TORNATA SPAULISTATA (Sequel del post Vado, li acch...)

La viaggiatrice avrebbe voluto portare con se' il solito necessaire,  che però trascendeva dal reale significato, indicando nel suo caso una valigia-non-meno-di-20 kg. Era sempre stato nel suo DNA fare bagagli eccessivi per necessità.
(Debra Winger - Il té nel deserto)
Dovette però convenire che un trolley sarebbe stato sufficiente. Per questa volta. Ma solo per questa volta!
Giunse all'aeroporto di Guarulhos dopo 10 ore di volo, passando da una temperatura di -6° a +26° C con 85% tasso di umidità. 
In particolare, dell'umidità, non doveva essersene accorto il businessman tedesco che incrociava periodicamente nell'altro senso di marcia della serpentina del controllo passaporti. Stava sudando e puzzando come un formaggio fermentato, ma se ne stava in fila prussianatamente imbudellato in un abito a giacca grigio scuro. Poi, toccò anche a lei finire in un budello, e ben più grande. 
(Source: A. Milena)
São Paulo, la città più grande del Sudamerica e la terza più popolosa del mondo: 17.700.000 abitanti,  che arrivano a 35 milioni con la Grande S. Paolo. 
Capitale economica del Brasile, nel settembre 2010 la circolazione di tutti i veicoli era stata censita a 6.912.466 unità dal Departamento Estadual de Trânsito de São Paulo (Detran-SP). 
I motociclisti qui sono i cachorros (cani Ndt), sfrecciano in mezzo alle corsie, imprecano se non gli viene data strada, e, quando va male, sono vittime di incidenti, di cui in media due al giorno mortali.

Così aveva letto la viaggiatrice, che ora si chiedeva se quegli ingorghi avvenissero anche in cielo, dove, al posto di metallici cachorros, sfrecciavano elicotteri.  Di questa la città il record della più alta immatricolazione al mondo di velivoli privati (traffico annuo: 61.928 velivoli pari a 169 al giorno).
"Come li avranno soprannominati?- si chiese - Caracara crestati oppure, più nobilmente, Condor?"
Dopo due ore per uscire dall'aeroporto, ne stava trascorrendo altrettante per un percorso che sarebbe stato di un'ora soltanto. D'altra parte qui, per andare al mare di solito si impiegavano 3 ore per percorrere 50 km. 

Chi guarda São Paulo su Google Map-satellite è incuriosito da squarci di azzurro. Quelli curvilinei, in mezzo a macchie di verde, sono le piscine delle ville nel quartiere residenziale di Morumbi.
 

o in quello di Jardins. (Source Tchelio) 

Quelli invece nei pressi dell'Avenida Paulista, azzurri, squadrati, percorsi da linee geometriche bianche o arancio, sono gli helipads, eliporti, che la viaggiatrice, che stava con i piedi per terra, poteva intuire sulla sommità degli edifici in due modi:

 sbirciando, col naso all'insù, le trampoliniche protuberanze degli edifici (a sin Source Nela San) oppure scorrendo i pulsanti degli ascensori: T1-Lobby, T2-conference rooms, 03/30 level - rooms, 31 - Roof Restaurant, 32 -Heliport). I ricchi qui si spostano così, 

Quando passò il Ponte Octavio Frias de Oliveria, in prossimità del quartiere di Morumbi la viaggiatrice rimase colpita dalla vastità trionfalistica di edifici residenziali e hotel a cinque stelle

e shopping center
come l'esclusivo DASLU, il più lussuoso di tutta l'America Latina, con tutte le griffe più importanti della moda e, ovvio, eliporto all'ultimo piano e, meno ovvio, ingresso solo previa registrazione.
Altri record. Qui il celebre Tiffany ha il maggior numero di negozi al mondo mentre quelli di  Luis Vuitton sono in SP tra i primi cinque per volume di fatturato fra quelli che ha in tutto il mondo. Interessava alla viaggiatrice?! Non proprio, lei era interessata ad altro.
(Street Art Avenida Brasil Source: M. Gomes)

Ad esempio, che diceva della sua città natale quel musicista e scrittore pulistano di gialli, Toni Bellotto? 
(paulistanos sono gli abitanti di S.P, paulistas gli abitanti dello Stato di São Paulo, Ndr)
Che era spaventosamente inquinata, caotica e in balia della mafia cinese... 
Mafia cinese?! 
Ma se le avevano appena detto che a São Paulo, nel Bairro (quartiere, Ndt) da Libertade viveva la comunità giapponese più grande esistente fuori dal Giappone, che qui iniziarono ad arrivare nel 1908 e, in massa, negli anni cinquanta!

(Source: Wikipedia)

Confessa, la viaggiatrice, che iniziava ad essere un po' perplessa da questa città, coi suoi grattacieli come New York,
le strade dalle ripide pendenze come San Francisco,
le vie dello shopping che ricordavano Düsseldorf, ma, soprattutto gli addobbi natalizi fra gente che girava in maniche di camicia!




(Source: Nela San)
Anche la renna nell'Avenida Paulista guardava perplessa. 

Dall'alto della postazione dietro al totem semaforico, sotto una chuvinha subtropicale, l'addobbo faunistico natalizio sembrava porsi la chatwiniana domanda: 
"Che ci faccio qui?" 
visto che l'ultima bianca nevicata a Sao Paulo si era verificata nel giugno del 1918. 

Anche la renna era spaulistata come la viaggiatrice che comunque risoluta decise di scoprire se c'era qualcosa di buono in quella città.

Lo trovò? 

  






4 geo-commenti:

  1. Uhm... il punto di domanda lascia sperare!
    Un bacio, carissima.
    P.S.
    Belle le tue foto, nonchè gli effetti speciali ( testa su, testa giù... uhau!!!! )

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  2. Grazie Giacynta, anche se le mie foto non raggiungono la "poesia" delle tue. Spesso sono sfuocate, mosse, veloci, come quella della renna dove improvvisamente mi è sbucata la testa calva del pedone, o quella del palco natalizio fatta dall'interno dell'auto e infine, quella della piattaforma dal basso dove, chi guidava, mi ha gentilemente aperto il tettuccio dell'auto, per permettermi lo scatto. Ergo nelle mie foto non è solo l'attimo ad essere "fuggente", lo è spesso anche il fotografo (fuggente o per meglio dire "di corsa")
    Bye&besos

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  3. No, dico, lo trovò?
    Quali segreti nascondono gli occhi della perplessa renna?
    Io voto per le strade ripide e le casette colorate. E poi aspetto che mi venga svelato con ricche recensioni il bottino recuperato nella fase dell’”acchiappo” che precede il “torno”…
    Buona giornata!

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  4. @Barbara - Sì, lo so, il sequel di questo post si fa attendere.
    In realtà devo prima scriverne un altro (oggi), poi magari prima del fine settimana, quando sarò impegnata a soffiare su (troppe) candeline, posterò il finale...
    Bye&besos

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