Il libraio (quasi) cieco del Bairro Alto

Dopo aver letto i commenti entusiasti delle mie aficionadas disposte ad aprire una libreria e prima di pubblicare il post su quella in cui si realizzerebbero i nostri entusiasmi, vi racconto una storia.


La storia inizia da un articolo su James Daunt. Chi è?
E' il fondatore di Daunt Books, (postato in Librerie e Biblioteche qui).
James Daunt - By The Telegraph
 Padre in diplomazia, laurea a Cambridge, quattro anni come funzionario in un investment bank di New York [...] è la quintessenza del gentleman inglese: fuori sono 4 gradi, ma arriva in maniche di camicia; è uno degli uomini più potenti del mercato librario ma - viva l'understatement - gira in bicicletta, si fa chiamare James, risponde personalmente alle mail... [...] 26 (anni) quando aprì la prima libreria, 48 oggi che gli si chiede di far rinascere le botteghe del libro (chiamato a risanare il colosso inglese Waterstone's).


Questa la descrizione di A. Barina, ne il Venerdì di Repubblica di gennaio 2012, in cui descrive addirittura la situazione di una lettrice che trova il libro che cerca, dando come unica indicazione al commesso il colore di copertina, l'ambientazione e l'accenno che le protagoniste sono due sorelle. E il commesso come scrive lei stessa - ci azzecca!
Leggenda metropolitana?
Non lo sappiamo, mentre invece capiamo nel prosieguo tutta la fascinazione della giornalista per il gentleman, che le spiega le strategie vincenti delle sei librerie nate con il suo nome.
Accostamento dei testi per area geografica, negozi accoglienti dove seguire eventi culturali, scelta dei titoli modellata sui gusti del quartiere, personale che conosce il proprio pubblico e lo consiglia. 
Per chi non si accontenta e vuole anche la lezione di economia, può leggersi l'intervista apparsa su The Telegraph  a novembre dello scorso anno.


Bene, perché allora, - vi chiederete - il titolo del post parla di un libraio (quasi) cieco del Bairro Alto? Perché ora arriva la parte della storia che invece risale a (quasi) dieci anni prima. 

Siamo a Lisbona. Una famiglia si aggira un po' scocciata in centri commerciali facendo shopping: magliette e jeans, ma anche calzini, calze, mutande e reggiseni. Come mai? E' il quarto giorno senza le rispettive valigie, non imbarcate all'aeroporto di partenza.
Fra un indumento e l'altro non passa centro commerciale in cui un componente della famiglia, (a voi noto), non entri in una libreria per cercare un giallo di un autore portoghese, anzi l'unico giallo di quell'autore che ancora le manca.
Lei sa il nome dell'autore, il titolo, l'editore e persino il colore della copertina, ma quello che rende infruttuosa la ricerca è l'anno di pubblicazione: 1998.


Quando ormai ha perso le speranze, la viaggiatrice (sì, proprio lei) decide per un ultimo tentativo, entrando in una vecchia libreria nel Bairro Alto.




Fra libri accatastati senza - sembra - un ordine preciso, affiora da un banco di legno un anziano signore che ha oggettivi problemi di vista, forse addirittura la sta guardando con un occhio solo. 
Lei chiede del libro. 
Lui non ha un computer per verificare le giacenze. 
Si limita a: "Il libro che cerca è molto vecchio." 
"Lo so, infatti è del 1998."
Non le dice che è fuori catalogo, ma che:  "Risale all'anno dell'Expo qui, a Lisbona".
Si muove lentamente nell'atmosfera polverosa e stanca del negozio. 
In silenzio, ma quasi avesse invisibili antenne si piega, non senza fatica, verso un ripiano ad altezza di pavimento. 
E mentre sfila a fatica un dorso fra libri troppo stretti gli uni agli altri, inizia lentamente a prender forma la copertina che la viaggiatrice cercava da tempo.
"Ho solo questa copia. E' usata. Controlli, se Le può andar bene...è in buono stato".


Sostiene qualcuno della famiglia che quando la viaggiatrice uscì dalla libreria con il suo libro in ottimo stato, pareva volasse.
Sostiene qualcun altro dei suddetti membri che il sorriso sul volto era di gran lunga più ampio di quello del giorno seguente al ricevere (finalmente) tutte le valigie perse.


James sarà forse affascinante, ma quella postura, con la mano sui libri, fa tanto Marchionne. La viaggiatrice, stufa di tanti manager rampanti nutre più affetto per il suo libraio del Bairro Alto e visto che si trova nel paese di adozione, se avesse bisogno di una commessa... 

10 geo-commenti:

  1. Staordinario il libraio di Lisbona !E pensare che qui ci toccs ad avere a che fare con i commessi di Feltrinelli ( che io ho deciso di non frequentare più)

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    1. Mentre scrivevo questo post pensavo che il suo titolo non avrebbe stonato come titolo di un romanzo. Ma poiché, come titolo e carteggio, ne ho già un altro che sonnecchia polveroso in fondo ad un cassetto, ho pensato giusto limitarmi ad intitolarci il post. Bye&besos sonnecchiosi.

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  2. Grande Nela! Bellissimo post con effetti davvero speciali nel finale ( bellissimo modo di ricordare A. Tabucchi ).

    p.s.
    gemellitudine: l'ultima volta in cui sono stata a Lisbona pure io sono stata in un centro commerciale per comprare mutande ( quello che si trova nella zona che anni fa andò in fiamme ). La valigia è arrivata un giorno prima del rientro in Italia.

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    1. Grazie, mi pareva quantomeno doveroso e sono contenta che tu lo abbia colto. Qualcosa di sottile e al tempo stesso intenso mi lega a quel paese e a quanto gli gira intorno - Tabucchi compreso, di cui invidiavo la sua padronanza della lingua portoghese. Ah, la gemellitudine! E pensare che le valigie furono perse sul volo diretto BO/LX ed era della TAP! Bye&besos lost-and-found.

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  3. Sì, anche io ero rimasta perplessa dall'atmosfera troppo aziendale di quelle librerie, il che non significa che non faccia piacere, cercando un libro, trovare un commesso che capisca quel che diciamo. Ricordo ancora, a proposito di Feltrinelli, di essere rimasta basita - insieme a un altro cliente, un signore d'età molto distinto - di fronte ad una commessa che continuava a cercare sul computer libri di "Vincenzo Alfieri".
    Saluti!

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    1. Penosamente divertente o spassosamente penoso?! DI sicuro, se stavi lì ancora un po' avrebbe forse cercato anche ALBERTO Manzoni o DIEGO Alighieri. Bye&besos Giangiocondi (per rimanere in tema con nomi di battesimo sbagliati...)

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  4. È che noi abbiamo una visione troppo romantica del libraio (chissà perché, poi, pensiamo sempre ad un libraio mai ad una libraia? Mah…): un po’ curvo, occhi gentili, sguardo perspicace ma vagamente malinconico, ambiente polveroso, nessun PC e un libro pronto per ogni nostra domanda. Io ne conosco solo uno di questi tipi qua; la maggior parte deve essere rimasta intrappolata in qualche romanzo.

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    1. Non pensano alle libraie perché nessuno ha mai avuto l'occasione di incontrare noi. Quando diventeremo "libraie" saremo uniche, eccezionali e originali. Dopo un frustrante lunedì, è lecito sognare un po'.
      Bye&besos utopici

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  5. Bellissimo! Hai fatto un magnifico post carissima!
    Conosco la Daunt di Fulham, Waterstone di Londra e Guildford (per imittare la grande viagiattrice...) e A Barateira do Bairro Alto...
    Esempi (??) a seguire.
    cOnosco anche una piccola libreria ad Oporto, di due giovane donne coragiose, "La Lumière", in Rua da Cedofeita. Ti trovano tutto, ti mandano per posta ecc.
    Baci amica viagiatrice!
    Ti farò avere il loro mail se lo vuoi.

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    1. Vado subito a vedere se trovo delle foto di queste due coraggiose donne! E grazie per i tuoi complimenti MJ!
      Bye&beijinhos!

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