ISTANBUL: HOTEL BOSFORO O LONELY PLANET?

Autore: Esmahan Aykol







Titolo: Hotel Bosforo 
(titolo originale: Hotel Bosporus)
Traduttore: E. Cervini
Editore: Sellerio
Anno: 2010 
Pagine: 276


Riprendo il post del 29 Aprile scorso per parlare del romanzo della scrittrice turca Aykol, con cui l'editore siciliano Sellerio rilancia la carta del giallo made in Turchia , dopo l’esperienza con Mehmet Murat Somer, che evidentemente non

ha convinto, visto che l'uscita italiana del secondo romanzo di MMS avverrà con un altro editore (Bompiani?).

In Hotel Bosforo e nella sua protagonista, la single Kati Hirschel, c'è molto della stessa autrice. Kati è, come lei stessa si autodefinisce, una tedesca anomala.  Nata ad Istanbul, da padre ebreo, docente di giurisprudenza, scappato in Turchia durante il nazismo, Kati vi risiede fino all'età di 7 anni, per poi ritornare a Berlino, dove il padre a guerra finita lavora in un'università, e rimanervi fino al termine degli studi.
Quando ritorna a  Istanbul per turismo, decide di restarvi e di aprire una libreria specializzata in soli libri gialli nella parte antica di Istanbul, a Kuledibi, storico quartiere del tempo dei genovesi.
L'arrivo in Turchia di Petra, una sua amica tedesca divenuta attrice e qui rimasta coinvolta nell'omicidio del regista della troupe all'Hotel Bosforo, la induce ad indagare sul crimine, nel tentativo di aiutare l'amica e, al tempo stesso, di buttarsi con entusiasmo in questa nuova attività.
Nel corso dell'indagine, Kati incontra o si imbatte in poliziotti, miliardari, boss, giornalisti ed artisti ed anche se l'età della nostra protagonista, quarantenne, è lontana da quella di una sua più anziana collega, qualche volta la sua caparbia curiosità ricorda la Jessica Fletcher degli episodi televisivi.
Onestamente il plot  è un po' debole. Nel procedere della lettura pare di scorgere l'entrata di personaggi  forse coinvolti in modo attivo ma che, in realtà,  si rivelano comparse, o addirittura si perdono nelle pagine, come il commissario Batuhan.
Due gli aspetti che aiutano all'avanzamento del romanzo.
La prima è la descrizione delle abitudini e dei pregiudizi turco-tedeschi.
Così veniamo ad apprendere che i turchi considerano i tedeschi "un popolo di baccalà puntuali e diligenti" e che "rimangono sbalorditi di fronte a un tedesco che ride di gusto",  oltre a sottolineare la loro proverbiale parsimoniosità con il detto pagare alla tedesca, quando ognuno paga per se'.


Dalla parte opposta, gli appellativi tedeschi ai turchi, come Gastarbeiter, ovvero lavoratori ospiti, quasi a designare il loro passaggio temporaneo, quando iniziarono ad arrivare in Germania negli anni '60, salvo poi insediarvisi stabilmente e divenire la comunità straniera più numerosa con 2,7 milioni di abitanti.
(Per inciso, l'uso del termine venne a rimpiazzare quello del Fremdarbeiter, lavoratore straniero, macchiato dall'uso del termine durante il Terzo Reich, quando designava i milioni di stranieri deportati in Germania ai lavori forzati).


Un altro appellativo comunemente usato dai tedeschi, soprattutto Berlinesi, nei confronti delle donne era pinguini, per l'abbigliamento di pessimo gusto e  l'onnipresente fazzoletto in testa le immigrate turche di prima generazione, che risiedevano nel quartiere di Kreuzberg, la piccola Istanbul.
Istanbul, quella vera, grande e caotica è invece il secondo aspetto che viene in aiuto al romanzo.
Una presenza forte, che serve a mimetizzare l'altro mancante, e di cui ci vengono suggeriti scorci, locali, quartieri, piatti tradizionali, arrivando fino a dare suggerimenti su come trattare coi tassisti, cosa che comunque serve sempre.
  
Per quella solidarietà tutta femminile che ci ha dato grandi personaggi come ad esempio la Petra Delicado, mi sento di dare un voto di incoraggiamento alla Aykol. 


Sicuramente qualcosa in più rispetto al connazionale Somer, ma un qualcosa che è ancora in “potenza” e, scomodando Aristotele, le auguriamo passi a divenire ”atto” nel suo secondo romanzo.

Intanto, per capire tutta la magia di Istanbul, si possono vedere i film che vi sono stati girati: 

Agente 007. dalla Russia con amore (1963) con Sean Connery; 
Topkapi, di Jules Dassìn con Melina Mercouri e Peter Ustinov (1964), tratto da un romanzo di Eric Ambler, l'autore de La maschera di Dimitros; 
Fuga di mezzanotte di Alan Parker (1978) con Brad Davis; 
Il Bagno turco Hamam di Ferzan Ozpetek (1997) con Alessandro Gassman.








 Io suggerisco: Utocco di zenzero(Politiki kouzina) di Tassos Boulmetis (2003)

Protagonisti: Georges Corraface, Tassos Bandis, Basak Köklükaya, Ieroklis Michaelidis, Renia Louizidou, Stelios Mainas, Tamer Karadagli, Markos Osse. 






Film in cui alcune scene  ricordano stralci di C'era una volta in America di Sergio Leone o atmosfere oniriche prettamente Fellliniane, e che racconta comunque una parte di quella storia della Turchia e dei suoi rapporti con la Grecia, ripercorsa anche da un altro grande scrittore di gialli, Petros Markaris nel suo romanzo La Balia.





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