DIZIONARIO VIATORIO: ISTANBUL - 1a PARTE

Per quel filo sottile e nemmeno tanto simbolico che lega Venezia a Istanbul, parlerò non di documento viatorio, come fatto a suo tempo per la città lagunare. Non sarebbe corretto esprimersi così, visto che non sono mai stata ad Istanbul (al contrario delle numerose visite a Venezia). 
Da qui il dizionario, ovvero post, in cui elenco in ordine alfabetico nozioni inerenti alla stessa.


A = Agatha Mary Clarissa Miller in Christie 
arrivò qui per la prima volta nel 1928, dopo il divorzio e dopo la famosa sparizione il 3 dicembre 1926 per 11 giorni, quando fu ritrovata sotto falso nome (quello dell'amante del marito) in un piccolo albergo a Harrogate. Di quei giorni disse di non ricordare nulla. 
Vi ritornò varie volte fino al 1932 e durante il  soggiorno all'Hotel Pera Palace, scrisse

 Assassinio sull'Orient Express, nella stanza 411, oggi piccolo museo in suo onore e in cui il 7 marzo 1979 alle ore 17.00, su istruzioni della medium americana Tamara Rand, fu rinvenuta sotto il parquet una chiave ossidata di 8 cm, del suo quaderno di ricordi, in cui avrebbe spiegato la sparizione di quegli 11 giorni.  





B= Baklav 
Da Baklava, la forma in cui vengono tagliate. Allineate geometricamente nelle vetrine delle pasticcerie, le baklava sono molto popolari. L'origine è fatta risalire a un dolce assiro (sec VII), portato in Anatolia dai romani. Apprezzate per la pasta sfoglia sottile, che si dice occorra 7 anni per farla così e che le rende lievemente croccanti anche dopo essere state intinte in uno sciroppo di zucchero aromatizzato e con molte varianti: con noci, pistacchi, mandorle. Da gustare nella mitica Güllüoğlu.  


B=BOSFORO
Comincia col ritrovamento di un cadavere ripescato nel Bosforo il film di spionaggio La Maschera di Dimitrios (1944) tratto dal romanzo di Eric Ambler.

C=Çetin İkmen ispettore brutto, sporco e (finto) cattivo,  protagonista della serie di gialli (13) ambientati nella città e scritti dall'inglese Barbara Nadel. Della città, la scrittrice dice:  
"La mia pelle è intrisa di questa città, che ho visitato per decenni, così come lo è della mia città natale, Londra. Mi avvincono i suoi segreti. 
Le cisterne della città, ad esempio.  Istanbul è una location così perfetta che sono sempre sorpresa che non vi siano ambientati un maggior numero di romanzi gialli".

C= CONIGLIO DELLA FORTUNA 
"Ciò che metto nei romanzi è l'esperienza sensitiva della Turchia, le contraddizioni, gli usi e le squisite tradizioni, i dettagli che mi hanno fatto innamorare di questo paese 30 anni fa quando venni come antropologa.  Nei romanzi mantengo ciò che è emblematico di Istanbul: pescatori notturni nel Bosforo, lamponi nelle colline sopra Ortaköy, il coniglio della fortuna". 
 Jenny White,  scrittrice del giallo storico  Il Sigillo del Sultano, con protagonista Kamil Pasha, magistrato di un tribunale laico ottomano. 

D= DIAMANTE
Famosissimo diamante del fabbricante di cucchiai, custodito nel Palazzo di Topkapi, è il quinto diamante più grande al mondo. L'origine del nome è curiosa: qualcuno trovò il gioiello in cima a un cumulo di immondizie e, pensando si trattasse di un falso, lo barattò per tre cucchiai.




H= HACI BEKIR
casa da te  fondata nel 1777, in İstiklal Caddesi 
dove trovare i dolci tipici turchi

H= HAMAMI 

uno dei bagni turchi antichi e più noti in città, Çemberlitaş Hamamı, luogo dalla storia millenaria,  con il Cagalogu Hamami è consigliato  per sperimentarne le gioie. 



 “Non ci si sente mai così puliti come dopo un bagno turco”. All’ingresso, quando si sceglie il trattamento, viene fornito il pestemal (il telo per avvolgersi), un paio di zoccoli antiscivolo e un guanto per lo scrub,  ovviamente nuovo,  personale e a pagamento. Rimanendo al cliente alla fine del bagno,  si può quindi anche comprare nei tanti negozi che vendono accessori per hamam in città, risparmiando la cifra maggiorata applicata dal bagno turco. 
Il guanto da scrub e il pestemal sono regali graditi da portare a casa come souvenir turchi.  
I= Istanbul significa “città” 
 Jean Cocteau la definì:
“la mano ingioiellata che l'Asia tende verso l'Europa”.



K= Kahve 
Un proverbio turco dice: "Una sola tazza di caffè si ricorda per quarant'anni". Nella cultura turca, il caffè viene sempre offerto all'inizio di ogni incontro. Nessuna vera conversazione può iniziare senza un caffè. 
Divenne di moda nel sec XVI, in epoca ottomana, durante il regno del Sultano Solimano il Magnifico. Fu  Özdemir Pacha, governatore della provincia dello Yemen a portarlo a Palazzo. Il primo nome che si ricorda è quello di Mehmet Efendi, la prima persona che servì nel 1871 il caffè macinato ai turchi. Il suo stabilimento, chiamato “Kuru Kahveci Mehmet Efendi Mahdumları” fu fondato 135 anni fa e il suo prodotto si esporta in 20 paesi. Il negozio è vicino al Mercato delle Spezie, Kurukahveci Mehmet Efendi Mahdumları
 Tahmis Caddesi 66, Tahtakale. 

Kahve Fincanı tazza piccola, si serve in un vassoio con un bicchier d'acqua e con i Çifte Kavrulmuş Lokum.
Se non ha la schiuma si considera cattivo. Quello buono deve avere una crema in superficie. Viene servito in tre diversi gradi di dolcezza: zuccherato con due cucchiaini per tazza, senza zucchero o con poco zucchero, nel qual caso si chiama in turco 

orta kahvecaffé medio (un cucchiaino per tazza).



L= LOKUM (Turkish delights) 


DELIZIE TURCHE, generalmente usato per denominare i dolci turchi, etimologicamente la parola significa soddisfazione della gola, verosimilmente per il loro essere molto dolci e per il fatto che si sciolgono in bocca. quadretti di gelatina di tutti i colori. C
reati nel 700 per un sultano che voleva una caramella che accompagnasse il caffè turco, facesse bella figura nelle feste di fine Ramadam e fosse tenera per i denti dei commensali e 
quando miele e melassa servivano come dolcificanti e venivano venduti in cubetti.
 Fotogenici, brillanti e di diversi colori. L'impasto tirato a mano, solo ingredienti naturali: zucchero di barbabietola, amido di mais, acqua di rose ed eventualmente l'aggiunta di pistacchi, nocciole, menta, cannella, caffé, arancia, o frutta secca. Venduti in scatole di legno o cartone, si conservano per una settimana circa. 







M= Cafe Markiz
Il Cafe in Istiklal Caddesi 360,  nel quartiere di Beyoglu, aprì un secolo fa su disegno di Alexandre Vallaury, lo stesso architetto del Pera Palace. Considerata monumento di valore artistico per i suoi interni Art Nouveau, ultimamente è divenuta un fast-food 
Yemek Kulübü,
ma i suoi interni sono per fortuna intatti.   
 
 

3 geo-commenti:

  1. Bellissimo modo di raccontare una città! E' davvero piacevole farsi guidare da te nella scoperta dei segreti di Istanbul. Trovo davvero indovinata la definizione di Cocteau, Istanbul è molto raffinata.
    Il Pera Palace ha conservato l'atmosfera dgli anni in cui vi ha soggiornato Agatha Christie. Anche le condutture dell'acqua devono essere quelle dell'epoca...
    I lokum sono favolosi!
    Strano che tu non ci sia stata, ti affascinerebbe nel giro di un nano secondo.
    Un abbraccio e... aspetto la La II parte.
    Giacinta

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  2. Adoro Istanbul, è la mia seconda città preferita al mondo...

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  3. @Giacynta In effetti non ci sono mai stata, forse perché molto vicino a dove abito ho molto di bizantino a portata di occhi, mani e...piedi. A parte tutto, ho già dato molte dritte a mie amiche, senza esserci stata, e sono tornate tutte soddisfatte! Prima o poi dovrò decidermi ad andare perlomeno per verificare se non siano state solo dei giudizi lusinghieri per non deludermi.

    @ Walter. Non mi stupisce, visto anche il tuo recente post sulle spezie (bellissimo!) Se non hai visto il film "Un tocco di zenzero" sul mio post http://gialli-e-geografie.blogspot.com/2010/07/istanbul-hotel-bosforo-o-lonely-planet.html DEVI ASSOLUTAMENTE VEDERLO!

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