MEMO: ANNIVERSARIO - GIORGIO SCERBANENCO scrivere di getto è un'arte

anniversario [an-ni-ver-sà-rio] s.m. (pl. -ri)

• Ricorrenza annuale di un avvenimento degno di memoria


GIORGIO SCERBANENCO
(VLADIMIR GIORGIO ŠERBANENCO)
(Kiev, 28-07-1911
Milano, 27-10-1969)

Di padre ucraino e madre italiana, lo scrittore e giornalista è stato uno dei migliori autori italiani del genere poliziesco. ,

Trasferitosi in Italia ancora bambino, dovette presto abbandonare gli studi per
motivi finanziari, adattandosi a fare i lavori più disparati, come magazziniere e fattorino. Successivamente collaborò con periodici femminili, prima come correttore di bozze, poi come autore di romanzi rosa, fino a giungere ad incarichi direttivi per alcuni settimanali come "Annabella", su cui tenne la famosa rubrica di posta del cuore, la posta di Adrian.
 
La fama arrivò con la serie con protagonista Duca Lamberti, alto e magro trentacinquenne dal viso angoloso e i capelli rasati, giovane medico radiato dall'Ordine e condannato a tre anni di carcere per aver praticato l'eutanasia su una donna in agonia. Una volta scontata la pena, Lamberti diventa un investigatore privato che collabora con la questura di via Fatebenefratellli a Milano ed in particolare con il commissario di origini sarde, Càrrua, che l'aiuta a reinserirsi una volta scarcerato.

Romanzi della serie Duca Lamberti
- Venere privata (1966) Editore Garzanti 
- Traditori tutti (1966) Editore Garzanti, vincitore Grand Prix de la Littérature Policière, 1968 
- I ragazzi del massacro (1968) Editore Garzanti
- I milanesi ammazzano al sabato (1969) Editore Garzanti

Dal primo fu tratto il film Il caso "Venere privata" (Titolo originale: Cran d'arrêt) nel 1970, regia di Yves Boisset;








dal terzo, il film dal titolo omonimo di Fernando di Leo, nel 1969







e dall'ultimo La morte risale a ieri sera, regia di Duccio Tessari, del 1970.


Si è guadagnato l'appellativo di maestro e padre del genere noir, per il grandissimo senso di narrazione e la grande inventiva.  Qualche testimonianza, al riguardo.
 
A proposito del mestiere di narratore, Scerbanenco diceva: "Ho scritto dappertutto, e nelle condizioni meno confortevoli. Non mi occorre ne' solitudine, ne' silenzio, ne' scrivanie speciali. L'unica cosa di cui ho bisogno è la macchina per scrivere - una qualsiasi, anche la più scassata - perché voglio vedere subito chiaro e ben allineto quello che scrivo".

Corrado Augias (Repubblica agosto 1990): "Lavorava alla macchina da scrivere con un ritmo da operaio alla catena di montaggio, quattro cartelle all'ora...".

Gianni Canova: "Scerbanenco è uno scrittore frenetico e degenerato, buliimco e irrefrenabile. Scrive di getto, a flusso continuo. Tot righe all'ora, tot pagine al giorno. Avanti tutta , senza un attimo di tregua. Senza ripensamenti, senza corrrezioni, senza "limature"".

Nunzia Monanni (la sua ultima compagna): " I suoi testi escono dalla macchina da scrivere già pronti per la stampa, senza una correzione. Ha già tutto in mente prima di iniziare a scrivere, non prende mai appunti, non corregge mai niente, non si ripete mai.".      
A lui è intitolato il Premio Scerbanenco, consegnato ogni anno ai primi di Dicembre in occasione del Noir In Festival di Courmayeur al miglior romanzo giallo/noir italiano, pubblicato nel corso dell'anno precedente e che rappresenta il riconoscimento di maggior rilievo nazionale nell'ambito di questo genere letterario. Fra i vincitori, Olivieri (1993), Lucarelli (1996), Guccini e Macchiavelli (2007).


 

5 geo-commenti:

  1. Scerbanenko me lo riccordo! l'ho comprato una volta à Milano credo. Era una storia tremenda! Non so più come si chiamava....
    Come va?
    Baci

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  2. Ciao MJ, che piacere risentirti e soprattutto vedo che conosci Scerbanenco. Spero solo che la storia fosse tremenda nel senso di terribile e non in quello di essere un brutto romanzo. Di solito Scerbanenco può essere "crudo" ma non brutto. D'altra parte, purtroppo, si tratta di una "fiction" che si avvicina spesso alla cruda realtà che troviamo sui quotidiani.

    Ho finito Rendell, e spero di recensirlo sul blog presto.
    Bye&besos

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  3. Crudo! Brutto mai. mi è sembrato una brava personna! Una storia abbastanza dura senzaltro.
    Ma...sei di Roma? Firenze? Non ho indovinato, mi dispiace... Che detective sono????
    Baci
    beijos

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  4. Ho appena terminato il mio scendo Scerbanenco, La sabbia non ricorda (tanto per restare in tema d’estate). Del primo (Traditori di tutti) ricordavo l’efferatezza di alcune scene e il fatto che non riuscissi a staccarmi dal libro.
    In “La sabbia non ricorda” non c’è alcuna scena cruenta; non è uno di quei gialli che ti chiedono di correre a scoprire il colpevole. Ti cattura la storia, l’umanità dei personaggi, le loro fobie, la loro sensibilità… che penna!

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    1. Carissima, mi dai ottimi inviti alla lettura.
      Per grazia ...ops! Per libri ricevuti, io ho letto solo Venere privata e I milanesi ammazzano il sabato.
      Vedrò di colmare la lacuna con ...sabbie e traditori.

      Buon week end

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