TO BE (Read) OR NOT TO BE (Read) - Shakespeare&Co

Oggi voglio raccontare una storia.
Una favola che finisce bene e quindi, tranquilli, il giochetto di parole nel titolo non si abbinerà ad una tragedia.

Sappiamo l'attrazione degli americani per l'Europa. Famosa l'attrazione di Peggy Guggenhiem per Venezia, dove sbarcò per viverci nel 1948, comprando Palazzo Venier dei Leoni, in cui si può oggi ammirare la sua Collezione di opere d'arte.


Sylvia Beach era forse meno famosa della connazionale, ma anche lei espatria in Europa fra le due Guerre, precisamente nella Ville Lumière, dove apre nel 1919, al 12, in rue de l'Odeon, la libreria Shakespeare&Co..
Più che vendersi libri, il negozio era un'isola culturale anglo-americana a Parigi,  visitato dalla cosiddetta "Lost Generation" e dove si potevano incontrare persone del calibro di Ernest Hemingway, Ezra Pound, F. Scott Fitzgerald, Gertrude Stein, George Antheil, Man Ray e James Joyce.







Non solo dunque la qualità dei suoi frequentatori, anche i libri erano d'alto livello; riflettevano i gusti della sua proprietaria. Si trovavano titoli banditi in Inghilterra e negli Stati Uniti, come L'amante di Lady Chatterley di D.H. Lauwrence o l'Ulisse di Joyce che, censurato in quei due Paesi, fu stampato per la prima volta, nel 1922, proprio da Sylvia Beach. (foto a fianco Sylvia Beach e, sotto con Joyce)


Nel dicembre 1941, con l'arrivo dell'occupazione delle forze dell'Asse, la libreria dovette chiudere. Qualcuno racconta che il vero motivo fosse il rifiuto della Beach di consegnare a un ufficiale tedesco l'ultima copia dell'opera di Joyce, Finnegans Wake.


In ogni caso, riappare, dopo dieci anni di chiusura, nel 1951. Sarà un altro statunitense, George Whitman, ad aprire il negozio per anglofili, al 37 di rue de la Boucherie, sulla rive gauche, accogliendo la sfida di un amico che, vedendo la sua stanza straripare di libri gli dice: "Perché non apri una libreria inglese?". A chiederlo a George era nientemeno che Lawrence Ferlinghetti.

Ancora una volta il luogo non tradirà le aspettative. All'interno del piccolo spazio, Whitman  organizzava il 
Sunday Teareadings di poesia e gli incontri con gli scrittori.


Oggi è sua figlia, Sylvia, a ripercorrere in modo ancor migliore la strada del padre
(nella foto a fianco, entrambi con Bill Clinton). Così ora esiste anche il festival letterario biennale FestivalandCo che ha ospitato nomi illustri, quali Paul Auster, Siri Hustvedt, Jung Chang e Marjane Satrapi.


Questo suo entusiasmo è tutto riassunto in una frase che la stessa Sylvia, (stesso nome della prima proprietaria), dice di se': "Sono nata in una fiaba".
  
E fiaba sia! In questo piccola casa-libreria anglofila e bibliofila nella Parigi del gigante FNAC, si respira un'atmosfera alla Viaggi di Gulliver fra le stanze dagli scaffali stracolmi che sembrano sul punto di cedere. Le sue piccole scale e quelle a chiocciola (conducono al primo piano, dove c'è la biblioteca del padre) sono degne della fiaba di Pollicino, mentre i grandi o piccoli tappeti orientali sembrano usciti da un episodio di Corto Maltese. 

"Non siate inospitali agli sconosciuti, potrebbero essere angeli sotto mentite spoglie" 
Fedele a questo motto, i libri sono a disposizione di tutti e il senso dell'ospitalità non manca.
Così la magia prosegue nei volti di tutte le razze ed età dei ragazzi e ragazze che qui si incontrano, provenienti da varie parti del mondo e che qui chiedono di poter fare uno stage (riconosciuto da alcune università) o più semplicemente di fermarsi per dare una mano.

Al piano superiore, una specie di piccola locanda. Sei brandine ed un lavandino, quasi mimetizzati fra i libri formano il Tumbleweed hotel (nome della parte della libreria trasformata in ostello negli anni '50). Offre alloggio a chi lo chiede, a chi "va preso quando viene e lasciato quando va",  proseguendo quello spirito di ospitalità che Whitman, come racconta la figlia, trovò nei suoi viaggi in Sud America fra la gente del luogo che gli offriva sempre un letto in cui dormire.


Era il 1930, ancora saccenti trend-setters non avevano inventato il Couch surfing, ma il senso dell'ospitalità, a quanto pare, esisteva già. Non una moda nel ricco Nord America, ma, appunto, puro e semplice senso dell'ospitalità nel Sud.  


Portfolio sonoro sull'argomento: Le Monde Culture agosto 2009, clikkare qui


14 geo-commenti:

  1. Che bel post, ti ringrazio di cuore per tutte queste cose che non sapevo. Veramente, tu e giacynta siete due piccoli tesori, due sorgenti preziosi nel mare di blog insignificanti. Vi leggo con enorme piacere.

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  2. "La libraia di Joyce" di Noel Riley Firch, ed. Il Saggiatore, ripercorre tutta la storia di questa avventura

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  3. Cosa aspetto ancora ? Prendo il treno e ci vado...

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  4. De facto sempre houve uma grande atracção pela Europa, o Velho Mundo onde tudo aconteceu!...
    Marcante para mim essa «Geração Perdida»...instigante essa Gertrudes Stein, personagem bem exótica, mas que estendeu a mão a muitos escritores, pintores...
    Escritora que muito escreveu e nada ficou...ultrapassada pelos seus protegidos, até se zangou com Hemingway...
    Como num dos poemas que escreveu: «uma rosa é uma rosa é uma rosa»...deixo uma rosa para ti!
    Beijos,
    Manú

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  5. ciao Nela! infatti è proprio un posto affascinante. Qualche anno fa ci sono passata e ho fatto qualche foto. Ma è davvero strabiliante quanto tutto lo spazio sia denso di letteratura, e sembra che sia rimasto tutto fermo al dopoguerra... strano e affascinante.
    buon fine settimana!

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  6. Sebbene abbia dato ad intendere nel precedente post di aver individuato con facilità la libreria ( ci sono invece arrivata solo attraverso le tracce lasciate dalla foto che hai pubblicato ), in realtà non la conoscevo affatto, quindi ti sono davvero grata per questo ennesimo bellissimo post.
    "Non siate inospitali agli sconosciuti, potrebbero essere angeli sotto mentite spoglie" ( che incanto! ).
    Baci e buon weekend

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  7. In questa domenica casalinga, mi hai regalato un gran bel viaggio.
    Grazie di cuore Nela San!

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  8. Uh che bella storia. La conoscevo, ma per sommi capi e qui da te me la sono letta con immensa goduria.
    Grazie anche a Dede per il riferimento bibliografico: corro a mettere il libro che segnala nella mia elefantiaca wish list.
    Saluti!
    (come vanno le paturnie? passate? spero di sì!)

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  9. @Selene credo che, come tutte noi blog-amiche, si metta passione e condivisione in quello che scriviamo. Le affinità fanno il resto: ovvero che si possa trovare piccole cose che gli altri trovino interessanti, stimolanti. Se poi sono anche giudicate preziose, beh, la cosa rende molto contenti.
    @Dede dopo la biografia di Peggy Guggenheim ecco un libro da comprare. Grazie per il suggerimento!
    @Grazia in effetti, non è molto distante da te. Vai e scatta! (Nel senso di fotografa, intendo)
    @Manu Pois é verdade, querida Manù, acho que, sobretudo os Americanos, tivem sempre uma grande saudade de nao ter "uma historia cultural" bem cheia como a nossa do Velho Mundo.
    @Elisa leggendo la sua storia mi sono chiesta se una libreria del genere sopravviverebbe in Italia. Credo di no, purtroppo.
    @Giacynta dunque la gemellina ha fatto Sherlock Holmes...Great!
    @Barbara Sarebbe il gente di libreria che vorrei avere io, ma credo che non sopravviverebbe a lungo.
    @Duck contenta che ti sia piaciuta. Grazie per l'interessamento sulle paturnie: si sono dissolte su un sentiero botanico, ieri, a 2160 mt s.l.m.

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  10. E alla fine ho letto il libro. E sognato… Uh, quanto ho sognato!
    I tuoi post sono sempre ispiratori di piacevoli letture.
    Grazie mille.

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    1. Scusa, ho capito solo ora a cosa ti riferisci. Non avevo ancora letto il tuo blog. OOOps

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  11. Ciao Barbara, scusa, ma forse mi sono persa un pezzo... Hai letto la suo biografia? fammi sapere. Bye&besos

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  12. Ah, la foto della stanza con il letto fra i libri... che posto meraviglioso!

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    1. È una foto che ha colpito anche me, mi trovi completamente d'accordo!

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