Verde, bianco e rosso Un omaggio giallo al Tricolore



« La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni. »
Il termine tricolore designa una bandiera di tre colori che, per noi,  è per antonomasia  quello italiano.
(Source: Wikipedia)


 "Non ci si vanta di leggere il romanzo poliziesco. I più ne tolgono la copertina e da giallo diventa arancione. Ma, cosa strana, se ne vergognano i lettori in linea discendente. se viaggiate in ferrovia potrete giudicare dalla mancanza o no delle copertine d'un libro giallo del carattere delle persone.
Gli spregiudicati, i sinceri, le personalità, le donne belle, gli artisti,..., tutti i caratteri che hanno insomma solide opinioni e sentimenti chiari, non si sbarazzano della copertina. Senza ostentarla se ne servono da segnapagina." (A. Varaldo 1935)
  
In questa giornata, un  omaggio ad alcuni degli scrittori che hanno fatto grande
 il giallo italiano.  Ovviamente, non tutti.

Il Barone Carlo Coriolano di Santafusca non credeva in Dio e meno ancora credeva nel diavolo; e, per quanto buon napoletano, nemmeno nelle streghe e nella iettatura.
A vent'anni voleva farsi frate, ma imbattutosi in un dotto scienziato francese, un certo dottor Panterre, perseguitato dal governo di Napoleone III per la sua propaganda materialistica ed anarchica, colla fantasia rapida e violenta propria dei meridionali, si innamorò delle dottrine del bizzarro cospiratore, che aveva anche una testa curiosa, tutta osso, con due occhiacci di falco, insomma un terribile fascinatore.

Incipit de IL CAPPELLO DEL PRETE (1887) di EMILIO de MARCHI (1851-1901)

L’essenziale, inoltre, per me è creare un clima. Far vivere al lettore il dramma. E questo lo si può ottenere anche facendo svolgere la vicenda in Italia, con creature italiane. […] Questo è certo, ad ogni modo. Che, se il romanzo poliziesco deve nascere anche da noi, ha da essere romanzo italiano, caratteristicamente nostro, luminosamente nostro.


 AUGUSTO de ANGELIS (1888-1944) cronista romano, creatore del commissario-poeta,De Vincenzi, figura italiana di detective, da contrapporre a quelle della letteratura straniera. 



 L'autobus stava per partire, rombava sordo con improvvisi raschi e singulti. La piazza era silenziosa nel grigio dell'alba, sfilacce di nebbia ai campanili della Matrice: solo il rombo dell'autobus e la voce del venditore di panelle, panelle calde panelle, implorante e ironica. Il bigliettaio chiuse lo sportello, l'autobus si mosse con un rumore di sfasciume. L'ultima occhiata che il bigliettaio girò sulla piazza, colse l'uomo vestito di scuro che veniva correndo; il bigliettaio disse all'autista "un momento" e aprì lo sportello mentre l'autobus ancora si muoveva. Si sentirono due colpi squarciati: l'uomo vestito di scuro, che stava per saltare sul predellino, restò per un attimo sospeso, come tirato su per i capelli da una mano invisibile; gli cadde la cartella di mano e sulla cartella lentamente si afflosciò.


Incipit de IL GIORNO DELLA CIVETTA  (1961) LEONARDO SCIASCIA  (1921-1989)

Tutti oramai lo chiamavano don Ciccio. Era il dottor Francesco Ingravallo comandato alla mobile: uno dei più giovani e, non si sa perché, invidiati funzionari della sezione investigativa: ubiquo ai casi, onnipresente su gli affari tenebrosi. Di statura media, piuttosto rotondo della persona, o forse un po' tozzo, di capelli neri e folti e cresputi che gli venivan fuori dalla fronte quasi a riparargli i due bernoccoli metafisici dal bel sole d'Italia, aveva un'aria un po' assonnata, un'andatura greve e dinoccolata, un fare un po' tonto come di persona che combatte con una laboriosa digestione: vestito come il magro onorario statale gli permetteva di vestirsi, e con una o due macchioline d'olio sul bavero, quasi impercettibili però, quasi un ricordo della collina molisana.
Incipit de QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE VIA MERULANA (1957) CARLO EMILIO GADDA (1893-1973)

Dopo tre anni di carcere aveva imparato a passare il tempo coi mezzi più semplici, solo che per i primi dieci minuti fumò una sigaretta senza pensare ad alcun gioco, ma quando buttò il mozzicone sulla ghiaietta del viale pensò che il numero dei sassolini dei viali e vialetti nel giardino, era un numero finito.
Incipit de VENERE PRIVATA (1966) GIORGIO SCERBANENCO  (1911-1969) Post MEMO Anniversario







 Il martedì di giugno in cui fu assassinato, l'architetto Garrone guardò l'ora mille volte. Aveva cominciato aprendo gli occhi nell'oscurità fonda della sua camera, dove la finestra ben tappata non lasciava filtrare il minimo raggio. Mentre la sue mano, maldestra per impazienza, risaliva lungo le anse del cordoncino cercando l'interruttore, l'architetto era stato preso dalla paura irragionevole che fosse tardissimo, che l'ora della telefonata fosse già passata. Ma non erano ancora le nove, aveva visto con stupore, per lui, che di solito dormiva fino alle dieci e oltre, era un chiaro sintomo di nervosismo, di apprensione.
Calma, s'era raccomandato.

Incipit de LA DONNA DELLA DOMENICA (1972) FRUTTERO & LUCENTINI alias Carlo Fruttero e Franco Lucentini (1920-2002)





I libri non sono fatti per crederci, ma per essere sottoposti a indagine. Di fronte a un libro non dobbiamo chiederci cosa dica ma cosa vuole dire.
Da IL NOME DELLA ROSA (1980) UMBERTO ECO (1932) 




 Qualcuno avrebbe preso in considerazione un singolo delitto nel quale s'ignorava perfino l'identità della vittima? In cui, anzi, la stessa vittima era sparita nel nulla assieme alla scena del crimine? (pg 25) Da QUELLA MATTINA DI LUGLIO (1995)  CORRADO AUGIAS  (1935) 


Un povirazzo, un pizzente certamente, che aveva trovato provisorio riparo al friddo e all'acqua di cielo e che, conortato da quel tanticchia di calore del suo stesso corpo che il cartone tratteneva, aveva addiciso che la meglio era inserrare gli occhi, futtirisinni di lu munnu sanu sanu e bonanotti. Finalmenti la circolare arrivò, i dù òmini acchianarono, ripartì. Di cursa arrivò uno: «Ferma! Ferma!» Il conducente sicuramenti lo vitti, ma tirò di longo.
Da LA PRIMA INDAGINE DI MONTALBANO (2004)   ANDREA CAMILLERI   (1925) 


 Il primo carabiniere che entrò nella stanza scivolò sul sangue e cadde su un ginocchio. Il secondo si arrestò sulla soglia come sul bordo di una buca, agitando le braccia aperte, per lo slancio.
Incipit dI ALMOST BLUE (1997)  CARLO LUCARELLI (1960)




 Perchè alcuni bambini sono morti e non si capisce il motivo nelle paludi del 1925?
Perchè è necessario mandare da Roma un funzionario per questo motivo?
Cosa nascondono le paludi e gli abitanti del ravennate?



Incipit dI MAL'ARIA (1998)   ERALDO BALDINI(1952)
























E ora mi sono accorta, non aver messo nemmeno una donna!!
La Verasani? 
Rispondo riciclando qualcosa che ha un duplice significato:


6 geo-commenti:

  1. Grazie,Nela e un abbraccio ,malgrado e nonostante tutto, intensamente italiano.
    A presto

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  2. @Grazia: thanks, and Italian bye&besos Italianos!

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  3. Fantastica Nela! Eh già, neanche una donna e, nella mia ignoranza, ho dovuto googlare “Verasani” perché non sapevo di chi stessi parlando. Ma tu che sei giallamente ferrata, che mi consigli della Verasani in questione? Ed eventualmente altri gialli in rosa di tricolore cinti?
    Buona festa anche a te, sebbene sia già il 18, ma per noi che ci crediamo, i 150 anni continuano, no?
    Un abbraccio

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  4. @valigiesogni Cara Barbara, innanzitutto confesso aver riso di cuore per la definizione "giallamente ferrata", che adotterò come descrizione del profilo.
    La Verasani? ho chiuso il post come dicevano i verdi tedeschi per l'energia atomica, ovvero: "Verasani? No, grazie!" Il suo primo "Quo vadis, baby?" che con tanto clamore ha avuto sequel cinematografico e serie su Sky, non mi è piaciuto. Era-troppo-di-tutto. Vero è che si dovrebbe dare prova d'appello (ne ha scritti altri) ma il mio giudizio è stato inappellabile. A parte Danila Comastri Montanari (giallo storico) dovrei forse considerare Margherita Oggero o Rosa Mogliasso. Il primo di RM ha una cosa bellissima e una bruttissima. Bellissima: il titolo (L'assassino qualcosa lascia). Bruttissima: la copertina (inguadrabile)
    Bye&besos

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  5. Il cappello del prete è stato uno dei romanzi dell'ottocento minore che il prof ci aveva fatto leggere per la maturità, secoli fa. E in tutti questi anni ho trovato pochissima gente che lo avesse mai sentito nominare

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  6. Cara Dede, mi sembrava un giusto tributo. Anche per me è stato un romanzo letto secoli fa e pertanto la mia memoria ha dovuto ricorrere all'ausilio di qualche valido riassunto per rinfrescarmene la trama. (NB riassunto, fatemi il riassunto etc etc, lo fanno ancora fare a scuola?!)
    Bye&besos

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