MEMO: GEBURTSTAG - JACOB ARJOUNI

  • anniversario [an-ni-ver-sà-rio] s.m. (pl. -ri) 

    • • Ricorrenza annuale di un avvenimento degno di memoria

      • JAKOB BOTHE in MICHELSEN
        alias JAKOB ARJOUNI
        08-10-1964


        Figlio del drammaturgo tedesco Hans Günter Michelsen, adotta a 21 anni il cognome della sua prima moglie marocchina, causa la notorietà del padre e invia il manoscritto del primo giallo alla casa editrice svizzera Diogenes che lo pubblica.

        Protagonista il detective Kemal Kayankaya, di origine turca senza parlarne una sola parola e con passaporto tedesco.



        1985 Happy  Birthday, Türke (Happy birthday, turco! 2009, Editore Marcos y Marcos)
        1987 Mehr Bier (Troppa birra, detective Kayankaya!, 1995, editore Marcos y Marcos)
        1991 Ein Mann ein Mord (Carta straccia, 1996, Editore Marcos y Marcos)
        2001 Kismet (Kismet-Destino, 2008, Editore Marcos y Marcos)




        Dal primo libro, pur con qualche perplessità iniziale dell'autore, nel 1992 la regista tedesca Doris Dörrie ne trae un film dallo stesso titolo. 
        In buona parte girato in studio,  Kayankaya è impersonato da Hansa Czypionka (in piedi nella foto), originario della Frisia orientale.

        Con il terzo della serie, Ein Mann ein Mord, si piazza al 2° posto nel Deutschen Krimipreis 1992, il maggiore e più famoso premio per letteratura gialla in Germania. 
        Viene considerato il più importante scrittore tedesco di polizieschi.
        Si dice che il suo detective, nato in Germania da genitori turchi e adottato da una famiglia tedesca sia un Alter Ego dell'autore, tanto che molti pensano che Arjouni sia un turco di Germania. 

        Lui stesso spiega come è nato il personaggio:
        27 anni fa, quando il personaggio di Kayankaya ha cominciato per la prima volta a farsi largo nella mia mente, i turchi erano in Germania al livello più basso della piramide sociale. La Destra odiava lo spazzino turco, lo chiamava “Gastarbeiter alias lavoratore ospite” e voleva prima di tutto mandarlo via a calci nel sedere. La Sinistra invece diceva di apprezzarlo, ascoltava la sua musica, gustava la sua zuppa di lenticchie; però anche per lei, quel turco lì doveva essere semplicemente uno spazzino. Questo era il ruolo che gli era assegnato in società.
        Al riguardo una nota curiosa circa l'uso del vocabolo Gastarbeiter (lavoratore ospite, in tedesco)

          Immigrati turchi - Münchener Straße  Frankfurt am Main nel 1969. 

          (Photo Abisag Tüllmann).






        Nel 1966, in molte conferenze della Germania Ovest si affrontava il tema  “impiego di lavoratori stranieri".

        La foto qui sopra ne ritrae una il cui titolo era: “Foreign Worker, Guest Worker, Colleague?” (Lavoratore straniero, lavoratore ospite, collega?) 

        volta ad indagare sul rapporto fra la maggioranza della popolazione tedesca e quelli che vi arrivavano per lavorare. 
        Poichè il termine "lavoratore straniero" era  macchiato dal suo uso durante il Terzo  Reich – quando stava a designare i milioni di cittadini estradati in Germania ai lavori forzati - fu deciso di sostituirlo con il termine neutrale "lavoratore ospite" nei discorsi pubblici.

        Detective dai classici cliché hard-boiled: notoriamente sfacciato, mediocre e scortese. Paragonato al Sam Spade di Hammett o battezzato il Marlowe turco-tedesco, gli aggettivi a definire la sua mancanza di allure si sprecano: malconcio, sgangherato, scalcinato, strampalato, trasandato, disordinato e spiantato, dedito al whisky, al caffé e al fumo, sempre a corto di soldi, senza una donna fissa e con poche avventure saltuarie.

        La Francoforte in cui si muove non è certo quella Bankfurt di cui ho parlato nel post del 6 Ottobre. Angoli bui, sporchi e puzzolenti, locali di dubbia fama e igiene, il quartiere a luci rosse a fianco della stazione, Kaiserstraße, quartiere del gioco e delle scopate, con qua è là un tossico dall'aria assente e un paio di viaggiatori con le valigie in cammino dalla o verso la stazione che percepivano il clima strano e si guardavano attorno nervosamente (Kismet-Destino Pg 247)

        La criminalità con cui si trova suo malgrado a confrontarsi, partendo da investigazioni di scarso spessore, è più cinica, trasversale, supera i confini del paese ed è multi-razziale. In questo senso, alcuni personaggi dei libri, echte Deutsche (tedeschi veri)  rappresentano le tipiche e stereotipate convenzioni razziste,  convinti che la criminalità sia tutta d'importazione (croati, slavi, marocchini e turchi).Come il fruttivendolo, suo vicino di casa, che se la prende parlando di "quelli là dell'Est" come fantomatici nemici. (Kismet-Destino Pg 52), oppure il tizio che si trova davanti all'ufficio del detective,  appena saltato per aria,  al quale Kayanaya, col volto irriconoscibile per la polvere, chiede informazioni sull'accaduto e si sente rispondere: "Lo sa il diavolo, cosa ha combinato quel porco schifoso!"

        "Ehm...quale porco schifoso?"
        "Quella specie di detective negro!"
        "Detective negro?"
        "Ma sì, io lo chiamo negro. Quello è turco - o era turco. Magari se l'è portato via l'esplosione..." (Kismet-Destino, Pg 181)
        Un detective che, come gli dice il suo amico Slibulsky, "quando ti attacchi a una cosa non la  molli più" rappresentante della morale rettilinea dell'autore, che sul senso della letteratura cita parole come trarre coraggio, forza e speranza. JA dice: "non è solo questione di trama ma un continuo approfondimento sull'esistenza umana".
        Così per il suo personaggio, i cattivi sono gli imbecilli, i poliziotti corrotti per i quali lui, malgrado il suo tedesco senza accento, rimane sempre un Kanack (termine con cui sono indicati offensivamente i turchi, da Kanak Spak, gergo in cui si esprimono in luogo del tedesco) e gli arricchiti stupidi: 
        gente che va a New York per una mostra e in Africa per un safari; che fuma erba al Cairo, mangia al ristorante giapponese e vuole insegnare la democrazia a Mosca; cosmopolita dalla testa alle mutande parigine: ma un turco senza divisa da spazzino e dieci marmocchi sporchi per mano, questo non le entra proprio in testa.
        Come Weidenbusch in Ein Mann ein Mord (Carta straccia), che va nel suo studio per chiedergli aiuto a ritrovare una persona.
        "Come mai è venuto da me?"
        Rimase sorpreso. Battè le ciglia irritato. Tacque. 
        "Suppongo che abbia guardato sulle pagine gialle. Perché Kayankaya e non Müller?""Perché Sri Dao è tailandese e ho pensato..."
        "Ha pensato, Tailandia, Turchia, iniziano entrambe per T":
        "Come facevo a sapere che era turco? Al contrario. Mi sarei aspettato...ma..."



        Fulminanti anche gli scambi di battute, come quello che Kayankaya ha con un poliziotto che lo ha appena multato per divieto di sosta (Ein Mann ein Mord - Carta Straccia) 
        "Con i miei dipendenti uso il tono che mi pare".
        Mentre socchiudeva gli occhi senza capire, aprii la portiera.
        "Figurarsi! Io le pago lo stipendio perché lei mi appioppi delle multe e con il ricavato possano essere pagati altri che mi appioppino altre multe, e via di seguito. La polizia per me è quindiun investimento assolutamente deficitario. Eppure, tutti gli anni pago le tasse perché lei possa avere una casa, comprare ai suoi figli i libri di scuola e andare al cinema. Ci pensi un po' su, lei manterrebbe qualcuno che non fa altro che prenderla a calci in culo?"
        Mi guardò come se mi mancassero tutte le rotelle, non ne avessi mai avuta una sola al suo posto né avessi alcuna speranza di avercela, un giorno. Gli puntai l'indice contro oltre il bordo della portiera aperta. 
        "...vede. Però lo faccio. Non sarebbe ora di un gesto di riconciliazione, per esempio togliermi la multa?"
        Nessuna reazione. Immutato, un occhio leggermente socchiuso, la fronte aggrottata, se ne stava lì davanti e sembrava non aver sentito la domanda o non averla capita.
        "...oh, lasci perdere!" 
        Salii in macchina e mi sporsi dal finestrino. 
        "Vestiario a carico dello stato, poltrire al sole e fare arrabbiare la gente: in certi ambienti questa si chiama 'infingardaggine".
        Dieci minuti dopo posteggiai di fronte all'ufficio stranieri, sbattei la portiera e strappai la multa dal tergicristallo.


        Di lui e del suo personaggio, un altro grande giallista, Manuel Vázquez Montalbán ha detto:
        Kayankaya es algo más que un investigador privado de origen turco en una Alemania construida sobre cabezas de turco. Es la mirada crítica de uno de los autores más interesantes de la novela criminal contemporánea. Jakob Arjouni pertenece a la raza de escritores responsables de que la novela negra nos ayude a descubrir el desorden político y social que la hace posible y necesaria”


        Azzecato in pieno!
                                                  •  


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