KOTA NEELIMA - E' l'India (vera), bellezza!

Foto by Nela San
Chi mi segue nel blog ormai lo sa: la mia passione per i gialli si focalizza su quelli che danno l’opportunità di conoscere un paese, la sua gente e le sue tradizioni. Si potrebbe obiettare che, se questo è il proposito, tanto varrebbe leggersi saggi, Internazionale oppure Limes. Leggo anche questi, ma con scarsità di tempo, leggere diventa gradevole e libera scelta di accrescimento-passatempo. Da qui la predilezione di quel tipo di gialli, evitando anatomopatologi, poliziotti americani molto pulp o investigatori troppo CSI.
A tal proposito, il libro regalatomi da un carissimo amico,  reperibile purtroppo solo su web o in India, (paese di pubblicazione e dell’autrice), risponde ai miei criteri descritti in apertura.
Può un giallo arrivare al punto di commuovere?
Se ne può misurare il gradimento solo dal livello di suspense che crea o anche allargarsi al pathos che infonde nel lettore?
"It shows, Falak, that the farmers are preparing for a revolt. Their troubles are making them resort to desperate measures. We have heard of farmers committing suicide till now. But this is different. This is the first murder of a moneylender. Do you understand the importance?"
[...]
"I do. Suicides usually are not dangerous to the health of other people," Falak had said trying not to sound sarcastic,

Nel suo Death of Moneylender, l'indiana autrice-pittrice Kota Neelima affronta qualcosa di estremamente reale e devastante. L’avvio è la morte di un usuraio in un villaggio dell’India. Da qui parte ad affrontare lo scottante argomento dei suicidi degli agricoltori, fenomeno di vaste dimensioni, in parte causato dall’indebitamento per l’impiego di costosi sementi OGM nelle colture, soprattutto del cotone. 
Il meccanismo perverso di tale operazione convincentemente coercitiva è descritto con dovizia di particolari.
"Today if there is a demand for the new seeds it is because moneylenders have refused to lend for crops of the earlier seeds. Farmers are forced to ask for the new seeds and, assessing the demand, the company will bring the new seeds into our villagers."
Nell'Ottobre 2008, l'International Food Policy Research Institute dimostrò che l'introduzione del cosiddetto cotone Bt non era la causa di forza maggiore che portava al suicidio degli agricoltori in India. A riprova di tale tesi, sosteneva che il tragico fenomeno era stato di dimensioni considerevoli fin dal 1997, antecedente quindi all'introduzione di quel tipo di cotone, avvenuta nel 2002.
Altri studi riportavano che l'aumento dei suicidi degli agricoltori era dovuto alla combinazione di diversi fattori socioeconomici, come debiti, difficoltà produttive nelle regioni semi-aride, scarsi guadagni economici del settore, assenza di opportunità economiche alternative, rallentamento dell'economia urbana che spingeva non-agricoltori all'agricoltura, e, infine,  mancanza di servizi di consulenza adeguati.

Considerando la più che decennale esperienza giornalistica dell'autrice, noi siamo però più propensi alla sua versione che a quella del IFPRI, accettata col beneficio del dubbio (grande dubbio), sapendo quante e quali potenti lobby stiano dietro la manipolazione nella stesura di tali rapporti.
D’altra parte, lo stesso paese è anche –purtroppo- fertile terreno per sperimentazioni di medicinali da parte di grandi multinazionali farmaceutiche. Sperimentazioni su persone malate a cui le cure vengono offerte gratuitamente, e che accettano volontariamente convinti, non avendo altro mezzo per potersi curare. 
Tutto ciò per spiegare che il comune denominatore fra un'azione convincentemente coercitiva e l'accettazione di qualcosa volontariamente convinti   è la loro coabitazione nello stesso sistema. Un sistema assolutamente privo di codice deontologico.
  
Lo stesso codice deontologico che affiora, diversamente applicato, nella conduzione delle indagini da parte delle autorità competenti e dai due giornalisti venuti da Delhi. Per Kota Neelima è facile caratterizzare i ruoli professionali, con e senza morale, che incarnano una stampa spesso manipolata a favore del potente di turno.  

Questo il libro che mi ha commosso.
Forse non sarà mai tradotto in Italia ed è un peccato, considerando che come giallo-denuncia è efficace.
Potrà sembrare un po' impopolare parlare di India, visto l'incidente diplomatico con l'Italia di questi giorni, ma non sta a noi giudicare l'accaduto: troppi lati oscuri e contraddittori. 
Tuttavia, proprio qui sta il parallelismo fra libro e cronaca, su come venga riportata o manipolata dalla stampa e, involontariamente, viene in mente la frase di Bogart nel film L'ultima minaccia:

"E' la stampa, bellezza. La stampa! E tu non ci puoi fare niente. Niente."



8 geo-commenti:

  1. Nela, grazie! Scrivendo di questo libro mi hai aperto una finestra su un mondo che conosco poco e male. Purtroppo non so abbastanza l'inglese da leggere il libro non tradotto, ma, almeno grazie a te ho scoperto un altro aspetto di un paese tanto importante, quanto poco noto.Hai ragione nel dire che i gialli, come qualsiasi bel libro ben scritto, sono capaci di restituire un ambiente più di mille, pur corrette, indagini sociologiche.Purtroppo in Italia siamo troppo concentrati su noi stessi per conoscere il mondo che ci circonda.Non ci sono più reportages televisivi e i quotidiani lasciano poco spazio alla cronaca estera. Per fortuna ci sono alcune riviste, come " Internazionale" che aiutano e poi per me ci sono i post illuminanti della mia amica Nela.Per questo ancora grazie

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    1. Grazie a te, di essere sempre così presente in questo blog e di farmi questi commenti che mi fanno arrossire ogni volta.
      (ma devo confessare che mi colmano di gioia)

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  2. Un modo diverso per leggere i romanzi gialli. Molto interessante ed arguto.
    Buona giornata.
    Massimo

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    1. Grazie di essere passato di qui, Massimo. Il tuo commento mi lusinga.

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  3. Un'India non da cartolina che ho l'opportunità di conoscere grazie a te.

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    1. Già, se poi un giallo o tanti gialli riuscissero a cambiare il mondo... Pensa che il produttore di quelle sementi fa pure una pubblicità ingannevole.

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  4. Grazie, è molto interessante, un vero peccato che non sia stato tradotto. Me lo procurerò senz'altro.

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