AMBASCIATORi NON PORTA PENA


Per rispondere al commento di Barbara (valigiesogni) parlerò dell'Ambasciatori.
La prima volta che sono andata per visitarla, accettando l'invito della mia amica C, non ci sono entrata. 
Paradossale?!
Neanche un po'. 



Era il 25 aprile, molti negozi aperti, ma l'Ambasciatori era brutalmente chiusa, malgrado C. si fosse informata e le avessero confermato l'apertura in quel giorno.
Nessun cartello affisso ad informare la gentile clientela del motivo. 
Non sappiamo se la clientela dell'Ambasciatori sia gentile (supponiamo di sì), ma C. (sua cliente abituale e gentile), quel giorno non lo era per niente. Anzi, tutto il contrario.
Optammo per il Mambo (vedi Mambo Jambo) e fu una bella scoperta comunque.


Sono tornata all'Ambasciatori in una fredda giornata d'inverno dal cielo terso (sempre con C. come cicerone) e questa volta vi sono entrata:
1450 metri quadri, connubio di cibo per il corpo e cibo per la mente.
Oltre ai libri, si trovano sui tre piani spazi dedicati a Eataly, succursale ridotta del più grande mercato delle eccellenze enograstronomiche italiane, con sede madre a Torino, nel complesso ex-Carpano (quello dell'aperitivo PunteMes).  Chi visita quella città, il Lingotto e la Collezione Giovanni e Marella Agnelli non lo deve assolutamente perdere. (Di recente aperto anche a New York).


Ma torniamo alla sua versione libreria. Sita nell'antico quadrilatero della città, nell'Ottocento fu mercato coperto e negli anni Quaranta diventò un cinema. Al piano terra, l'intelligente recupero del lato absidale della chiesa trecentesca di S. Matteo degli Accarisi, scomparsa da secoli ma ancora incastonata in uno dei muri perimetrali del Mercato di Mezzo, oggi spalla laterale al palco per gli incontri con gli autori.

Dell'ultimo piano invece sorprende la sua vetrata con vista sui tetti, da cui svetta la cima della Torre degli Asinelli. Siamo dunque a Bologna.

Ora, vi chiederete perché mai quel 24 aprile il proprietario avesse detto a C. che il giorno successivo sarebbe stato aperto. 
Un malore improvviso?! Niente di tutto ciò.
Semplicemente, C. non aveva parlato col proprietario, ma con un commesso della libreria coop.
Già, perché questa non è una libreria indipendente, ma fa parte della catena distributiva di super e ipermercati Coop.


Molti forse staranno pensando che se invece lo fosse stata, C. avrebbe avuto l'informazione giusta. 
Mi astengo dal commentare.
Posso solo dire che a Bologna un'altra meravigliosa libreria, la Zanichelli di Piazza Galvani, nota come libreria del Pavaglione (foto a sin.), frequentata dal Carducci, tutta legni e un po' Daunt-Books-style è passata o meglio fagocitata (come scrive Barbara) dal 1990 da Feltrinelli. Stesso destino per la concorrente e dirimpettaia Cappelli, amata da Pasolini, oggi punto vendita di una catena di profumerie. 
Così come i Magazzini Nannucci, (a sin.) storico e più vecchio negozio musicale in Italia, Mecca musicale per i bolognesi, chiuso nel 2009 e fagocitato da Melbooks.
Per non parlare della libreria Palmaverde in via de' Poeti, frequentata da scrittori e poeti come Moravia, Sciascia, Calvino e Pasolini, chiusa nel 2006, ma di cui al primo piano dell'Ambasciatori, si possono ancora trovare alcuni degli arredi.


Vita dura per le indipendenti dunque?! 
In un'intervista apparsa su un quotidiano, il patron dell'Ambasciatori, Romano Montroni (ex Feltrinelli), dice:

«Ma i tempi sono cambiati. La libreria oggi non è più "un buco con un genio dentro" come scrisse Umberto Saba. Un libraio è un imprenditore della cultura, per sopravvivere deve fare scelte imprenditoriali»
e ancora:
"Le librerie indipendenti devono vivere. Ma servono curiosità, dinamicità e investimenti. Sotto i 250 metri quadri e i trentamila titoli, inutile provarci".

Un piccolo imprenditore quindi. Astenersi persone animate solo da pura passione di libraio. 
Da noi, tuttavia, le piccole librerie non godono dello stesso supporto che il ministro francese Jack Lang, negli anni '80, diede a quelle d'Oltralpe, regolamentando la politica degli sconti. 
Qualche perplessità pertanto può affiorare fra leggere queste dichiarazioni sulla carta e vedere materialmente i naufragi reali di chi è stato fagocitato.

Ora con questo post so di aver deluso Barbara e le sue librerie incantate, non fagocitate dalle grandi catene. 
La capisco. 
L'Italia non è paese per giovani (lato lavoro), per vecchi (lato assistenza sociale tipo scandinavo) né per piccoli librai. Ambasciator non porta pena.


4 geo-commenti:

  1. Mia cara, lo confesso: speravo in buone nuove… Credo ancora nella favole? Ma no, figurati. Il buon Montroni l’ho sentito chiacchierare anch’io. Intere puntate di Fahrenheit dedicate al tema “Libri e librai indipendenti”; fiere dell’editoria con appuntamenti fissi in merito all’evoluzione del mercato librario e alla morte del libraio-lettore che sceglieva personalmente i titoli e i libri da mettere in vetrina, senza farsi comandare dalle logiche del mercato.
    Dovrei rassegnarmi. Che fastidio però dover rinunciare alla mia idea romantica di libreria…

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  2. Cara Barbara, riprendo la fine del tuo commento "Che fastidio però dover rinunciare alla mia idea romantica di libreria..." A me lo dici?! Spero ancora che ci sia una formula "salvifica" per le piccole librerie. Nelle vicinanze del luogo dove abito ne hanno addirittura aperta una che vuol essere una soluzione trasversale: libreria solo di genere (non giallo) e galleria d'arte. Un coraggio bestiale, oserei dire. Il tempo giudicherà. Intanto restiamo (entrambe) sul condizionale: dovremmo rassegnarci,ma ancora aspettiamo, aspettiamo...

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  3. Lo spazio Nannnucci ( ora Mel Books) è comunque diventato un luogo molto interessante : un Outlet di libri in cui si possono fare delle scoperte meravigliose, una specie di caverna di Ali Babà "libraria". Il vero "squalo" a Bologna è Feltrinelli che si compra tutte le librerie e le rende "supermercati" del libro, con buona pace di quello che dice Montroni a Farenheit.
    ( non ti stupire che io conosca Bologna . Quando non sono a Bruxelles è la mia "base" italiana)

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  4. Se veramente da Mel Books si possono fare delle scoperte meravigliose, bisognerà che da bravo topolino di campagna mi sforzi di andare in città ed entrarci.
    Ho un paio di titoli di gialli che non trovo più, a meno di non prenderli in giro per il mondo via internet, finanziando soprattutto poste e corrieri celeri...
    Grazie per la "dritta"
    Bye&besos.

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