GIALLO SUL CENTRO DI GRAVITA' PERMANENTE DELLE GEOGRAFIE

La viaggiatrice confessa di aver viaggiato tanto. 
Per diletto e, soprattutto, per lavoro.

Quando l'export era proiettato verso la Germania, si recava così spesso nella terra del potente Deutsche Mark, che l'impiegata del desk Avis le consegnava le chiavi dell'auto senza spiegarle dov'era il parcheggio, e, se non fosse stata una echte Deutsche Frau, le avrebbe persino
chiesto notizie della sua famiglia.

 Successivamente la viaggiatrice si spostò Oltremanica, dove, pur recandosi di frequente, rischiò sempre di essere investita attraversando a piedi le strade per quell'automatico gesto di guardare prima dal lato sbagliato, cosicché preferiva spostarsi il più possibile in auto, persino se doveva guidare in Central London. 

Venne poi il periodo del grande Nord, e poiché si era acclimatata al freddo (si fa per dire), oltre che in Scandinavia, si spinse (meglio dire che per ottimizzare le tariffe aeree, venne spinta) fino all'Islanda. 

E pazienza se là nevicava anche in Aprile e tirava un robusto vento vichingo. La viaggiatrice preparava la sua valigia, sempre e comunque imprecando durante la preparazione del bagaglio, e partiva, dopo essersi documentata a puntino sul paese a papera, come se dovesse starci per settimane. 
In realtà ci soggiornava per meno di 48 ore.



Poi cadde il Muro di Berlino e con un effetto domino si aprirono tutte le barriere (o quasi tutte) per i paesi dell'Est. E allora occorreva sbarcare per primi, essere pionieri. Mangiare gulash, vedere Lipsia e Dresda dalle fabbriche fatiscenti che sembravano essere state abbandonate in fretta dai gestori dell'Ex-DDR, e muoversi fra trabant e traba...llanti traghetti fluviali a fune, (die Fähre) che, collegati con catene scorsoie da una sponda all'altra dell'Elba, permettevano di attraversarlo, in mancanza dei ponti. 
Ma solo se non c'era nebbia, diversamente si rischiava la collisione con le chiatte. 

Quando poi arrivò alla Parigi dell'Europa dell'Est e vide la Casa Poporului dove risiedette Ceausescu, ovvero il secondo edificio più grande al mondo e confrontò quell'opulenza con le strade tutte buchi e fango del quartiere di Lipscani, pensò che forse iniziava a capire perché quei popoli balcanici avessero sempre quello sguardo triste. 
Si ricordò poi dei Greci, che malgrado ormai da millenni non fossero più culla-di-civiltà, si preparavano comunque allegramente alle loro Olimpiadi, mentre i loro antagonisti Portoghesi, piangevano lacrime amare perché, oltre a non essere più scopritori del mondo, avevano perso gli Europei di calcio nel 2004 proprio contro il paese di Omero e dei filosofi.

 Nel frattempo, ecco aprirsi il mercato degli Stati Uniti e lì la viaggiatrice non poté fare a meno di esprimere la classica banalità che là è tutto più grande.


 Ma più di ogni altra cosa, le rimase impresso quel cartello stradale che sull'autostrada che da Los Angeles portava al confine con il Messico, segnalava il pericolo di hispanic crossing









Confessa poi la viaggiatrice di aver pensato ad uno scherzo del jet-lag, quando ritrovandosi a dover sostare ore in un aeroporto in attesa del volo successivo, si ritrovò a fissare imbambolata per diversi minuti un planisfero senza ben capire cosa avesse di sbagliato ai suoi occhi di europea. Poi lo intuì:

era la risposta australiana al complesso del Down-under.

Se Battiato cerca un centro di gravità permanente, la viaggiatrice vorrebbe obbiettare che il centro di gravità in ambito mondiale non è permanente, ma cambia con l'avvento dei paesi emergenti. 


Ora abbiamo la CIndia, ma domani? 
Già quando, come oggi, alla viaggiatrice parlavano del Laos, lei confessa di dover consultare l'atlante per localizzarlo. 
Non parliamo poi delle due Coree. Alla viaggiatrice non ha aiutato ne' vedere l'ultimo film di James Bond, ne' tantomeno sapere che vi hanno svolto un Gran Premio di F1. 
E, in fondo, le sue perplessità sono ragionevoli. 
Digitando "Corea Wiki" sul web, Wikipedia allerta su Disambiguazione e che " se stai cercando lo stato Corea del Nord, vedi Corea del Nord" o "se stai cercando lo stato Corea del Sud, vedi Corea del Sud". 
Così siete al bivio di quale centro di gravità scegliere.

Non è finita.
La viaggiatrice dedica questo post di oggi ad una sua amica. Una cara amica con cui ha condiviso giornate gradevoli e divertenti in India (lei, qualche giornata anche non molto gradevole, in virus-verità) e che fra poche ore partirà per il Ghana.
Inutile dirvi che la viaggiatrice è perfettamente consapevole che qui si sposterà il centro di gravità. 
Prima o poi.
E siccome il continente non è da sottovalutare (anche in campo di romanzi gialli), la viaggiatrice inizia a prepararvisi.
Dicevo, non è da sottovalutare. 
Giudicate voi...(True Size of Africa by Kai Krause)


3 geo-commenti:

  1. Insomma, vita di frontiera...

    Leggendo di Londra e del cartello stradale a Los Angeles, ho pensato al romanzo di Bradbury "Farheneit 451". Si prefiguravano città in cui i pedoni sarebbero praticamente scomparsi.

    P.S.
    Ma è davvero così grande l'Africa?

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  2. Ghana? Ananas? Espandiamo il mercato?

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  3. @ Sì, l'Africa è grande e devo dire che questa immagine mi ha così profondamente impressionato che ho pensato rendesse bene l'idea.

    @Lovi Prima di andare verso l'Africa, come ben sai, c'è ancora spazio ad Oriente... Estremo Oriente. Poi, come voleva fare Cristoforo Colombo, io spererei che dopo Shanghai e Seoul, proseguendo verso Est (Sud-Est), si arrivasse a Lima o Santiago...ma qui entriamo nel fanta-commercio.

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