BINDI MYSTERIES e DESI-DETECTIVES

(Eternal Lovers by Rashmi Rao - particolare)
Bindi (dal Sanscrito bindu) - goccia, piccola particella, punto. Segno decorativo sulla fronte delle donne indiane. Portato anche in Bangladesh, Nepal e Sri Lanka da uomini, donne e bambini, non attesta età, stato civile, religione o etnia di appartenenza. Oggi ornamento senza vincoli di colore o forma.


Desi - letteralmente compaesano o compatriota, contraddistingue la diaspora. Termine più ampio di indiano, pakistano, indù. sikh o musulmano. Può essere considerato l'equivalente di "latino" per gli ispano-americani.


Con queste espressioni, un paio di anni fa, i quotidiani indiani iniziarono a

definire la nascita dei giallisti autoctoni. Si sottolineava come un gruppetto di scrittori indiani stesse tentando di smantellare il monopolio dei giallisti occidentali, liberandosi dai fantasmi di Holmes, Poirot o Philip Marlowe e dando corpo a detective indiani che indagavano nelle strade di Delhi e negli oscuri meandri di Mumbay, anziché nelle calli di Venezia, nel quartiere di Harlem o in quell'infallibile location favorita che è la campagna inglese.


Sfida affascinante (e la viaggiatrice ne sa qualcosa...)

D'altronde, è giusto affermare che il mystery indiano nasce nel 1964  dalla penna di H.R.F. Keating, quando si sa che  scrisse la prima serie di romanzi senza nemmeno aver visitato il paese?  

Da allora e per i cinquant'anni successivi, nessun autore indiano si ispirò a Ghote, l'ispettore di polizia di Bombay ideato dallo scrittore inglese, per crearne un altro. 
Il giallo rimase appannaggio degli stranieri anche negli anni '90, quando la trilogia con George Sansi, apparteneva ancora ad un altro britannico, Paul Mann.
Poi, per quasi 10 anni il nulla.
Nessuno,  indiano o straniero,  sembrava interessato a scrivere thriller con un desi-detective. Il solo interessante fu Bombay Ice (1999) di Leslie Forbes.


In questo settore, dove malgrado la netta egemonia anglofona, si è aperta la breccia scandinava, stupisce che dopo il fenomeno letterario del Vikram Chandra di Sacred Games, (Giochi Sacri), non ci sia stato un sequel,  soprattutto in considerazione dell’innegabile vantaggio linguistico degli scrittori indiani, facilitati dal poter scrivere direttamente in lingua inglese.





Tuttavia, anche se da noi sono pubblicati in minima parte, in India i gialli vanno affermandosi. Ecco quindi alcuni dei Desi crime-writers.


MUKUL DEVA il suo Lashkar e Salim Must Die, con vendite rispettivamente oltre le 6.000 e 5.000 copie sono considerati entrambi "page-turners" (libri da leggere tutto d'un fiato Ndr).


REETI GADEKAR suo il pignolo ispettore di Delhi, Nikhil Junela, di Families At Home (2008) e Bottom Of The Heap (2010).


KALPLANA SWAMINATHAN della sua sessantenne detective  Lalli, dice: 
"Ho creato Lalli per convincermi che Mumbai è ancora una città reale, non un "masala movie" fatto da un docente della malavita. Volevo offrire ai miei lettori un personaggio che ha vissuto qui per tutta una vita e non ha ancora perso la fiducia nella città."
Tradotti: Sapori assassini a Bombay (originale: The Page 3  Murders, 2009) e La Canzone del Giardiniere (orig: The Garderner's Song,  2010)


ADITYA SUDARSAHN, che si auto-definisce an ordinary guy, ha scritto  A Nice Quiet Holiday con protagonista Harish Shinde, giudice di vecchio stampo per le udienze preliminari, e il recentissimo Show Me A Hero


JAMYANG NORBU(classe 1949) autore di The Mandala of Sherlock Holmes (Il Mandala di Sherlock Holmes - 2002), premiato nel 2000 con the Hutch Crossword Book Award. Inizialmente pubblicato negli USA nel 2001 col titolo Sherlock Holmes - The Missing Years, colma i due anni di buio, dal 1891 quando Arthur Conan Doyle decise di porre temporaneamente termine al personaggio di Holmes. JN finge di essere entrato in possesso di una scatola arrugginita, contenente un plico accuratamente legato con uno spago e sigillato con ceralacca. È il resoconto dei viaggi in Tibet in compagnia di Sherlock Holmes, scritto da Huree Chunder Mookerjee, la spia nel libro Kim di Rudyard Kipling.


SHASHI WARRIER con Sniper (2000) e The homecoming (2008)


e Ravi Shankar Etteth con The Tiger by the River, The Village of Widows (Il Male, 2006) e il recente The Gold of their Regrets.


Dicevo: la viaggiatrice ne sa qualcosa di questa sfida.


Mentre già l'India era invasa dal fenomeno Larsson e i suoi romanzi accatastati in improbabili pile erano offerti sui marciapiedi di Delhi, lei si ritrovò a fare Indiana Jones, alla ricerca proprio dell'ultimo romanzo di Etteth, che trovò, dopo molte peripezie  ma di cui ne valse la pena.
  






"All'inizio, il thriller era considerato un prodotto da mercato di massa senza alcun valore letterario".
In chiusura, va detto che anche l'India gialla ha il suo grande vecchio.


SURENDER MOHAN PATHAK, da oltre 47 anni autore di 250 gialli hindi, è di sicuro il grandmaster of Hindi crime fiction.
Il più conosciuto è The Sixty-Five Lakh Heist (1977).  
Creatore di coloriti personaggi come il giornalista investigativo Sunil e l'ispettore Devender Kumar Yadav, afferma: "Gli scrittori indiani in lingua locale hanno fatto un grande fatica nel creare detective indimenticabili. Mentre quelli indiani che scrivono in inglese sono stati ossessionati nel corteggiamento del lettore occidentale, quelli che scrivono in lingua locale forniscono al lettore la quintessenza dei personaggi indiani."


SMP definisce i suoi libri come dirt cheap commodities (prodotti da due sold Ndr) che si vendono a meno di un dollaro negli empori e nelle logore stazioni ferroviarie. Si descrive come scrittore a comando, che scrive come e quando gli editor glielo chiedono. Ma pur non essendo celebrato per la bravura, è molto tenuto in considerazione per come racconta le storie. A lui è attribuita la creazione dell'anti-eroe nella letteratura hindi: il delinquente omicida che guadagna anche la simpatia del lettore.


SMP ha idee molto chiare su come si è evoluto il giallo nel suo paese.

"Agli indiani che scrivono in inglese veniva chiesto di riempire le pagine con gli aromi delle spezie, l'angoscia della diaspora, la nostalgia per i sari e salsa al mango e il tintinnio delle campane della puja, non aveva alcun senso commerciale sforzarsi per ore per creare  detective che investigassero su crimini nel caos dell'India vera e moderna."   


E forse, su questo non ha tutti i torti visto che uno dei thriller arrivati in Italia è di un autore britannico, Tarquin Hall, che si divide fra Delhi e la Gran Bretagna. TH afferma che l'India contemporanea è una miniera di storie. E possiamo anche essere d'accordo con lui. Tuttavia il suo primo libro, The Case of the Missing Servant (Vish Puri e il caso della domestica scomparsa, 2009), è proprio quel genere di giallo che scivola su quelle forzature richieste agli scrittori indiani di cui accenna SMP.
C'è anche la contraddizione del'India globalizzata, ma il tutto è un po' troppo smorzato da salse al mango.


E' per questo che, in mancanza di editori italiani coraggiosi che vorranno tradurre qualcuno di questi desi crime writers, la viaggiatrice dovrà continuare ad andare in India (così spera) a fare l'Indiana Jones.



16 geo-commenti:

  1. Non conoscevo nessuno dei giallisti indiani di cui tu scrivi.
    Da chi cominciare per una giallindianalfabeta ?
    Grazie tante

    RispondiElimina
  2. Cara "giallindianalfabeta" ecco tre suggerimenti
    1°) Il Male di Ravi Shankar - tradotto in italiano -, oppure il suo ultimo (The Gold of their Regrets) ma devi trovare quno che te lo porti dall'India
    2°) i due di Tarquin Hall, ricerca più facile, perché pubblicati in Italia da un grande editore, (io non ne sono stata entusiasta, tu evtl mi dirai)
    3°) Giochi Sacri (ne ho scritto nei post) ovvero:
    3.1) lo leggi col "satellitare" perché ti perdi fra le pagine, oppure
    3.2) lo tieni per le ore di volo in Argentina, visto che non avrai possibilità più di tanto di alzarti e piantarlo lì...hai presente Vittorio Alfieri che si legava alla sedia?! Forse dovrei fare così anch'io su un prox volo intercontinentale. Iniziato e abbandonato per 2 volte, dicendomi che non potevo non finire un "fenomeno" letterario!
    Bye&besos e buona domenica (PS si capisce che suggerisco opzione 1?)

    RispondiElimina
  3. Inizierò anch'io da "Il male". Grazie, cara, mi apri un mondo. Buona domenica.
    P.S.
    Va bene il filmato bollywood che ho scelto? Ne ho inserito uno diverso stamattina. Se non ti piace, dammi, se vuoi, un'indicazione...

    RispondiElimina
  4. Cara gemellina, Il Male è un gran libro, peccato non abbia avuto la "fama gialla" che si meritava. Forse per essere edito in Italia da un editore poco conosciuto. Se lo leggerai, troverai la fosa (ved. post su RSE). Quanto al video che hai scelto: complimenti perché gli attori sono di una delle famiglie più famose (e potenti) del mondo Bolly, quella dei Bachchan (l'uomo con la barba bianca del video è Amitabh, il suo capostipite). Però le musiche del video non sono le originali (immagini Bolly su musica araba) Se vuoi, cerca Mitwa o Chale calo dal film Lagaan. Un cult kolossal indiano (vedi post). Bye&besos e buona domenica

    RispondiElimina
  5. Interessante questo excursus nello sconosciuto mondo del giallo indiano!
    E grazie per aver pubblicato anche le foto di questi scrittori; ho trovato bello ogni ritratto, sai? Mi sembra che siano tutte facce interessanti, intelligenti, curiose, con molte cose da dire.
    Buona domenica!
    p.s. (ovviamente è molto più eccitante andare in India a comprarsi i gialli, ma una visita a qualche libreria on line tipo The Book Depository, che tra l'altro non fa pagare le spese di spedizione?)

    RispondiElimina
  6. Cara Duck,
    forse mi ripeto, ma certe volte vorrei essere un editor. Credo ci sia molto di buono nel sondare la letteratura di altri paesi e scoprire talenti. Degli indiani mi ha sempre affascinato il sorriso, ecco perché ho cercato foto solari e positive. Anche quella del "grande vecchio" però mi ha subito affascinata. Sì conosco Book Dep. Tu conosci abebooks? Non è male. Bye&besos e buon (fine di) domenica.

    RispondiElimina
  7. Bonjour Nela San,
    C'est un beau billet pour nous faire découvrir les auteurs indiens de romans policiers, peu connus, du moins en France.
    Bonne journée.

    RispondiElimina
  8. Merci Cothraige et intéressant de lire que, au moins pr les ecritéurs indiens il n'a pas bcp publié en France. Peut-etre pourquoi sont ils de tradition anglophone? Par contre, j'ai bcp envie des polars d'auteurs du MO, traduit en langue française et non pas en italien, ça que me force de payer plus de frais postaux pr les emmener en Italie du Fnac France... Ciao!

    RispondiElimina
  9. Grazie della lezion, non sapevo niente dell'India "gialla"!
    Mi piace molto l'India che conosco di certi libri...
    Tutto bene?
    baci

    RispondiElimina
  10. Ciao MJ, sono contenta di leggere che questo post ti ha incuriosito. Io sto bene e tu? Mi manderai un sms quando vieni in Italia? Bye&besos

    RispondiElimina
  11. Cara Nela,
    Troppa grazia, tutte queste informazioni accurate e interessanti sui giallisti indiani...
    un mondo che non ho ancora esplorato. Magari questa che proponi è la mia porta, chissà!
    Da dove mi faresti cominciare?
    bacioni!

    RispondiElimina
  12. Cara Elisa,
    grazie per i complimenti. Ti consiglierei la trilogia di Paul Mann che con un po' di fortuna si trova ancora in italiano (linkato in questo post per leggerli - assolutamente - nel giusto ordine) e Il Male. Per quel poco che ho conosciuto io dell'India mi sono sembrati entrambi validi sia quelli scritti dall'Inglese Mann che dall'indiano Etteth. Su Giochi Sacri di Chandra "mi avvalgo della facoltà di non rispondere". Ha venduto tanto, ma io per ben 2 volte non sono riuscita a finirlo.
    Buon fine settimana e bye&besos

    RispondiElimina
  13. va bene, seguo i consigli.
    E per quanto riguarda Giochi Sacri, ci ho provato anch'io, una volta sola. E non ci sono riuscita!
    buon fine settimana a te!

    RispondiElimina
  14. Allora mi consolo. Non sono dunque l'unica a non aver capito dove si "celava" il successo del libro. Pensa che ho addirittura iniziato a credere che forse l'unica cosa per cui valeva la pena di averlo fosse il vocabolario dei termini indiani (anche quello poderoso) che si trovava in fondo al libro. Già era dispersivo il romanzo, figurati dover sempre andare a consultare i significati alla fine! Per lo meno in quelli che ti ho consigliato i termini sono sempre nel fondo della pagina a cui si riferivano. Bye&besos.

    RispondiElimina
  15. Grazie per questo preziosissimo link :-) Happy Diwali!

    RispondiElimina
  16. Grazie di esser passata di qui Clara e Happy Diwali anche a te!

    RispondiElimina

 

Geo-lettori im-pazienti

Geografando in fb

Geo-MEMO

I testi pubblicati in questo sito sono di proprietà esclusiva del mio blog" gialli-e-geografie " e tutelati dalla legge sul diritto d'autore n.633/41 e successive modifiche.
Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità, Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge nr. 62 del 7/03/2001. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti inseriti nei post, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata. Le immagini ed i video presenti nel blog provengono dal web e quindi valutate di dominio pubblico.
Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione o per qualsiasi violazione di copyright, non avranno che da segnalarlo e l'autore provvederà alla rimozione immediata.