I GATTI PERSIANI - NOTE A MARGINE Parte 1a

(Persian cat by Scoo)

Con la stessa curiosità di questo gatto (razza persiana) mi sono messa a leggere sull'Iran, dopo aver terminato O Veu (post del 20 Novembre), thriller parzialmente ambientato in quel paese.

Ironia della sorte, pur provenendo da quella nazione, il felino è considerato impuro e malgrado simboleggi per noi l'animale libero per antonomasia, qui deve essere confinato in casa. Non si può

portare a spasso, come ha spiegato il regista BAHAMAN GHOBADI, motivando così la scelta del titolo del suo film I Gatti Persiani (Kasi az gorbehaye irani khabar nadareh - titolo originale).


In questo paese è tutto controllato, tutto censurato!
Qui non si può suonare quello che vuoi, qui non puoi dire quello che vuoi!
Aprite le porte, aprite i vostri cuori: è a questo che serve la musica (da I Gatti Persiani)


Docu-fiction, (Premio Speciale della Giuria - Festival di Cannes 2009 - sezione Un certain regard), narra di una giovane band musicale di Teheran alla ricerca di luoghi dove suonare di nascosto, per sfuggire alla repressione governativa delle forme di espressione. 






Gli uomini (e donne) del Komiteh (Polizia della morale pubblica Ndr) erano il terrore delle festicciole date in segreto dai giovani negli appartamenti, dove ragazzi con camicie stampate e ragazze senza hejab (foulard e vestiti lunghi a coprirle interamente Ndr) si riunivano per divertirsi al suono della musica danzante, col il debito consenso dei genitori che restavano alle finestre, attenti al più piccolo sentore dell'arrivo dei poliziotti. Quando appariva il primo, immediatamente davano l'allarme. La musica cessava subito, le ragazze si coprivano la testa e l'agitazione si trasformava in una pacifica e mansueta. (da O VEU Pg 240)

Co-sceneggiatrice del film, la ex-compagna del regista ROXANA SABERI, giornalista americana di padre iraniano, accusata dai servizi segreti iraniani di essere una spia degli americani e che rimase reclusa per cento giorni nel carcere di EVIN, dove vengono detenuti i prigionieri politici. 
Nello stesso carcere è passato anche il regista  JAFAR PANAHI, vincitore come Ghobadi dello stesso premio nel 2003 con Oro rosso (noir fra neorealismo e astrazione), mentre con Il cerchio, storia di otto donne incarcerate nell'Iran contemporaneo, si aggiudicò nel 2000 il Leone d'oro a Venezia e infine con Offside l'Orso d'argento a Berlino nel 2006. Arrestato nel marzo del 2010 per essere considerato un oppositore del governo, venne rilasciato nel giugno dello stesso anno.

I registi iraniani vantano un palmarès di tutto rispetto in quanto a riconoscimenti e premi di Festival cinematografici. Fra tutti, quello considerato il più grande è ABBAS KIAROSTAMI.



Incerto
sono fermo ad un bivio,
la sola strada che conosco,

è quella del ritorno.
(poesia di A. Kiarostami )
(Da: Il vento ci porterà via)
Nel suo Il vento ci porterà via (1999) ha regalato immagini meravigliosamente solitarie e quasi arcaiche del Kurdistan iraniano, scenografici scorci paesaggistici di dolci colline e mari di grano fluttuanti nel vento che avrebbero ispirato Van Gogh.


(Mar Caspio, costa iraniana)
Altro ci racconta invece ASGHAR FARHADI in About Elly (Orso d'Argento 2009, Festival Berlino) film che traendo lo spunto dal risvolto giallo della scomparsa di una ragazza, Elly, durante un weekend al Mar Caspio di un gruppo di coppie, parla dei pregiudizi e della moralità di una generazione trenta-quarantenne benestante. 





GOLSHIFTEH FARAHANI, la Elly del film, qui ritratta con il velo a mezza testa, dà lo spunto per parlare delle donne in Iran.  


Si aggiustò l'enorme sciarpa di seta grossa attorno al viso, che aveva adottato già da tempo in sostituzione del chador tradizionale, lasciando intravedere alcune ciocche dei suoi lucenti capelli castano scuri. Mitra era solita usare il chador solo, salvo eccezioni, durante il mese sacro del Ramadan...(Pg 154 O Veu)


O delle donne iraniane che vivono fuori dall'Iran. 
Una per tutte, la creatrice del fumetto Persepolis, MARJANE SATRAPI.


Lei che dice:
"Non posso essere femminista, perché ho scelto di essere umanista: il mondo non si divide in maschi e femmine. Si divide in stupidi e no".


Parlare dell'Iran non è facile. Più difficile sarà parlare della donna in Iran.



3 geo-commenti:

  1. Grazie, conosco molto poco della realtà iraniana ed essere guidata da te in questa ricognizione è davvero un piacere!
    Buon weekend!

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  2. Questi ultimi due post sono eccezionali. Mi hai fatto pensare a quanto spesso si parli dell’Iran (e delle donne iraniane) e quanto non se ne sappia nulla. Tra il parlare e il raccontare/spiegare si apre un abisso. Eppure gli spunti per “voler capire” ci vengono forniti quotidianamente; mi ripropongo di leggere, cercare, approfondire, poi lascio cadere l’argomento. Forse per pigrizia, forse perché si hanno tanti input e a volte non se ne coglie nessuno. Non so… Di certo, il tuo blog alimenta la consapevolezza della mia ignoranza e la voglia di correre ai ripari. Grazie!

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  3. @ giacynta & valigiesogni
    Si può dedicare un post a due blog-friends?! Si può! E io lo faccio! :-)

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