QUEL CONIGLIO BIANCO CREATO DA TREUSCH E LE SEI DOMANDE

Adesso io sono un morto, un cadavere in fondo a un pozzo. Ho esalato l'ultimo respiro ormai da tempo, il mio cuore si è fermato, ma, a parte quel vigliacco del mio assassino, nessuno sa cosa mi sia successo.
(Mia Wasikowska interpreta Alice in Alice in wonderland - Regia Tim Burton) 



No, non è l’incipit del libro di cui voglio parlare, ma quello di un poliziesco storico di Orhan Pamuk:Il mio nome è rosso, ambientato nel 1591 nella Istanbul dei sultani.
Quel rosso che richiama il bianco del romanzo di


 Nino Treusch. Il coniglio bianco (Editore: Istituto Geografico De Agostini - Pagg 378).
Ovvio il parallelismo con l'incipit del libro di Pamuk. Incipit assolutamente geniale.

Treusch avrà letto Pamuk?
In fondo, come nel XVI secolo, anche nel nostro si muore, lo scontro di civiltà oriente-occidente esiste ancora, su spazi più dilatati, mentre gli intrighi di corte oggi si possono assimilare al mobbing, magari, come in questo libro, all'interno di una multinazionale tedesca.

Treusch avrà subito le stesse vessazioni aziendali del suo protagonista all'arrivo nel nuovo posto di lavoro?
Ovvio chiederselo, dopo aver letto la biografia dell'autore.
Scrivere sul mobbing non è male per una spy story contemporanea.
La parola è il proiettile più mortale, se riuscite a ficcarla nel bel mezzo della testa.(da Un Luogo Incerto - Fred Vargas)
Parafrasando la scrittrice si potrebbe dire che anche il mobbing è il proiettile più mortale…
Dunque: buono lo spunto.
Magari già conosciuto a chi legge gialli americani, come i legal thriller. Per chi invece è stato ancorato al giallo mediterraneo e solca adesso i mari (del giallo) in direzione opposta, verso l'Oceano Indiano e il Mar Cinese, l'argomento è abbastanza recente.

Si prosegue, confrontandosi con l'esperienza indiana del protagonista e commentando:"Sì, lo so", "è capitato anche a me", "ma guarda, non lo sapevo!" oppure "già, avevo intuito che era così".
La viaggiatrice legge gialli per conoscere società e culture differenti dalle nostre.
Nei suoi viaggi di lavoro, in quanto donna, non si è dovuta adeguare a forme di protocollo di appannaggio solitamente maschile, premessa o effetto nella riuscita di transazioni commerciali.
Qui si parla anche di questo. Quindi se ne consiglia la lettura ai “viaggiatori-per-dovere” che affrontano l’Oriente Estremo, affascinati dai suoi tanti lati esotici.
Argomento d'attualità, testimoniato dal film “Tra le nuvole” col tagliatore di teste, impersonato da G Clooney, dunque:
perché non dovrebbe far parlare un libro che, nell’epoca della delocalizzazione più spinta, ci mostra anche il modus operandi nei tagli all’occupazione fuori dalle aziende in patria?

Ritmo innegabilmente incalzante. A parte qualche inciampo narrativo (notato non solo da me), del tipo: nel mezzo di una relazione medico-scientifica basata su una ricerca fatta in India, sull'impiego frequente dei telefoni cellulari, si riportano statistiche relative alla popolazione italiana (!!).
Oppure: in un capitolo iniziale leggiamo di un gesto disperato (purtroppo tipico in una certa parte del mondo) di un personaggio, di cui non si sa più nulla, salvo supporre - molto più avanti - che forse il responsabile del gesto è un personaggio chiave della spy story stessa.
Il rimbalzare da Milano a Monaco, da Monaco a Bangalore, Shanghai e Cartagena, e i molti colpi di scena ricordano il Bond di Fleming, se non fosse per un particolare per nulla trascurabile (che qui non diremo). Comunque non stupirebbe leggere che sono stati venduti i diritti per farne un film.

Si faccia una domanda e sia dia una risposta.
Dopo le domande a noi stessi, altre ne vorremmo porre allo scrittore.
"Considerato che anche lei, come il protagonista, è un manager di una multinazionale della telefonia mobile, ha pensato di pubblicare il romanzo sotto un nom de plume, per evitare di rischiare il posto in azienda, pubblicandolo col suo vero nome?"
"Voleva veramente ascrivere il suo libro al genere thriller, oppure è stata un'idea del suo editore, che si è servito di questa categorizzazione per vendere meglio quello che in realtà è un saggio pamphlet contro l'uso dei telefoni cellulari?"
Nino Treusch, Ricardo Gaibor, Maria Sharapova, Wanda Suarez and Oscar Chequer
Sony Ericsson Kickoff Party March 2008 Miami

Insomma, Dr. Treusch:
"Siamo di fronte a quello che gli inglesi definiscono fiction,nell'accezione più comune del termine, una storia inventata, oppure a un'inquietante realtà?"

In attesa di risposta (che non arriverà mai), noi, intanto, facciamo lo switch off del nostro cellulare.
Gratificati comunque nell'apprendere che qualche spunto del nostro post era già stato in precedenza scritto da chi, lo scrittore, aveva avuto la possibilità di incontrarlo davvero. (Clikkare qui per l'articolo di M. Sideri - Corriere della Sera 25 giugno 2010)




















3 geo-commenti:

  1. Interessante il punto di partenza di questo thriller-pamphlet contro l'uso dei cellulari e ben vengano libri di narrativa o di altro che parlano del mobbing, perché aumenti la sensibilizzazione di tutti nei confronti di questo orrore (sembra una parola grossa per parlare di mobbing ma sono convinta non lo sia; è davvero un orrore).
    Quanto agli inciampi narrativi, quello che hai citato delle statistiche relative alla popolazione italiana quando si parla di una ricerca fatta in India sull'uso dei cellulari, è ovviamente il frutto di una precisa scelta di localizzazione - assai discutibile - dell'editor. Bah. Rimango basita di fronte a casi come questi e mi chiedo che razza di logica ci sia dietro simili genialate.
    Saluti!
    (dimenticavo! Grazie per aver accennato al romanzo di Pahmuk, che è lì da un po' e attende il suo turno. Molti me ne hanno parlato come di un mattone pazzesco e la mia unica esperienza con l'autore in effetti è stata abbastanza pesante, anche se non del tutto negativa. Mi hai fatto venire voglia di leggerlo. Magari tra un po'...)

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  2. Rosso di Pamuk é stato per me uno dei libri più soffocanti e claustrofobici che abbia mai tentato di leggere. Pero' concordo con te : l'incipit (almeno) era geniale.
    Bianco di Treusch, dopo aver letto il tuo post, mi attira. Vedremo...

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  3. @Duck Sono d'accordo con quanto hai scritto, inciampi a parte è cmq un libro da leggere.
    @Grazia + Duck per rispondere ad entrambe sul libro di Pamuk: vedo che siamo affascinate dall'incipit del romanzo dell'autore turco. Tuttavia ricordo di non avervi trovato "la giusta chiave d'ingresso" (come in Giochi Sacri). Quindi concordo col giudizio di Grazia. Inizialmente ho pazientato pensando al Nome della Rosa di Eco, quando le digressioni sono divenute smisuratamente estese (tipo quella su una moneta) ho avuto molte difficoltà nel proseguire. L'impressione è che Pamuk abbia "profuso" nelle pagine del romanzo troppo della sua smisurata cultura. Attitudine (rischio) già trovata in altri giallisti, col risultato di rallentare la suspense.
    Bye&besos

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