São Paulo, graffiti e contrasti - TORNATA SPAULISTATA (2a parte)

Alla viaggiatrice tornò in mente il prof d'Inglese all'Università, che suggeriva di descrivere l'Italia a uno straniero così: "Well, let me see. Oh, Italy is a country of contrasts...", e da lì partire elencando ciò che si voleva (o si sapeva) dire in quella lingua. 
A quel tempo le parve argomentazione geniale.
São Paulo, città di contrasti anche lei? Carlo Petrini, fondatore di Slow Food l'aveva definita città che non è per niente slow. 
In realtà, quando c'era traffico (sempre) lo era, eccome. Il motto di Sampasoprannome della metropoli, è: Non ducor, duco, (Non mi faccio condurre, conduco). 
Infatti, tutti conducevano tutto (vedi Tornata Spaulistata 1a parte), fra cui 4 milioni di auto a etanolo (dalla canna da zucchero, prezzo alla pompa R$ 1,64 =0,75 €) oltre che a gasolina, (la nostra super, R$ 2,48=1,14 €/litro).


La più italiana delle città all'estero con almeno metà della popolazione di origine italiana e con 50% degli abitanti con almeno un antenato italiano, aveva l'accento "paulistano" simile a quello di un italiano che parli portoghese, (la viaggiatrice stessa fece quindi un figurone).
Forte presenza rappresentata dall'Edificio Italia, 2° grattacielo più alto, di soli 2 metri più basso del Mirante do Vale,  (160 metri, 51 piani), il più alto della città e del Brasile.  


Altro esempio: questi due ragazzi fanno di cognome Pandolfo.  Per quel melting pot che è il Brasile, potrebbero sembrare olandesi per fisionomia, ma perfettamente italiani per cognome. 
Otávio e Augusto Pandolfo (1974), meglio noti come osgemeos (I Gemelli). Si scrive così, tutto insieme in minuscolo. Star mondiali della Street Art.


Contrasti?! Certo, anche qui.
Nel 2007, l'allora sindaco di SP,  Kassab vietò cartelloni pubblicitari, annunci nella metropolitana, manifesti e limitò le dimensioni delle insegne, anche se in questo modo la città avrebbe perso oltre 100 milioni di dollari di introiti, (Lei da Cidade Limpa). I graffiti furono considerati crimini ambientali, con pene da 3 mesi ad un anno di reclusione. Dopo che questo obiettivo venne raggiunto, restavano nella città spazi vuoti (tele bianche) degli ex-luoghi di affissione. 
Tuttavia la pichação o pixação (graffiti in lingua brasiliana) era praticata dalle gang per marcare il loro territorio, 


impiegata dai giovani delle periferie per esprimere in modo pacifico lo scontento e la rabbia contro il sistema, 
per mostrarsi al mondo che continuava ad ignorarli. Oltre a questi, fortemente influenzati dall'alfabeto Latino e dai font degli heavy metal come Iron Maiden e ACDC, c'è altro
come bairro di Pinheiros,  dove nel Beco do Batman, (Beco=vicolo), si possono vedere diverse espressioni di moltissimi grafitari paulisti.
Osgemeos iniziarono nelle strade del loro quartiere natio, il bairro do Cambuci. Le loro radici e cultura sono presenti in ogni espressione dalle tradizioni al mito, illustrano storie familiari, gente comune e scene di vita quotidiane dentro paesaggi delle favelas. 
"Se non usi la città, lei userà te". Sampa "è una metropoli che cresce fuori da ogni controllo...fare graffiti è il nostro modo di rompere la routine, contribuire attivamente al cambiamento della città. Se facciamo un graffito nella parete davanti alla quale dormono gli homeless, in qualche modo abbiamo reso più accogliente la loro "casa"".

Ora sono contesi da musei e gallerie in tutto il mondo, 
(Vertigem)
anche se continuano a fare bombing per strada, perché "uscire in strada con gli amici a dipingere è un hobby, un po' come andare a giocare a calcio la domenica".
Tate Modern, Londra, Mostra sulla Street Art 2008 
(opera di osgemeos 4a da sinistra)
Oggi SP è la nuova culla del movimento, come NY negli anni '70.    
 Urban artists, tanti, come Vitché, (1969),  http://www.vitche.com.br/ 














 

altro le delicate figure femminili dai gradi occhi curiosi di Nina Pandolfo  (1977) moglie di Otávio Pandolfo, della coppia osgemeoshttp://www.ninapandolfo.com/

Anche nei bairro di Liberdade, dove tutto è giapponese, a cominciare dalle rosse porte torii, (qui a destra), lo stile dei graffiti si ispira ai pittori tradizionali ukiyo-e come Sharaku.   


Altri contrasti? 
I favelados, come quelli della più grande favela della città, Heliópolis, con oltre 100.000 abitanti, la maggiore per popolazione, che dal 2008, grazie a interventi di urbanizzazione è divenuta quartiere ed è dotata di tecnologia wi-fi.


(Source: Pampolin)
Oppure Paraisópolis, (Paraiso= paradiso) una delle più centrali, situata proprio dietro Morumbi, uno dei quartieri residenziali di SP coi prezzi più alti degli immobili.




(Source: Nela San)
Ancora contrasti?! No, convergenze:
Livraria Cultura  nella centrale Avenida Paulista, bellissima,  
(Source: Anna Fitzpatrick)
ma anche quella nella favela di Paraisópolis, forse ancora più bella.








 Tempo di bilanci. Anche questo viaggio non aveva fatto altro che riconfermare alla viaggiatrice le ormai stabili convinzioni: 
che il suo prof di inglese era una vecchia volpe e che quella frase non era per niente geniale. Quasi tutte le nazioni potevano essere paesi di contrasti, soprattutto quelli considerati fino a pochi decenni fa terzomondisti.


Ora però le sorgeva spontaneo un sillogismo aristotelico: se l'Italia era accumunata a questi per i contrasti, era dunque da considerarsi terzomondista anche lei? 
Visto i problemi del suo paese natale, perplessa e SPaulistata, qualche dubbio le venne.

2 geo-commenti:

  1. Altrettanto perplessa e spaulistata, senza neppur esser mai stata a SP, si ritrova a meditare sul dubbio finale della blogger viaggiatrice… Che però non ci sia troppa discriminazione tra i terzomondisti: voglio anch’io una Livraria Cultura in Italia!
    Desiderio di partire...

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  2. @Barbara: giusto per farti crescere la voglia della Livraria, aggiungo che, quando l'ho visitata io c'erano ben due (e dico 2) presentazioni di libri in due punti diversi e con i relativi scrittori e ben quattro (dico 4) camerieri che giravano fra i presenti con stuzzichini e aperitivi...
    Mi associo al desiderio di partire, poi da qualche blog-parte ho letto che non sei ancora pronta per l'India. Vedrò di farti cambiare idea, prossimamente e senza nemmeno parlare dei luoghi più "magici".
    Bye&besos

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