I GIALLI DEL NOBEL MARIO VARGAS LLOSA

Nella mia ricerca di giallisti sudamericani, mi imbattei molto tempo fa in quello scritto da Jorge Mario Pedro Mario Vargas Llosa (Arequipa, 28-03-1936), scrittore peruviano-spagnolo, che dal 1958 ha vissuto soprattutto in Europa, ricevendo, in Spagna, la cittadinanza nel 1993.




 Personaggio eclettico ed esuberante, famosa la storia del pugno che diede a Garcia Marquez nel 1976 per una lite per una donna, che in realtà era sua moglie Patricia, che usò Gabo, per far ingelosire suo marito.
Gossip a parte, MVLl è un artista a volte scomodo per il suo impegno civile, impegno che lo portò addirittura a candidarsi alle presidenziali peruviane del 1990, (quelle vinte da Fujimori), e con un'idea ben precisa della più alta letteratura peruviana.
Per lui: "non è né quella inquinata dallo sciocco orgoglio di purezza ispanica e dal disprezzo per la primitività india né quella indigenista, ingenuamente e regressivamente convinta che la cultura india sia l' unica autentica e legittima, bensì quella letteratura consapevole della propria pluralità e dei vari filoni che alimentano la letteratura di lingua spagnola capace di esprimere questo mondo". In particolare, la sua scava negli abissi della vita, vissuta, dice, come infermità incurabile, fatta di passione, violenza, infamia, coraggio e delirio contrapposti ai valori morali in cui egli crede. 


Oggi MVLl è stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura 2010 per «la propria cartografia delle strutture del potere e per la sua immagine della resistenza, della rivolta e della sconfitta dell'individuo».


 Autore:  Vargas Llosa Mario
Titolo: Chi ha ucciso Palomino Molero? (2004) 
Originale: ¿Quién mató a Palomino Molero? (1986)
Traduzione: A. Morino
Editore: Einaudi
Pagine: 165
Questa motivazione calza a pennello anche per i contenuti di questo breve ma intenso romanzo che inizia con la scoperta di un corpo brutalmente martoriato vicino una base militare nel nord del Perù. 
L'aviere che hanno assassinato a Talara. Quello che hanno bruciacchiato con sigarette e poi impiccato. Quello cui hanno infilato un bastone nel didietro, Palomino Molero, uno smilzo che cantava boleri. (Pg 77) 
Noir sociale?
Aldilà del più tradizionale whodunnit, il plot esamina appunto il lato oscuro della natura umana, della corruzione, e dei pregiudizi di classe in quel paese negli anni ‘50. L'autore stesso afferma che «la materia prima della letteratura non è la felicità, ma l' infelicità umana e gli scrittori, come gli avvoltoi, si nutrono probabilmente di carogne», scoprendo che anche il male più abietto, quei mostri avidi di trasgressione e di eccesso sono rintanati nel più profondo del nostro essere e attendono solo di balzar fuori da quella loro, nostra ombra". 
Così ci troviamo a simpatizzare per personaggi principali o semplici comparse molto ben descritti, come il personaggio che scopre il cadavere, di cui lo scrittore scrive:
Il ragazzetto doveve essersi preso un bello spavento quel mattino, quando era passato in questa pietraia con le sue capre e si era ritrovato davanti un simile spettacolo. Si era comportato come un cittadino modello, quel ragazzetto. Aveva lasciato il gregge a pascolare fra le pietre vicino al cadavere ed era corso a Talara ad avvertire il commissariato. Era più che lodevole perché Talara si trovava almeno a un'ora di cammino di qui. Lituma ricordò il suo faccino sudato e la sua voce sgomenta quando era comparso sulla soglia del posto di guardia:
-Hanno ammazzato un tizio, là, sulla strada per Lobitos. Se volete, vi porto, ma subito. Ho lasciato le capre da sole e possono rubarmele.

La coppia che investigherà non è da meno. Il tenente Silva e il suo aiutante Lituma, della Guardia Civil si ritroveranno a scontrarsi col muro di gomma dell'autorità militare, con la loro arroganza e i loro più abbietti segreti. 


Una coppia affiatata quella dei due investigatori. 
Il tenente, più bianco che meticcio, giovane e di bell'aspetto, con un paio di baffetti biondi e occhiali da sole che si toglieva di rado, con una strana teoria sulle donne grasse e quelle bene in carne (Pg74) su cui tiene un vero e proprio trattato a Lituma. Ma anche un personaggio di cui l'aiutante  ammira la bravura con cui riesce a condurre in modo spontaneo gli interrogatori, fino ad arrivare a pensare, in un'occasione che è un genio.

Certo, il tenente era un uomo d'onore e, per questo Lituma, oltre a stimarlo, lo ammirava. Era gradasso, sfrontato, un po' ciondolone e, quando si trattava della grassa taverniera, perdeva la bussola, ma Lituma, in tutto il tempo che aveva lavorato ai suoi ordini, l'aveva sempre visto farsi in quattro, per ogni denuncia e querela che venivano presentate al commissariato, pur di essere giusto. E senza preferenze per nessuno. 
Magistrale la suspense nel passo in cui l'autore fa descrivere a Lituma come il suo capo legge 2 righe determinanti nello svolgimento della storia (pg147)
La busta era seminfilata in uno degli interstizi fra le assi e Lituma vide il suo capo, accosciato, raccoglierla e sollevarla con molta delicatezza, come se si trattasse di un oggetto fragile e prezioso. Intuì tutti i gesti che il tenente avrebbe fatto e che, in effetti fece: spingersi il chepì all'indietro, togliersi gli occhiali e sedersi su un angolo della scrivania, con le gambe spalancate, mentre, sempre con molta attenzione, lacerava la busta e con due dita ne estraeva un foglietto bianco, quasi trasparente. Lituma scorse qualche riga dalla calligrafia composta, che ricopriva tutta la pagina. Avvicinò la lampada, affinché il suo capo potesse leggere senza difficoltà. Vide, colmo di ansia, che gli occhi del tenente si muovevano, piano, da sinistra a destra, da sinistra a destra, e che a poco a poco il suo viso si contraeva in un'espressione di disgusto o di perplessità o di entrambe le cose


Non mi dilungo oltre, diversamente finisce il libro, che ho detto essere corto.
Quando oggi l'ho riaperto, per riportare questi stralci e rileggere i miei appunti mi sono ricordata che Lituma è stato protagonista di un altro giallo dal titolo:

 Il caporale Lituma sulle Ande, vincitore del Premio Planeta nel 1993 e pubblicato in Italia da Rizzoli nel 1995.
Trama:
Il caporale Lituma si occupa del caso della misteriosa scomparsa di tre manovali di un desolato cantiere minierario sulle Ande peruviane. Nonostante i primi indizi portino al movimento rivoluzionario "Sendero Luminoso" la verità è ben diversa: un intrigo di credenze popolari, riti magici, antiche tradizioni e villaggi inesplorati che lo condurranno a una scoperta sconvolgente, giorno dopo giorno, con caparbia pazienza e che avrebbe preferito ignorare. 



Quest'ultimo romanzo non è  fuori catalogo, difficile invece reperire il primo, ma ho la certezza che dopo la notizia di oggi sarà messo in ristampa.
Quando si dice la potenza esplosiva di un Premio!

2 geo-commenti:

  1. Conosco male Vargas Llosa: Forse comincerò per i suoi gialli...

    RispondiElimina
  2. In effetti, per essere sincera, anch'io di suo ho letto solo questo che ho recensito. In ogni caso, riflette un certo tipo di Sud America, fuori dalle rotte più conosciute, e già. come tale, lo trovo interessante.

    RispondiElimina

 

Geo-lettori im-pazienti

Geografando in fb

Geo-MEMO

I testi pubblicati in questo sito sono di proprietà esclusiva del mio blog" gialli-e-geografie " e tutelati dalla legge sul diritto d'autore n.633/41 e successive modifiche.
Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità, Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge nr. 62 del 7/03/2001. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti inseriti nei post, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata. Le immagini ed i video presenti nel blog provengono dal web e quindi valutate di dominio pubblico.
Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione o per qualsiasi violazione di copyright, non avranno che da segnalarlo e l'autore provvederà alla rimozione immediata.