Franktürke am Main

Cosa viene in mente citando Francoforte - Frankfurt am Main?

I lettori informati risponderanno
la Buchmesse, o Salone del libro, che quest'anno apre oggi. In fondo la Germania è uno dei più importanti paesi produttori di libri, con 95.000 nuovi o ristampati all'anno.






Gli appassionati di motori citeranno la Internationale Automobil Ausstellung (IAA)Salone dell'Automobile.




Gli esperti della finanza parleranno della Banca Centrale Europea (BCE) che qui, nel centro economico della Germania, ha la sua sede dal 1998, da cui il soprannome Bankfurt,

oppure della sua Borsa Valori, le cui due statue all'esterno, che ritraggono un orso e un toro,  simboleggiano per gli specialistici del trading o i conoscitori del linguaggio finanziario il periodo “orso” (=abbassamento delle quotazioni) e la fase “toro” (=innalzamento del valore delle azioni, dovute all’enfasi dei contrattatori e alla fiducia nel mercato).

I più inclini a seguire anche la stampa estera conosceranno la Frankfurter Allgemeine Zeitung (Zeitung, quotidiano, in tedesco è femminile, da cui il la), giornale conservatore della città, acronimo FAZ, che anche unto non è in versione domenicale (Frakfurter Allgemeine Sonntagzeitung) rimane pur sempre un'edizione poderosamente ricca di pagine, come il suo rivale liberale bavarese SZ, ovvero la  Süddeutsche Zeitung.




Ma la maggior parte probabilmente assocerà il nome della città al suo aeroporto che vede passare ogni anno più di 55 milioni di passeggeri, crocevia di coincidenze e di conseguenza incubo perenne di smarrimento valigia e di corse affannose per non mancare la connessione.
Il tunnel di collegamento fra i due Terminal è stato per me causa ricorrente dell'incubo sopracitato.
Altri la chiamano Mainhattan, da Main nome tedesco del fiume Meno, che l'attraversa, e storpiando Manhattan, cuore finanziario di New York ed anche perché i numerosi grattacieli alti più di 250 metri (molti sedi di istituti bancari) rendono il suo skyline simile a quello della Grande Mela.
(Photo: Gisela Moser)


 Forse per supplire alla mancanza di qualcosa di veramente turistico, a parte la Goethe Haus, piccolo edificio in cui lo scrittore è cresciuto e ha scritto I dolori del giovane Werther (ma che ha ben poco di autentico) la profusione di soprannomi non finisce qui. Combinando quello di New York alla tipica bevanda locale, il sidro, viene anche chiamata Big Äppel (dal tedesco Äppelwoi, meglio noto come Apfelwein).


Quando davanti a noi spuntarono i grattacieli di Francoforte, sprofondai nel sedile e la vista delle luci accese ai piani alti, vicini alla luna, mi rallegrò. Qualunque sia il mio stato d'animo, ogni volta che arrivo a Francoforte, guardando lo skyline, per un momento mi si apre il cuore. Di norma dev'essere perché l'immagine di luogo concentrato ed energico che trasmettono da lontano i fitti grattacieli a uno che ha la sua cameretta da qualche parte là in mezzo regalano l'illusione momentanea di essere anche lui concentrato ed energico.


Così fa dire Jacob Arjouni al suo detective privato Kayankaya nel 4° libro della serie, Kismet-Destino (pg 41), della città mutlculturale, con la più grande comunità coreana d'Europa, ma, soprattutto, con la percentuale più grande di immigrati turchi.
Anche il personaggio di JA è nato qui da genitori turchi, pur avendo passaporto tedesco perché adottato da una famiglia tedesca, e da sempre residente a Francoforte.
Da qui, quindi, nuovo soprannome coniato dalla sottoscritta: 


Franktürke am Main. 


Per una città che ne ha così tanti, uno in più non dovrebbe far differenza...

7 geo-commenti:

  1. Bellissimo questo tuo modo di raccontare una città. Di Francoforte conosco soltanto l'ansiogeno tunnel, che, devo dirti, percorso in tutta tranquillità, ha un suo fascino, forse per quei nastri su cui scorrono volti di tutto il mondo, dei quali è piacevole trattenere lo sguardo di un attimo. A proposito di sguardi, è molto suggestivo il passo di Arjouni che hai riportato. Descrive quella sottile e calda emozione che si prova quando, ormai prossimi ad atterrare, si sorvola di notte una grande città.
    Grazie Nela! Un caro saluto.

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  2. Grazie Giacynta, o devo chiamarti Robert Doisneau?! (sai a cosa mi riferisco vero).
    Vedo che in quanto a definire ansiogeno il tunnel siamo d'accordo. Se poi hai avuto la fortuna (io mai) di percorrerlo in tranquillità, allora ne hai avuto un approccio alla Chatwin o, ancora meglio alla Doisneau. Foto?!

    Di Arjouni parlerò presto, nuovamente, sarà il protagonista del prossimo MEMO.

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  3. Purtroppo non ho foto del tunnel, ma ti assicuro che ho pensato di scattarne. Mi ha inibito il timore di infastidire chi passava, mi sarebbe parso di rubar qualcosa. Ah, gli scrupoli! Dando retta a loro, Doisneau avrebbe chiuso bottega. Grazie per avermi regalato un'emozione paragonandomi a lui. Buonanotte!

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  4. Concordo, davvero una bella descrizione!

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  5. @ Giacynta
    Beh, cara amica, che dire? Hai ragione! In questo caso forse gli scrupoli erano infondati, magari sull'altro tapis-roulant c'erano solo persone che si affrettavano per non perdere l'incubo coincidenza ;-)
    @ Walter
    Grazie, mi fa sempre piacere quando passi per il ...lato geografico del mio blog.

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  6. Bellisima la descrizione di Francoforte :se la guardi al di là del Meno dal quartiere dei musei la città acquista un suo "charme" da "piccola metropoli".
    ps per concludere con le mie coordinate geografiche : sono toscana d'origine, vivo tra Bologna e Bruxelles e ho un marito tedesco con parte della famiglia australiana. E tu ?

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  7. Certo che le tue coordinate geo-familiari sono di tutto rispetto! L
    e mie sono molto più radicate in Romagna, anche se però ho "rischiato" di diventare una Romagnola Bavarese (non nel senso del dolce, intendo...)
    Quindi mi sa che siamo più vicine di quel che sembra (in senso di distanza reale quando sei a BO).
    Bye&besos

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