Ci mancherà. Carlo Fruttero

Carlo Fruttero
(Torino, 19-09-1926
Castiglione della Pescaia, 15-01-2012)

Carlo Fruttero era uno di quegli scrittori di cui non mi dimenticavo mai la data di compleanno. 
Forse perché nato nel giorno di un mese a cui sono affezionata per anniversari e e affetti personali.
Era uno di quegli scrittori di cui apprezzavo l'arguzia, la levità, l'eleganza di sottoporre e descrivere situazioni o persone senza clamori, ma dandone comunque un tratteggio incisivo e minuzioso.

Nel postare

 il Memo sul suo compleanno scelsi questa foto. Di solito ne scelgo una in cui lo scrittore è ritratto a fianco di libri, animali, mentre fuma o beve il caffè (chi mi segue ormai sa la ragione di queste mie scelte ricorrenti). Nel suo caso invece quest'immagine che lo raffigurava mentre guardava il mare mi piacque subito, perché sembrava un vecchio lupo di mare che guarda la massa liquida che lo ha accompagnato nell'esperienza di tutta una vita e nel suo sguardo c'è l'imperscrutabilità della persona navigata.

Per l'ottantaquattresimo compleanno, Ernesto Ferrero scrisse un bellissimo articolo su La Stampa, di cui riportai il link a chiusura dello stesso post. 
Il giornalista terminava dicendo: 
"... Fruttero fa parte di quelle che oggi si chiamano le eccellenze torinesi ...- e continuava - ...stiamo attaccati a Carlo con le unghie e coi denti, nella paura che ci portino via anche lui".
Sono andata sul mio post e mi sono accorta che il link a quell'articolo, ("Meno male che Carlo c'è"), non si apriva più. 
Lo ripropongo qui, dopo che è ritornato alla luce. 
Carlo, invece, si è spento per sempre.
Ci mancherà.



7 geo-commenti:

  1. Sì, ci mancherà, e tanto.
    Grazie per questo ricordo.

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  2. Che bell'omaggio, Nela! E' evidente che lo avverti vivo e vicino, nonostante tutto.

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  3. ironia, cultura, e quella maniera di dire pane al pane senza mai perdere di vista garbo e buona educazione. Ci mancherà davvero

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  4. Non ho mai letto niente di suo, ma lo ascoltavo sempre con grande piacere da Fazio e ne apprezzavo la sobria e sottile ironia, l'arguzia, la cultura.
    Quando penso a simili "eccellenze" che perdiamo - perché è la vita, e a poco serve cercare di rimanerci attaccati con le unghie e con i denti - mi tornano subito in mente quei bellissimi versi di De Andrè che dicono "io mi dico che è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati". Ecco, penso questo. E mi rassereno.
    Saluti affettuosi

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  5. Un grande che spegne unaluce ma lascia accesa la parola

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  6. Splendido post. Ho sentito che era venuto a mancare solo qualche ora fa ed ho pensato che non ho mai letto alcun libro scritto da lui. Per questo i tuoi post sono così preziosi. Grazie.

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  7. Quanto mi è dispiaciuto! Amavo questi due! Non li dimenticheremo, vero?

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