DIZIONARIO VIATORIO: CINA - 3a PARTE BACCO, TABACCO e VENdERE

(Opera dell'artista cinese LIU BAOJUN)

Alla vigilia della sua partenza per la Cina, la viaggiatrice scrisse nel post giallo-in-geografia circa la sue perplessità gastronomiche.
"Il cibo è sempre stato una parte importante della cultura cinese" (Visto per Shanghai, Pg 70)

Detto fatto:

 perplessità fugate. Gli amici cinesi le hanno proposto molte cose, diverse e tutte buone. Non basterebbe un intero blog per parlare di questa cucina e delle sue infinite varianti. Pertanto qui sarà dato solo un piccolo contributo. 

B=BACCO 
La cena si rivelò superba, accompagnata da una seconda bottiglia di Maotai che Ouyang insistette per ordinare verso la fine (La misteriosa morte della compagna Guan, Pg313) 

Visto il figurone fatto snocciolando nomi di vari tipi di tè pregiati, frutto della lettura del giallo di Qiu Xiaolong, la viaggiatrice decise di riprovarci e buttò lì il nome della bottiglia di cui aveva letto.
Premesso che nei ristoranti si può portare il proprio vino, (anche se è abitudine abbastanza recente, radicata soprattutto nelle grandi città e in consumatori tra i 20 e 35 anni), va registrato che la sera successiva le venne offerto il Maotai, portato appositamente dagli amici. 
Si accorse che NON era un vino e avrebbe dovuto BUTTARE qualcos'altro...
La viaggiatrice avrebbe volentieri dato una tirata d'orecchie alla traduttrice del romanzo di Qiu.



Maotai= varietà di  Baijiu,  letteralmente  "liquore bianco" o " alcool bianco",  spesso tradotto come "vino" o "vino bianco", in realtà è un distillato di sorgo e frumento a gradazione alcolica di 54°.


La viaggiatrice lo bevve dunque così: fra sorsi di tè verde o della loro birra Tsingao, da questo inoffensivo bicchierino dicendo 
gān bēi 
il nostro "alla salute", che in realtà vuol dire  "asciugare (gān) la coppa (bēi) ",   svuotare, BUTTAR GIU' sempre tutto d'un fiato, pena la scortesia.  

...Chen aprì un piccolo vaso di liquore di riso di Shaoxing. (Visto per Shanghai, Pg 329)
La seconda sera andò meglio.
Mentre la viaggiatrice faceva progressi con le kuàizi (le bacchette) lanciandosi addirittura su gli impegnativi noodles, venne servito il vino Shaoxing, varietà di distillato di riso, chiamato  Huangjiu, "yellow wine",  servito preferibilmente tiepido, e a soli  34°.


Le varietà più pregiate sono confezionate in una scatola di cartone al cui interno ci sono preziose bottiglie in porcellana decorate. La produzione risale a prima della Dinastia Tang, quando la bevanda era un tributo per l'Imperatore. A volte invecchiato per 50 anni, ha un sapore simile al Porto.

T=TABACCO
La viaggiatrice si chiedeva spesso perché si dicesse "fumare come un turco", mentre aspirava fumo dalla sigaretta che le era stata offerta durante la cena. 
Anche se non è healthically correct scrivere di fumo, corre l'obbligo di documentare anche questo, perché nei ristoranti cinesi è permesso fumare e poiché la viaggiatrice a volte cede al fumo, le sembrava scortese rifiutare.
(Liushuiyin filter cigarettes)

(Ashima)
i pacchetti sono spesso finemente decorati,
(Double Happiness)
 i nomi a volte un po' fiabeschi e anche i filtri, 
Li gli offrì da un portasigarette d'argento una sigaretta con il filtro, Panda, una marca riservata a quadri del Partito molto più in alto di Chen.  (Visto per Shanghai, Pg 24)
(Huang He Lou 1916)  

 
(Yu Xi)
i filtri delle sigarette denotano status: le Huang He Lou costano il corrispondente di Us$ 39,99 per un pacchetto da 20, se poi non ci si accontenta, le Yu Xi ne costano $ 69,99. 


"Benvenuta. Gli amici dell'ispettore capo Chen sono anche amici miei" dichiarò Lu. "Vi ho riservato una sala privata."


Un trattamento speciale era d'obbligo. (Visto per Shanghai, Pg 215)

Nei ristoranti cinesi, le sale private con un unico tavolo tondo, al centro del quale una base sopraelevata girevole di vetro permette ai commensali di raggiungere facilmente tutti i piatti, vengono di solito impiegate  per occasioni importanti e di lavoro. Non esistono divisioni fra primi piatti e secondi, le vivande vengono servite contemporaneamente e non di rado si contano non meno di 15 piatti diversi.

Dunque questo era più o meno il rito-ritmo in cui la viaggiatrice era coinvolta. Alle 9 colazione (mediamente 8-10 piatti), alle 12 pranzo e dopo le 18 cena. Un vero e proprio incubo! Non per la qualità, s'intende, ma per la frequenza. 
Ma la via del "Vendere!" passa anche dal cibo, da cui la modifica del classico detto, nel sottotitolo.

Volete sapere se la viaggiatrice si è ubriacata? 
Aneddoto retroattivo: decenni prima la viaggiatrice dovette fare numerosi "skall" col solo accompagnamento di pane e burro per tutta una cena, malauguratamente prenotata in un ristorante danese di solo pesce (la viaggiatrice proprio non lo può mangiare) e ciò sempre sotto il diktat: "vendere, vendere, vendere!". 
Gli anni sono passati, la viaggiatrice a volte è un po' in affanno, spesso lotta furiosamente per non mettersi gli occhiali da vista, si lamenta d'essere cecata, ma passa indenne questi brindisi (una-tantum). Quindi:

gān bēi !!!

7 geo-commenti:

  1. gān bēi !!!
    e alla prossima

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  2. Cina!
    Cose cosi misteriose...
    Bacione!
    Alla prossima e buon week end!

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  3. Una vera e propria maratona gastronomica ed alcolica (54°! La peppaccia zozza direbbe mio padre).
    Ma la viaggiatrice è forte e robusta (ed è così interessante quello che ha da scrivere, sempre).
    Buon primo maggio e saluti!

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  4. 69,99 dollari per un pacchetto di sigarette? Ma siamo matti?!
    Di’ la verità: l’alcool aiuta a sapersi destreggiare con le kuàizi, vero? Che invidia! Anni che ci provo ma non mi riesce d’imparare ad usarle.

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  5. @Grazia la prossima avrà un tasso alcolico più basso!
    @MJ Già cose misteriose e mai come questa volta ho invidiato il corrispondente di Repubblica, Federico Rampini, che è stato inviato di quella testa giornalistica in Cina per 4 anni!
    @Duck delle maratone così fortunatamente capitano una-tantum. Da quando sono rientrata, sono nuovamente morigerata in fatto di cibo e i superalcolici sono rimasti là. Al max 1 bicchiere di vino bianco durante i pasti.
    @Barbara quando ci tornerò, ti comprerò una bottiglia del mitico Maotai, così diventerai un maestro nell'arte di maneggiare le kuàlzi anche con gli spaghettini nr 3!

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  6. Insomma,Nela, quasi una camionista? :-))))) Invece io sono una mammoletta... Ho letto il tuo post e sento già tutti i sintomi con tutte quelle bottiglie, i bicchieri e i brindisi... Non potrei vendere neanche un bottone se la tradizione impone certe condizioni.
    Quando sono stata in Cina ho invece apprezzato tanto il modo di servire le pietanze, forse perchè mi piace spiluccare...

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  7. @Giacynta ti assicuro: più che il bere, il vero incubo era mangiare così spesso ed a intervalli ravvicinati. E non faccio parte degli alcolisti anonimi come ho risposto qui sopra a Duck. Comunque, ad onor di cronaca devo dire che l'esperienza cinese è stata bella e molto lo devo anche alle mie letture in giallo, che mi stimolavano a fare molte domande ai miei interlocutori. Spero solo che il prossimo viaggio non sia in Kazakistan (come è successo ad una mia amica) perché non mi risultano giallisti da quelle parti. ;-)

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