L'IRAN IN GIALLO





Naïri Nahapetian (Iran, 1970) giornalista e scrittrice di origine iraniana, è emigrata dal suo paese nel 1980, in fuga dalla Rivoluzione Islamica per giungere in Francia, dove ha lavorato per molti anni come free-lance, prima di divenire giornalista del mensile Alternatives économiques, stabilendosi a Parigi. 




 Già autrice di racconti apparsi in diversi giornali come Rue Sainte Ambroise e di un saggio, L’usine à vingt ans, ha pubblicato nel 2008 il romanzo giallo Qui a tué l’ayatollah Kanuni?, ambientato nel suo paese natale e di cui ha voluto dare un'immagine diversa dagli stereotipi occidentali.
La pubblicazione del libro è stata festeggiata in Francia come l'entrata dell'Iran nell'Atlas mondial du polar, essendo in effetti il primo poliziesco ambientato in questo paese.
Titolo originale: Qui a tué l'ayatollah Kanuni ?"
Editore: ,éditions Liana Lévi,
Pagine:  278

Nel recensire  quest'opera vorrei non essere fraintesa.
A chi è impegnato nel mondo della cultura, rappresentando paesi sotto un regime,  va tutta la mia simpatia per le difficoltà nel rendere pubblica una realtà  di cui noi vediamo o intravediamo solo qualcosa di approssimativo o, come in questi giorni, molto parziale.
Esempi significativi: Mohammed Mouessehoul, membro dell'esercito algerino, costretto per quattro anni per motivi di censura a scrivere polizieschi sotto lo pseudonimo di Yasmina Khadra (i due nomi di battesimo della moglie) oppure Jafar Panahi, regista iraniano premiato a Venezia e Berlino, vittima di queste censure e incarcerato per aver partecipato alle proteste post elettorali del 2009 contro il regime iraniano, così da non poter essere nella giuria della Berlinale 2011.
Per la nostra scrittrice, vivendo a Parigi, sicuramente la situazione è comunque diversa. Lei stessa dichiara che "il romanzo poliziesco è un po' come il giornalismo, può entrare ovunque, avvicinarsi a tutto. Inoltre, dando l'opportunità di moltiplicare punti di vista, offre maggior protezione che scrivere un'autobiografia".
Con tale premessa, si intuisce che siamo di fronte a un'autobiografia mascherata da poliziesco, dove il protagonista, Narek, è un franco-iraniano di origini armene come lei, giornalista che da Parigi ritorna pre un breve periodo nel suo paese, di nuovo come lei, e ci accompagna  in "un viaggio in cui siamo portati nei corridoi del regime dei mullah e dei Pasdaran (Guardie della Rivoluzione) temibili milizie da cui proviene anche l'attuale presidente Ahmadinejad e negli ambienti segreti degli oppositori politici".  
Siamo nel 2005 delle pre-elezioni, quelle che porteranno a capo dell'Iran proprio Ahmadinejad, di cui NN fa dire ad un altro personaggio:
" ....mais Ahmadinejad va gagner,...[] Aujourd'hui, il soutient "Monsieur Propre". Bien sur, je ne crois pas une seconde que cet homme soit moins corrompu que ses concurrents, mais il est assez convaincant lorsqu'il parle avec cette lueur inquiétante dans le regard...". (...ma Ahmadinejad vincerà,...
                                • [ Oggi, lui (Khamenei Ndt) sostiene "il Signore senza macchia" (Ahmadinejad Ndt). Naturalmente, io non credo nemmeno per un secondo che quest'uno sia meno corrotto rispetto ai suoi concorrenti, ma è abbastanza convincente quando parla con quel bagliore inquietante negli occhi.. Ndt)


  • Altro libro che affrontava questo ambiente e di cui è venuto spontaneo il confronto è  O Veu di Luis Eduardo Matta, uno dei migliori da me letti lo scorso anno, non pubblicato in Italia, ma che delinea magistralmente la reale situazione iraniana alla vigilia e durante le ultime elezioni, senza perdere mordente nello sdipanarsi degli eventi del racconto.
    Va detto che il mio metro personale di giudizio è  ponderato da molti aspetti. Fra questi indubbiamente c'è quella dinamicità del plot, che tutti i maestri del thriller dicono indispensabile per mantenere viva la suspense, ovvero: interrompere un capitolo sul più bello, lasciando irrisolti dubbi che verranno sciolti non nel capitolo successivo, ma in altri scritti nel prosieguo narrativo.

    Ora, se il romanzo di NN risponda a questo postulato, la mia risposta è: "No!"
    Il libro non è stato "divorato" come era accaduto leggendo quello del brasiliano Matta. A riprova il segnalibro di turno rimasto per circa una settimana parcheggiato sempre fra le due stesse pagine.
    Quindi dov'era il problema?
    Il motivo è forse da ricercarsi nel fatto che i tempi dei colpi di scena non erano calibrati o che la loro stessa quantità non era tale da creare la fatidica suspense.
    Tuttavia, ci si può domandare se si possa concedere che qualcosa accada senza darne valida giustificazione al lettore, per il semplice fatto che sotto i regimi le cose spesso avvengono in modo arbitrario, senza darne spiegazioni plausibili.
    E nel caso in cui la risposta a questo interrogativo sia Sì, occorre allora spingersi oltre a chiedersi se sia sufficiente un'accurata e attuale descrizione del tessuto sociale governato da detto regime a far sì che il giallo possa essere apprezzato.

    Ragionevoli dubbi (prendendo a prestito il titolo del romanzo di Carofiglio) e per rimanere in ambito giuridico, mi attengo alla "sospensione di giudizio", fino a nuova pubblicazione, visto che NN ha annunciato un sequel, con molti dei personaggi apparsi nel primo giallo e un serial killer che scorrazza per Teheran.. Ripeto: ragionevoli dubbi!

    2 geo-commenti:

    1. Il mio francese arranca e, considerando la recensione dell’esperta, posso leggere altro nell’attesa di una traduzione in italiano…

      RispondiElimina
    2. @Barbara Grazie per considerarmi "esperta" :-) Sì, credo proprio tu possa aspettare. Se fosse in mia facoltà, preferirei spingere per la pubblicazione in italiano di O Veu.

      RispondiElimina

     

    Geo-lettori im-pazienti

    Geografando in fb

    Geo-MEMO

    I testi pubblicati in questo sito sono di proprietà esclusiva del mio blog" gialli-e-geografie " e tutelati dalla legge sul diritto d'autore n.633/41 e successive modifiche.
    Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità, Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge nr. 62 del 7/03/2001. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti inseriti nei post, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata. Le immagini ed i video presenti nel blog provengono dal web e quindi valutate di dominio pubblico.
    Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione o per qualsiasi violazione di copyright, non avranno che da segnalarlo e l'autore provvederà alla rimozione immediata.