Der -die -das: der Altar, die Tür, das Haus. Appunti sparsi su Berlino 2a parte

(Literaturhaus - Interno Café by Nela San)


Jedes hat Glück einen kleinen Stich Wir möchten soviel: haben, sein und gelten, daß einer alles hat: das ist selten.

Ognuno ha della fortuna un piccolo pezzo - noi ne vorremmo tanta: avere, essere e valere. Che ognuno abbia tutto: questo avviene di rado.  
Das Haus
Inizio dalla fine. Dalla fine di una giornata di spettacolo di arte varia e di macachi senza storia, (per dirla alla Conte), cui la viaggiatrice assiste ogni anno, quando viene nel freddo inverno berlinese. 



Macachi non visibili allo zoo e nemmeno alla Berlinale, ma presenti in folto gruppo in altra zona della città. Sprecato dedicare loro il monito di apertura di questo post, riportato nel quadro della sala in cui la viaggiatrice era seduta,

 nella Literaturhaus.


Aperta nel 1986, la Literaturhaus Berlin è un'istituzione letteraria che organizza pubbliche letture, conferenze, letture sceniche e discussioni, soprattutto sulla letteratura contemporanea di lingua tedesca. 













(Literaturhaus - Interno Café by Nela San)








Il caffè-ristorante annesso è luogo d'incontro di gente fuori dagli stereotipi. Quindi, se preferite evitare il chiassoso Hard Rock Café, sulla Ku'damm, basta spingersi un po' oltre, voltare nella Fasanenstrasse e al 23 troverete questa Haus (casa), immersa in un giardino.






Questo il cibo per il corpo, prima del quale, la viaggiatrice, ha potuto gustare un piccolo assaggio di quello per la mente.


Der Altar, die Tür
Non si dovrebbe entrare in un Museo alla giapponese. Con tutto il rispetto per questo popolo, l'espressione deriva dalla loro abitudine ad un frenetico turismo mordi-e-fuggi, solitamente composto da visita di tre principali città italiane in 5 giorni (A/R dal Sol Levante compreso). 
La viaggiatrice purtroppo aveva solo 2 ore per vedere il Pergamon Museum. Da qui il suo sentirsi molto giapponese, nel visitarlo.
Altro l'approccio alla visita dei ragazzi di un Istituto superiore italiano in gita, che  una professoressa prussianamente Gestapo-ana obbligava al silenzio, ad ascoltare le spiegazioni e a stare raccolti attorno a lei.
Ancora differente quello di un gruppo di cinesi, errabondi nelle grandi sale senza alcun "Grande Timoniere" che li obbligasse a stare inquadrati.





In questa specie di grande astronave dalla luce grigiognola, fra monumenti di impressionante imponenza, quello che dà il nome al Museo è der Altar: l'altare di Pergamo. 
Davanti alla base di questo tempio lungo 170 metri, la domanda amletica della viaggiatrice fu: "...se sia più importante lasciare reperti nel luogo in cui vengono scoperti o trasferirli in musei per farli fruire, o, più romanticamente, emozionare  un numero di persone superiore, grazie all'accesso più agevole rispetto ai luoghi d'origine, spesso irraggiungibili ai più".
Il dépliant del Museo venne in soccorso, spiegando (giustificando?) che:

"Secondo gli accordi che l'archeologo tedesco Carl Human aveva stipulato nel 1878 con il governo turco, gli era data facoltà di poter portare in Germania metà delle opere che avrebbe scoperto nella campagna di scavi durata otto anni nella città di Pergamo. 

Fu quindi in virtù di tale accordo che portò a Berlino la base del tempio, mentre quella soprastante è ricostruzione originale di quanto rimasto in Turchia".







Precisazione che la rassicurò solo in parte.  Arrovellandosi ancora sul quesito se un greco reagirebbe alla stessa maniera per i fregi del suo Partenone, sempre rivendicati al British Museum, la viaggiatrice proseguì nelle altre sale, fino ad essere presa da sbalorditiva fascinazione per die

 Tür, ovvero la Porta di Ishtar.




Per documentarsi sull'ottava porta della città di Babilonia, vedere Wikipedia, clikkando  qui.

Per sapere invece cosa provò la viaggiatrice, confesso che ebbe un clik. Da qualche parte, nel suo cervello, ebbe un clik: pensò a Schliemann, che scoprì Troia, a Chatwin e al suo precursore Byron de La via per l'Oxiana, ripensò alle magnifiche cose che doveva aver visto Marco Polo e vagò.
Vagò fra la Antikensammlung, il Vorderasiatisches Museum (Museo dell'Asia Anteriore) e in quello dell'arte islamica.
  (Aleppo Room)
(Persian Zodiac)
Tanto vagò che si perse...
No, non lei. Lei non rimase chiusa dentro al Museo dopo l'ora di chiusura. Per si perse, si intende che si perse una parte del museo che non vide.

Volete conoscere le reazioni finali ai differenti approcci dei 3 gruppi descritti in apertura?

Eccoli:
- una volta uscita, in mezzo al buio e a  meno 13°C, montò su un Taxi Mercedes anni '70, guidato da uno che sembrava un ufficiale della Stasi uscito dal film Le Vite degli altri, e solo quando iniziò a scaldare il cervello maledì il poco tempo a disposizione;
- prima dell'uscita si misero in fila e firmarono con ordinati ideogrammi il libro delle visite al museo;
- all'uscita si accalcarono intorno al libro delle visite al museo e uno di loro, in uno stampatello un po' inclinato, scrisse un grande " STI C**ZI!"

Adesso potete indovinare chi fece (o scrisse) cosa...
Gute Nacht!

6 geo-commenti:

  1. Lo sapevo, lo sapevo.Ammetti che Berlino comincia a piacerti, vero?
    Il Pergamon è uno dei musei" mitici" del mondo.Quando ci sono entrata ho avuto un capogiro: non ci credevo.La stessa sensazione di incredulità l' ho provata quando sono arrivata, sempre a Berlino, di fronte alla Nefertiti o a Masaccio, o a Boecklin.Insomma uno più bello dell'altro.Ma Berlino non è solo musei è la Philarmonie, la Biblioteca Nazionale, la Literaturhaus, sono i mille e mille caffè, il quartiere turco, i giardini, il museo ebraico, l'architettura di Renzo Piano o Franck Gehery...insomma non mi fermerei più.Una sola curiosità: perchè con tanti straordinari ristoranti che ci sono avete mangiato solo stinco di maiale? Una visita insieme si impone e, giuro, che dello stinco non sentirai nemmeno il sapore. Ich bin berliner und du?

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    1. Rispondo in modo ordinato.
      mangiare solo stinco: quelli con cui condivido queste giornate berlinesi non hanno molta "fantasia culinaria".
      Comincia a piacermi: quest'anno mi sono affrancata dagli "stinchi". La Literaturhaus me la sono gustata da sola. Altro se avessi avuto la tua compagnia.
      und Du? Jawohl! Zwei Berliner-Frauen im Berlin scheint auch Gut zu sein!
      Ciao

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  2. Quel museo è davvero troppo. Io ne ho un ricordo magnifico e insieme opprimente: troppa roba, troppo grande, con quegli spazi immensi e quella luce strana (hai perfettamente ragione: ma io pensavo dipendesse dal fatto che quel giorno c'era un cielo plumbeo e cupissimo, che infatti poi ci scaricò addosso, sulla via del ritorno in bici, svariate tonnellate di pioggia). Io e la Spia trascorremmo nel museo credo più di 4 ore, riuscendo a vedere una percentuale misera di tutto ciò che c'era da vedere. Alla fine uscimmo quasi intontiti e grati di tornare all'aperto.
    Però... però a Berlino ci tornerei anche adesso, il tempo di mettere un paio di mutande e lo spazzolino in borsa.
    Saluti affettuosi (STI CA**I l'hai scritto tu? :-)

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    1. Ti confermo che la luce "strana" c'era anche alle ore 19.25 mentre fuori era buio pesto.
      Mi consolo che non sono la sola a non aver visto tutto, per cui anch'io potrei preparare mutande-e-spazzolino in borsa. (Anche gli occhiali da vista e i cachet contro l'emicrania da freddo)

      No, la scritta in stampatello obliquo era opera di uno degli studenti italiani, per un attimo sfuggito alla "vigilanza" della Prus-Prof., però, magari, anche in cinese c'era scritto un commento simile, ma meglio non approfondire sull'ideogramma di riferimento ;-)

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  3. Confesso che, pur avendo a disposizione una settimana, durante la mia permanenza a Berlino, ho preferito alla visita del Pergamone ( così da me ribattezzato ), quella di piccoli, interessantissimi musei. Quello che mi è rimasto impresso più di altri è quello dedicato a un famoso fotografo, http://www.helmutnewton.com/. Ti sarebbe piaciuto, penso. :)

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    1. Ahahah, il Pergamone rende benissimo l'idea del Museo. Soprannome calzante. Quello di Helmut Newton l'ha visto mia figlia, appassionata di fotografia e assidua frequentatrice anche del FORMA di Milano. Per sua madre è già stato un miracolo aver avuto due ore per vedersi il...Pergamone.

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