MANEKI NEKO - GATTO IN GIAPPONE, IN HONG KONG, IN ITALIA

Ieri, in Italia era il giorno del gatto. Il 17 è stato scelto perché, scrivendolo in numeri romani XVII e anagrammandolo si ha la parola latina vixi, ho vissuto,  esemplificativo per un animale che si ritiene abbia 7 vite.
Febbraio è stato invece scelto poiché per gli astrologi è il mese di Uranio, pianeta degli spiriti liberi e indipendenti, del genio e della sregolatezza.


Per celebrare questo giorno, la viaggiatrice ha una storia che parte da lontano.


Settembre 2010- Hong Kong.
Trascinata nel pigia-pigia del Temple Street Night Market, fra perfette imitazioni di Ray-ban o T-shirt dell'Hard Rock Café, la viaggiatrice si stava annoiando.


 Ovviamente la sua educazione la costringeva ad attendere pazientemente che i conoscenti di turno, che l'avevano trascinata lì, finissero di provarsi tutti gli occhiali da sole, ne contrattassero i prezzi e definissero l'acquisto finale, coll'immancabile commento tipo: "ho fatto un vero affare".
Dunque, mentre tutto ciò accadeva, lo sguardo "bored" della viaggiatrice si soffermò su un plotoncino di gatti. 
Si avvicinò incuriosita e subito fu ghermita dal venditore di turno.
Dopo poco e senza contrattare più di tanto, si portò via in una piccola scatola trasparente i 12 mici, benaugurali, pensando di regalarli a Natale alle sue ex-compagne di liceo.


Ora, però, il problema era scoprire cosa realmente augurassero, perché il venditore, una volta assicuratasi la vendita, non si era dilungato in dettagli.


La viaggiatrice non si perse d'animo. La mattina seguente scese nella hall dell'hotel e lo chiese alla gentile receptionist. 
Numerati i gatti da sinistra verso destra, la volenterosa signorina, a volte annaspando nella traduzione inglese, iniziò:
"Strani questi gatti! Dove li ha trovati? Davvero?! Perché, vede Madame, questi sono Maneki Neko, i gatti benaugurali in Giappone...Questi però hanno le scritte in cinese. Curioso!"
La viaggiatrice si limitò a cenni di assenso. Nuovamente la sua educazione non le fece commentare ad alta voce che forse quei gatti erano frutto dell'economica filosofia imitatoria cinese.
La receptionist continuò:
 "Dunque, il primo augura soldi, il secondo augura successo in lavoro, che poi vuol dire soldi, il terzo milioni di soldi, il quarto avere stima e potenza che si ottengono poi coi soldi, tranquillità finanziaria etc etc".
Alle spiegazioni dei primi gatti, la viaggiatrice non faticò a pensare all'abbinamento con le amiche. Tuttavia, le si stava insinuando un certo disagio, che realizzò arrivata all'ultimo gatto, quando si accorse che ne mancava uno da abbinare a una compagna. 
Così fece l'incauta domanda: 
"Ma, come, nessuno di questi è benaugurale per l'amore?"
La receptionist si irrigidì, ricontò i gatti, controllò gli ideogrammi, rilesse le traduzioni sul suo foglio, guardò la viaggiatrice prima con aria sorpresa poi dispiaciuta e rispose: 
"No, Madame, sorry, ma in effetti non c'è!" 
Poi, riprendendosi subito, quasi a voler confortare l'interlocutrice aggiunse: 
"Sa, Madame, noi cinesi badiamo solo ai soldi!" e così facendo porse il foglietto, mentre si lasciò scappare dalla bocca un benevolo risolino, peraltro coperto con la mano.

CONCLUSIONE UFFICIALE
Maneki Neko: statua di gatto a tre colori e coda mozza, spesso tenuta negli uffici e in casa in Giappone, perché portafortuna per i possessori. Ha sempre la zampa destra o sinistra o entrambe alzate.  Per questo è anche chiamato "gatto che dà il benvenuto". 
La leggenda più popolare ha origine da un gatto di nome Tama che salvò la vita a un Samurai. Quest'ultimo durante un temporale si stava riparando sotto un albero vicino a un tempio e vedendo il gatto del monaco che lo chiamava andò verso di lui. Un attimo dopo, l'albero fu colpito da un fulmine. Il Samurai, scampato alla morte, fece amicizia col monaco, portò benefici al tempio e quando il gatto morì lo seppellì con tutti gli onori e fu creata la prima statua di Maneki Neko.


CONCLUSIONE DELL'ANEDDOTO
(Maneki Neko di Temple Street by Nela San)
Nel disfare il bagaglio al rientro, la viaggiatrice si accorse con grande disappunto che la dozzina di gatti non era più in fila nella scatola.
Decise così di non regalarli, per non dover improvvisare motivazioni sbagliate. (La viaggiatrice, sempre molto metodica, pensò che in fondo le sue compagne non hanno la vile pecunia in testa alla wish-list)

DOMANDA CONCLUSIVA
Chissà se il Maneki Neko in copertina al romanzo originale di Nury Vittachi è made in Japan o viene anche lui da Temple Street...la prossima volta che vado ad Hong Kong vedrò di chiarirlo.




La viaggiatrice, comunque, intanto ha il suo Maneki Neko in carne ed ossa.
(Gattone-on-tree by Nela San)

3 geo-commenti:

  1. sono sicura che il gatto mancanta fosse x me, comunque gli uomini e i gatti passano, le vere amiche rimangono x la vira. besos

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  2. ne prenoto uno per per il tuo prossimo viaggio a Temple street. In effetti a me servirebbe :-)
    bacioni!

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  3. @iznop san: beh, in quel periodo non credevo ti servisse
    @Elisa: per caso ti serve quello antireumatico? ;-)

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