DIZIONARIO VIATORIO: ISTANBUL - 3a PARTE

Nota dell'editore.
Anche in questa terza parte del dizionario, come nella precedente, i termini non sono in rigoroso ordine alfabetico.

 A = Ayran bevanda a base di yogurt, acqua e sale, dissetante.






 B = Büfe chiosco, bancarella, dove comprare sigarette, gelati, toast,  kebap o ayran, soprattutto nella parte asiatica, all'entrata del porto, difronte alla Torre di Leandro. Per consumare ci si può sedere nei gradini su tappeti kilim  e ammirare la bellissima vista sul Bosforo




 Ç = Çay Bahcesi  i caffè o case da tè all'aperto, quasi tutte con un Han, una specie di patio interno, in passato usato come riparo per i viandanti e i mercanti. Molti han furono riconvertiti in laboratori, alcuni di loro ancora conservano attività artigianali, oppure glardini del té, con tavoli distribuiti in un giardino, servono anche qualche spuntino. Qui si gioca a backgammon e si può fumare il narghilè. 


  K= Kapali Çarsi il Gran Bazar con più di 4.000 stand rappresenta lo shopping turco vecchia maniera. Qui ci si perde, si curiosa, si viene fermati ogni due metri e si contratta senza cedimenti su qualsiasi articolo, che siano incensi, gioielli o bicchieri da tè. Il segreto è non fermarsi alla prima occasione, ma confrontare articoli e prezzi.

K= Kanyon per chi invece non può fare a meno degli shopping center, nel moderno quartiere di Levent,  è di recente apertura questo futuristico mall, progettato dal gruppo di architetti turchi Tabanlioglu Giordi, questi quattro piani a spirale e torri residenziali ospitano 200 fra negozi e ristoranti.










L= Pierre LOTI Café sulla collina, luogo dove si racconta che il romanziere venisse a cercare l'ispirazione. All'ombra del pergolato con le foglie di vite, vi poteva ammirare il Corno d'Oro le barche in navigazione. 
 M= Manti  Pasta sottile, fatta a mano, ripiena di carne speziata, viene di solito accompagnata con yogurt.












N= Nacar  l’orologio nella Stazione di Sirkeci. 
Merita una visita per l’architettura e le memorie che evoca. 
Tracce originali nelle vetrate delle sue ampie finestre e nelle porte. La stazione è associata all’Orient Express che qui arrivava da Parigi dopo un viaggio di 3 094 km percorsi in 80 ore.Percorso fatto dal 1883 fino a maggio 1977.
L'orologio dava il segnale di partenza del treno. Di interesse il salone delle partenze con il suo pavimento brillante. Nel ristorante, che si chiama appunto Orient Express, appese alle pareti foto e carte dell’epoca, qui sicuramente hanno tratto spunti scrittori come Graham Green, Ian Fleming e la stessa Agatha Christie, autrice del Delitto su Orient Express.


N= Nazar boncuk (Pronuncia Nasar Bongiuc) 
i turchi sono superstiziosi... Niente di più facile quindi vedere dappertutto, persino come adesivi sui taxi, questo talismano, chiamato occhio di Allah, di vetro azzurro. Secondo tradizione, l'occhio è la finestra che si apre verso il mondo, l'occhio è considerato punto di partenza di pensieri buono o cattivi. Le pietre di colore blu hanno potere di assorbire gli sguardi negativi, ecco perché  protegge contro il malocchio. Se una perla di questo colore si rompe per caso, vuol dire che il Nazar (=sguardo) ha funzionato e ha protetto la persona dal malocchio.  
 P= Pestemal Telo usato nei bagni turchi per avvolgersi. In 100% cotone, di 180x80 cm (frangia esclusa), solitamente  con un disegno a quadri,  con frangia annodata a mano ai bordi.
Struttura e rito dell'hamam solitamente è lo stesso in tutti i bagni pubblici, Due zone separate, una per gli uomini, l'altra per le donne, Camekan è una specie di ingresso, con gli spogliatoi in cui sono distribuiti i teli e si può sorseggiare un Sogukluk, un té, si prosegue per i corridoi fino al Tepidarium, poi il Calidarium  o la sala dei vapori, Hararet, in cui si può chiedere uno scrub con il Kese (=guanto)  o un massaggio, eseguito normalmente su una tavola esagonale di marmo riscaldata dal basso, al centro della sala, Göbek tasi (=pietra ombelicale),  dopodiché si torna al Tepidarium per rilassarsi.




S= Moschea di Sakirin, la prima disegnata da un architetto donna, Zeynep Fadillioğlu, inaugurata l'8 maggio 2009 e situata nella parte asiatica della città.  Gli interni sono una miscela di metallo e vetri, di disegni tradizionali e forme d'avanguardia. L'entrata è dominata da una sfera metallica creata dal designer inglese William Pye, mentre il centro della moschea è occupato da un gigantesco lampadario di vetro prodotto in Cina: gocce di vetro che, come le parole di Allah, scivolano sui fedeli. 

Zeynep si autodefinisce musulmana nell'identità e saltuariamente si reca in una moschea per raccogliersi. Nella sua, la parte riservata alle donne è spaziosa. E la separazione dall'area maschile è meno netta. «A volte ho notato che in alcune moschee la zona femminile è relegata non lontano dai bagni. Nella mia invece volevo che le donne si sentissero uguali agli uomini e che non ci fossero differenze. Nell'Islam non credo che ci sia una differenza tra uomo e donna e anche
nel Corano non ce n'è alcuna. Si tratta di tradizione, che resta dietro le interpretazioni di ciascuno».


Y= Yali costruzioni in legno a pelo dell’acqua, (perché non c'è marea)lungo il Bosforo. Le più antiche del XVII sec, con facciate che in origine erano scure ma successivamente di colori più vivi, soprattutto bianchi e rossi. Hanno grandi balconi e finestre decorate in legno finemente cesellato. Se ne trovano di tutti i tipi, con attracchi, passerelle e giardini, un tempo anche ricchi di frutteti, poiché ogni villaggio all’interno di Costantinopoli produceva frutta. Ortakoy e Rumeni Kavak erano famosi per le ciliegie, Beykoz per le noci, Megidiyekoy per le more di gelso. 
Motivo sul perché tanti yali e konak (le case più grandi) divennero tra il ‘600 e il ‘700 elemento essenziale della vita della capitale dell’Impero ottomano, quando invece a Parigi erano state vietate essendo il legno più facile a prendere fuoco e a provocare incendi, era il fatto che le foreste per avere la materia prima erano e sono numerose, la costruzione della casa di legno era più veloce (5 mesi, max), gli abitanti le preferivano a quelle in mattoni, per la loro maggior sicurezza in caso di terremoti. Tra quelli ancora esistenti il Kavafyan Evi a Bebek sulla sponda europea, lo Yalisi Koprulu e lo Yalisi Sadullah Pascià a Cegelkoy sulla sponda asiatica. Non ne è invece rimasto nessuno dei 12 yali di proprietà di Melek Ahmet Pascià, che nel '600 allietava i suoi ospiti facendoli abbuffare nei giardini di "ciliegie rosse come rubini". 
Secondo quanto riferisce Philip Mansel, cristiani ed ebrei avevano, ma solo in teoria, l’obbligo di tenere le loro costruzioni più basse di una sessantina di centimetri rispetto a quelle dei musulmani. 
Ancora oggi gli yali, all’esterno molto semplici, sono all’interno lussuosi e magnificenti, con la stanza più grande  formata da una grande sala, il cosiddetto sofa, dove si possono tenere  ricevimenti. Il soffitto, le finestre, le intelaiature e le pareti - che fino ai primi dell’800 erano scolpiti e decorati con motivi floreali multicolori o dorati e con rosette e arabeschi – sono lisci. 
La vista e il suono dell’acqua, e i suoi riflessi sul soffitto, davano in alcuni yali la sensazione di galleggiare sulle onde. A volte a pianterreno venivano ricavati piccoli canali in cui fluiva l’acqua del mare. Fontanelle di marmo innalzavano i loro getti nelle stanze a volta del sofa. Altre fontanelle, ricavate nelle pareti, producevano un senso di frescura e un allegro gorgoglio mentre l’acqua ricadeva da una coppa di marmo all’altra. Cascatelle di marmo, laghetti e ramoscelli sinuosi decoravano i giardini.  
Gli yali di Costantinopoli divennero uno dei simboli più noti dello . Ancora agli inizi del ‘900 i più belli appartenevano alla nobiltà di Costantinopoli.  Oggi su tutta la riva asiatica del Bosforo si possono vedere stupende ville di legno a cominciare da Beylerbeyi fino a Kanlica, visibili dai battelli che organizzano le gite sul Bosforo.  (Photo: Yoray Liberman) 







Allaha ismarladik
 (Arrivederci, detto da chi va via)





3 geo-commenti:

  1. Che meraviglia! Non ho visitato la stazione di Sirkeci ed ovviamente la moschea inaugurata nel 2009 dal bellissimo impianto. A questo punto se avrò la possibilità di tornare ad Istanbul, lo farò spinta dai tuoi irresistibili dizionari. Yine gorusuruz ( perdona l'ortografia ma la tastiera non mi aiuta!)

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  2. @ Giacynta Insomma, se capisco bene, ho azzeccato anche il dizionario Nr 3...;-) a questo punto dovrò proprio decidermi ad andare a Istanbul.
    @MJ Nao me dicas que tu nao fostes por allì. Falta-te um viajem pra Istanbul como à mim?!

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