani e le preoccupazioni dei vecchi. E'  preso da questa tematica, che quasi lo coinvolge in modo naturale.



Élmer Mendoza (Culiacán, Messico, 1949) oltre ad essere drammaturgo,  autore di cinque raccolte di racconti e di due reportage letterari, è professore all'Università Autonoma di Sinaloa. Con il suo primo romanzo, Un asesino solitario (1999), non solo si è guadagnato l'appellativo dato da Federico Campbell di primo scrittore che ricostruisce con efficacia l’effetto della cultura del narcotraffico sul Messico" ma è stato anche riconosciuto autore di acuta e vivace esplorazione linguistica dei bassifondi messicani, convertiti in rigorosa materia letteraria. 
Il successivo  El amante de Janis Joplin, vince il XVII premio Nacional de Literatura, e Efecto Tequila è finalista del premio Dashiell Hammett. 
E' del 2006 il suo quarto romanzo, Cóbraselo caro.
Proiettili d’argento, vincitore della terza edizione del Premio Tusquets, è il suo primo libro tradotto in italiano.

A che ora lo ha trovato?
Verso le otto e venti.
Viveva da solo?
Sì, signore.
Gli facevate visita spesso?
Non tanto, rispose Figueroa, ci si vedeva in sede, che si trova in calle Riva Palacio.
Noi due lo abbiamo visto la settimana scorsa, abbiamo preso un tè al Verdi e scambiato due chiacchiere.
Su cosa?
Sui suoi progetti, e la sorpresa di essere stato nominato professionista dell'anno, voleva tornare nel Consiglio di sicurezza per combattere la violenza.
Sul serio? Il detective sorrise. Lavorava?
Alla Previdenza sociale, era consigliere giuridico.
L'auto nel garage è sua?
Fecero segno di sì.
Avete idea di chi possa averlo ucciso?
Fecero segno di no.

Si è molto parlato del linguaggio secco, veloce, della mancanza nel passaggio dal discorso indiretto a quello diretto delle fatidiche virgolette,  per rendere i dialoghi serrati.
A chi ha già avuto occasione di leggere un'altra autrice sudamericana, la brasiliana Patricia Melo, questo stile sarà già noto. 
In caso contrario, la propensione maniacale ad imprimere un'incalzante accelerazione attraverso questo linguaggio così diretto, porterà a volte a ritornare indietro per ristabilire l'ordine delle sequenze dei dialoghi. 

E tuttavia questo minimalismo letterario è frutto di un lavoro puntiglioso. Mendoza stesso insegna e forma scrittori e, in una recente intervista, ha dichiarato che per questa sua ultima fatica ha impiegato 9 anni, lavorando esporadicamente, e altri 3 intensamente. 
Mai, come stavolta, la parola fatica è azzeccata, anche se ad onor del vero, l'incalzare degli eventi delle pagine finali, per il lettore, non sono affatto faticose. Al contrario, si aspirano.

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