MEMO: Aniversário - Josè Cardoso Pires

anniversario [an-ni-ver-sà-rio] s.m. (pl. -ri)
  • • Ricorrenza annuale di un avvenimento degno di memoria

José Cardoso Pires
(São João do Peso 2-10-1925
Lisbona 26-10-1998)


Considerato uno dei maggiori scrittori portoghesi contemporanei, ha contrassegnato con la sua presenza tutta la cultura portoghese recente come romanziere, saggista e drammaturgo.  


Sua la Balada da Praia dos Cães (1982), Ballata della spiaggia dei caniGrande Prémio de Romance e Novela, dell'Associazione Portoghese degli Scrittori nello stesso anno.
Il libro narra dell'investigazione a seguito del ritrovamento

 in una spiaggia di un cadavere sepolto, dissotterrato da dei cani per puro caso. 


Il plot si svolge agli inizi degli anni '60 e scorre su due piani narrativi. Il primo svela quanto accade prima del crimine, raccontato dalla prospettiva di uno dei protagonisti, l'altro invece è dal punto di vista dell'investigatore Santana Elias Santana,  un capo della brigata della PJ, Policia Judiciaria, massimo ente statale portoghese preposto a combattere la criminalità sia comune che terroristica e finanziaria, della sua vita lavorativa e non.


In puro stile Gialli-e-Geografie, vale la pena ricordare JCP per quel meraviglioso ritratto di Lisbona, descritto nelle pagine del piccolo libro (96 pagine): Lisboa, Livro de Bordo (Crónicas), 1997, edito nel 1999 nella collana di Feltrinelli Traveller (ora purtroppo fuori catalogo).
Ritratto letterario della Lisbona a cui l'autore "dà del tu", come dice Antonio Tabucchi nella sua bella introduzione. Una città che JCP conosce visceralmente e che con passione ama, come ama la gente che vi abita.

"La gente che qui si forgia è gente di mare e di destini a cavallo di un diavolo compiacente."

Tra le storie raccontate a dipingere un affresco della città, le leggende sui corvi, abitanti di Lisbona a tutti gli effetti, così da aver dato il proprio nome al Pátio do Corvo, Rua dos Corvos, Terreiro do Corvo, nei pressi della Sé (la Cattedrale). Sebbene quasi completamente scomparsi ora, hanno lasciato il proprio segno anche nello stemma municipale. 
Per non parlare delle storie di gatti, assidui abitanti della città insieme a gruppi di anziani che si danno appuntamento nei giardini a giocare a carte, a passeggiare, a chiacchierare sulle panchine, panchine di maiolica con disegni di scimmie e ancora gatti.






Un lungo ricordo del grande incendio del 25 agosto 1988, nel quartiere del Chiado, quando il fuoco partito da Rua do Carmo e propagadosi nel quartiere alla Rua Garrett, provocò due vittime e distrusse irrimediabilmente luoghi, presenti ormai solo nella sua mente e in quella di chi li aveva visti: la Pastelaria Ferrari, la tricentenaria Casa Batalha, i Grandi Magazzini Grandella... 









































... e un ritratto dei posti ancora intatti, come la piccola piazza dove sono seduti "sotto la pioggia, indifferenti l'uno all'altro", Fernando Pessoa e "il frate delle puttane, meglio conosciuto come Chiado", ovvero Antonio Ribeiro, (statua in secondo piano nella foto) dapprima frate francescano, poi attore e poeta del XVI sec., soprannominato Chiado, (parola con diversi significati: astuto, malizioso, squittio o cigolio).


Incipit
Da subito, mi appari posata sul Tago come una città che sta navigando. Non mi stupisco: ogni volta che mi sento in vena di acchiappare il mondo, dall'alto di un belvedere o adagiato su una nuvola, ti vedo come una città-nave, un'imbarcazione con strade e giardini al suo interno, e perfino la brezza che soffia mi sa di sale. Onde di mare aperto sono effigiate sui tuoi selciati, e ancore, e sirene. Il ponte di questa nave - l'ampia piazza con una rosa dei venti ricamata sul selciato - è comandato da due colonne emerse dalle acque che fanno da guardie d'onore alla tua partenza verso gli oceani. Fiancheggiano la prua o sembrano fiancheggiarla, questa è l'impressione che provocano. Un po' più indietro c'è un re-bambino in sella a un cavallo verde che, attraverso quelle colonne, scruta l'altra sponda della Terra mentre ai suoi piedi si possono leggere nomi di navigatori e date di scoperte geografiche incise sul basalto della enorme piazza battuta dal sole. Davanti c'è il fiume che corre verso i meridiani del paradiso. Si tratta di quel Tago di cui parlano antichi cronisti matti, popolandolo di tritoni che cavalcano delfini.




E già questo libro, insieme a quello di Pessoa, Lisbona, Quello che il turista deve vedere, scritto nel 1925, ne fanno due documenti viatori perfetti per visitare questa città che Tirso de Molina definì come "l'ottava meraviglia".


(Source: NelaSan)
Approvo in pieno.

5 geo-commenti:

  1. Bellissimo post! Sono stata a Lisbona diversi anni fa dopo aver letto "Sostiene Pereira" e con il ricordo delle inquietudini di Pessoa. Poche città riescono a trasmetterti emozioni sottili e sfuggenti come Lisbona. Leggendo, sono ritornate tutte!
    Grazie.
    Giacinta

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  2. piacere di conoscerti. A presto

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  3. Carissime,

    ben felice di scoprire altre due persone innamorate di Lisbona o, come me, più in generale del Portogallo.

    Presto, molto presto spero, vi parlerò della "lusitanitudine".
    Augurandovi di avere una buona domenica (per quel che ne resta).

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  4. Splendido post! Sono stata a Lisbona un paio d’anni fa, alla ricerca di quei vicoli magici descritti da Pessoa, per ascoltare le note del fado che t’insegue tra i palazzi rivestiti dagli azulejos, tra le botteghe antiche e i castelli. Ne sono rimasta incantata. Complimenti per il blog! Credo che passerò spesso…

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  5. @valigiesogni
    Grazie per il commento, passa per il blog quando vuoi, spero troverai anche prossimamente dei post che ti possano interessare.
    A presto
    PS valigiesogni come nome è molto bello. Se il "fare-la-valigia" non è forzato da obblighi, quale scopo se non quello di prepararla per raggiungere un sogno?

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