La stampa in...Augias - Quella mattina di luglio



"Di che ti meravigli? Dell'ingiustizia? dei giornali? della velocità con cui certi giornalisti s'adattano alle nuove situazioni? Tutto nei giornali va di fretta, anche le coscienze. Se i lettori potessero avere memoria dei cambiamenti, i giornali sarebbero circondati dal più totale discredito."


Non so dire perché, oggi, guardando la mia libreria mi sono imbattuta nel libro da cui è tratta questa frase. 



Libro che tratta di un caso di omicidio da risolvere e in cui il commissario di turno viene chiamato per il cadavere di una donna, ritrovato in un palazzo. Un palazzo che nel giro di poche ore scompare. Polverizzato con il cadavere. Crolla.
Coincidenze con la palazzina crollata ieri, in Italia, in cui lavoravano in nero delle donne a 3,95 euro all'ora?


E dell'ingiustizia, delle coscienze che si adattano alle nuove situazioni? Coincidenze anche queste che leggiamo quotidianamente nei giornali?


Humphrey Bogart, nel film L'ultima minaccia, diceva la famosa frase: "E' la stampa bellezza e tu non puoi farci niente".


Già, oggi come ieri. 
Poiché il libro da cui è tratta la frase è Quella mattina di luglio, di Corrado Augias.

(Augias - Source: Wikipedia)

Il luglio è esattamente il 19 luglio del 1943. La casa che crolla sparisce sotto il bombardamento americano. La stampa dell'epoca è quella del periodo fascista, seppure vicino alla sua fine.


Ho amato questo libro. 
Eppure, quando ne rileggo dei passi, non posso fare a meno di provare un senso di inquietudine. 
Come oggi.






8 geo-commenti:

  1. Penso che si sia arrivati a un livello tale per cui provare inquietudine significa aver preservato la propria sanità mentale, quello che un tempo si chiamava senso civico, e - lo aggiungo io - una nozione anche minima di buon gusto.
    Cara Nela, c'è davvero poco di che stare al(l)egri. L'unica cosa cui mi viene da aggrapparmi in questi tempi oscuri è la certezza di alcune amicizie e affinità elettive.
    Saluti affettuosi (ed inquieti)

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  2. inquietudine, appunto. E' diventata la costante dei nostri giorni, stiamo scivolando su un piano inclinato e non possiamo più far nulla per fermare la valanga

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  3. L'ingiustizia delle coscienze che si adattano alle nuove situazioni: com'è vero!
    Un senso di inquietudine ce l'ho anch'io.Bisogna tenersi stretti, non dimenticare la compassione( per le donne di Barletta, ad esempio) e aspettare che la nottata passi( come avrebe detto Eduardo).E passerà, ne sono sicura.

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  4. @Duck, Dede e Grazia Meno male che non sono sola! Grazie care amiche. Bye&besos a tutte voi.

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  5. immagino. Soprattutto perché certe cose sembra che non cambino mai. Al massimo, peggiorano. Hai fatto caso che quasi non si parla più delle donne uccise nel crollo? Del fatto che lavorassero in nero? Per pochi spiccioli? Ma l'informazione...dov'è? :(

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  6. Aggiungo la mia alle altre inquietudini. E ne aggiungo un’altra di inquietudine. Ma io cosa sto facendo in questi tempi grigi? Non mi sto forse adeguando a quanto mi accade intorno, prendendo ogni cosa con una sorta di rassegnazione? “Passerà, tanto ormai abbiamo toccato il fondo”. Ed è sufficiente forse questa rassegnazione? Mi inquieta l’inazione. A partire dalla mia. Stamane sentivo alcuni commenti e i soliti numeri che caratterizzano il post-tragedia sulle percentuali di lavoratori a nero e sulla carenza delle più elementari norme di sicurezza. Ma perché tanta ipocrisia? Ma perché fingere di stupirsi su ciò che è davanti agli occhi di tutti e che tutti fingono di non vedere?

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  7. @TuristadiMestiere No, l'informazione in Italia non c'è più. Forse nemmeno negli altri paesi, ma di sicuro non qui e non nel modo tradizionale. E di sicuro mi ripeto dicendo che non è un caso che qui possa germogliare il seme cattivo della legge bavaglio. Tutto quanto è informazione e sociale, come i social networks appunto, sono da reprimere. Siamo in una democratica dittatura.

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  8. @Barbara Anch'io ho pensato tanto a questa nostra inazione. Da cosa deriva? Non siamo abbastanza disperati, non siamo abbastanza indignati? In Grecia ci sono già state una, dieci, cento manifestazioni di piazza da quando sono crollati nella crisi. Noi abbiamo fatto quella di Febbraio (per lo meno io c'ero e la volta precedente era stata l'occupazione del liceo, quindi ormai archeo-storia) poi basta. Siamo tutti ritornati alle nostre frustrazioni quotidiane e a tirare a campà. Anche in questo, i Greci (pur con tutti i se e i ma delle violenze) sono meno rassegnati di noi all'inazione.

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