Affinità e(c)lettive - coincidenze cognitive: Jacques Milliez - Carlo Flamigni

 Vagando nel reparto (o, forse meglio, nella giungla libraria) dei gialli di una libreria, in un freddo pomeriggio di fine anno, la viaggiatrice si è lasciata attrarre da una copertina sontuosamente elegante, di spessore e dall’effetto lucido opaco, che rispondeva al romanzo dal titolo:
 La sconosciuta del Musée de l'Homme (Edizioni Dedalo, Pagg 181, Titolo originale: L'inconnue du Musée de l'Homme, Traduzione: M. Karam)
La prima perplessità è stata nel leggere, in basso, a fianco: Romanzo scientifico.
Prima reazione: rigetto, memore anche de Il bambino che fumava prugne, catalogato sempre nella sezione gialli, di cui già qui è stato scritto se fosse giusto definirlo tale, piuttosto che metafisico o meta-giallo.

Tuttavia tre cose incuriosivano.
Gli ambienti in cui svolge l’azione: Francia, Italia e la non molto conosciuta Corea del Sud; il numero esiguo di pagine e la professione dell’autore, professore di ginecologia.
Questo l’indizio importante.



Anche noi vantiamo un medecin retraite active. Il Professor Flamigni, ormai naviga a vele spiegate nello scrivere gialli ambientati in Romagna.
Carlo Flamigni (Forlì, 4-02-1933). Laurea in Medicina e Chirurgia, Direttore servizio Fisiopatologia della Riproduzione (1975-1994) successivamente direttore della Clinica Ostetrica e Ginecologica Università di Bologna, fino al 2011. Illustre scienziato e docente, membro Comitato Nazionale per la Bioetica, ha ricoperto il ruolo di presidente della Società Italiana di Fertilità e Sterilità e scritto saggi relativi agli aspetti medici e bioetici della riproduzione e fecondazione assistita.
Per il suo collega transalpino, invece, l'attività di scrittore è più recente.
Nulla, o quasi, si troverà cercandone il nome affiancato alla parola scrittore.
Anche Jacques Milliez nasce il giorno 4, ma nel maggio di 10 anni dopo (1943). Anche lui Professore di Ginecologia e Ostetricia, Segretario Generale della ONG Equilibres et Population, capo divisione Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale Saint-Antoine a Parigi, membro del Comitato di Etica della Federazione Internazionale di Ginecologia ostetrica.

Affinità e(c)lettive si potrebbe dire. Eppure le trame delle opere prendono direzioni diverse e quel romanzo scientifico, scritto sulla copertina, ne è un segnale.

Sono sufficienti meno di 200 pagine per chiarire un enigma dai molti riscontri nella realtà?
Gli orfani dei nordici e di Larsson in particolare risponderebbero negativamente.
Eppure la trama scorre velocemente e ci si ritrova a seguire appassionatamente qualcosa che, al tempo stesso, ci angoscia perché di finzione c’è ben poco.
La stessa angoscia che ci è venuta leggendo “Il coniglio bianco”.
E la domanda sorge spontanea:
“Più di un saggio, un pamphlet. Non sarà che ora per essere impattanti sui lettori, al posto di articoli ridondanti di certo giornalismo che abusa di parole come strage, dramma tragedia, occorre scrivere romanzi gialli?”
Chi si vuole dare una risposta può sempre avvicinarsi alla lettura dei due romanzi. (O di un altro di cui parlerò prossimamente)


Oggi, oltre alle suddette affinità, vorrei soffermarmi sul caso delle coincidenze cognitive.
Dicevo: su internet non si trova quasi nulla del Milliez scrittore; altro e molto di più, della sua attività lavorativa e professionale, che danno prova di persona fortemente attiva.

Mentre un sito francese lo dipinge come “medecin en retraite active”, ad una più profonda navigazione, non solo si scopre essere in attività, ma, addirittura, in combattività.
Sua una campagna di protesta, lo scorso anno, contro la chiusura del reparto maternità dell’ospedale Saint-Antoine.

Questo non fa che avvalorare la teoria di Gramellini (la Stampa, 2-01-2012) su la forza motivante di questi diversamente giovani ancora attivi e combattivi che il giornalista del quotidiano torinese battezza protagonisti di una rivoluzione di cui non colgono ancora la portata, ma che finirà sui libri di storia perché mai erano stati così tanti e, nonostante gli acciacchi così in salute. 
Persone da cui dobbiamo prendere esempio.
Per leggere l'articolo completo di Gramellini clikkare qui: editoriale


3 geo-commenti:

  1. Un esempio per tutti i diversamente giovani.Che per essere " rivoluzionari" bisogni ormai aspettare la terza erà ?

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  2. A me sembra che proprio a una certa età si abbia finalmente la lucidità e l'esperienza per poter consapevolmente, realmente ed efficacemente essere rivoluzionari. Ma forse lo dico perché sono più vicina a "una certa età" piuttosto che alla gioventù? :-) Non è improbabile!
    Saluti affettuosi

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  3. @Grazia Forse sì, quindi io sono ormai sulla buona strada ovvero: dopo aver fatto occupazione da studente ecco come ri-sentirsi giovani per la giusta causa dei giovani!
    @Duck Oh, non ti preoccupare cara amica se arrivi a una "certa età", non è poi così male! Lasciatelo dire da chi, come me, da 4 anni ha superato la boa del mezzo secolo. Poi c'è un'altra cosa che non è male ma è meglio se la dico in privato.
    Bye&besos e buona domenica a tutte!

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