Vacanza Empordà-nte - 2a puntata

(Can Bayre by Nela San)
Adoro trascorrere il tempo a cercare 
sfumature inafferrabili 
di questi paesaggi bruciati dal sole 
Un profumo di lavanda 
si mescola all'imbrunire tra le stanze 
spoglie 
tormentate immagini 
ritrovano la pace in questi luoghi
(Paola Turci - Adoro i tramonti di questa stagione)

Certo, non si può pretendere che Nela San, senza satellitare e snobbando sdegnosamente gli occhiali da vista per controllare la carta stradale nel buio del Seat-sedile da co-pilota riuscisse ad azzeccare la strada del paese di Fortià per arrivare al Can. 

Sbagliò una volta, ma non la seconda.
Non prima di aver ripiegato stizzita la cartina e intimato con indice pistolereggiante: "Per di là!" 
Si era ricordata dell'indicazione sul sito web: Nos encontrarán al lado de la iglesia. 
E il campanile della iglesia, appunto, era l'unica luce che si stagliava in mezzo ad un paese buio, con una piazza vuota, degna di un western di Sergio Leone e un unico negozio-tabacchi-bar-centro sociale, insomma plurivalente, da cui uscivano solo voci di gente che giocava a carte. 
Ho detto solo voci, perché per tutto il soggiorno non fu mai visto uscire da lì un fortiano (ammesso che si chiamino in questo modo gli abitanti di Fortià).  


Altro l'ambiente del Can. Non ho detto un ambiente da cani (con tutto il rispetto per l'animale in questione).
Can in catalano sta per casa e nel caso del Can Bayre, non era esattamente una masia (in catalano senza accento sulla "i") tipo di costruzione rurale dalla facciata principale generalmente orientata verso Sud. Più precisamente era/è un palazzotto signorile del XVI secolo, ben restaurato da un'architetta di Barcellona, fuggita dalla città per gestire questo Bed and Breakfast coccolando i suoi ospiti.

E Nela e C. furono veramente coccolate. Uniche ospiti in un periodo in cui non c'era movimento turistico, ritrovavano ogni mattina un lungo tavolo in legno tutto per loro, imbandito con colazione pantagruelica, fatta di meravigliose marmellate, pane di ogni tipo e piccole ciotole contenenti mandorle, nocciole, cioccolata, fragole. Un assaggio? 


La camera, che si affacciava sulla chiesa, aveva la semplice atmosfera di quelle  delle case di campagna di una volta. Per chi è solito ritrovare in stanze d'albergo accerchiato da questionari di gradimento, norme per l'evacuazione in caso di incendi, tabelle di tutti i canali satellitari disponibili, istruzioni per il wi-fi e liste da barrare per la colazione in camera, tutto questo voleva dire, semplicemente, puramente:
fi-nal-men-te vacanza!

Il salottino al primo piano, che dava accesso alle stanze, tradiva la provenienza professionale di Ana, la proprietaria. Riviste di architettura si mescolavano sul tavolo di fronte al camino ad altre sul turismo del luogo e la sera, una volta rientrate,  era piacevole sedersi nei divani a sfogliarle prima di coricarsi.


 Così, un po' per la gentilezza di Ana, sempre pronta a fornire consigli su dove andare (e dove mangiare), un po' perché Nela San si sforzava di parlare un minimo di spagnolo (ma era un portogolo) che il giorno successivo all'arrivo, accomiatandosi per fare il primo giro nei dintorni, le disse:
"Grazie, grazie di tutti i tuoi consigli sei molto gentile. Poi sai che devo dirti, assomigli moltissimo ad una cantautrice che abbiamo in Italia..."
"La Pausini?"
"No, non è la Pausini, quella che dico io è una cantautrice, si chiama ..."
"Gianna Nannini?"
"No, si chiama Paola, Paola Turci, la conosci?!"
Al diniego di Ana, Nela si voltò verso C.
" E' quella che canta... - ma anziché il suggerimento musicale, le arrivò solo  un'occhiataccia di C. - Beh, allora noi andiamo, ciao Ana" 

Uscirono sulla piazzetta. Come sempre nessun indigeno in vista. Nela guardò il cielo, limpido e sereno.
"Direzione mare o montagna?"
"Potremmo fare montagna oggi"
"Cosa ho detto di male a Ana?"
"Ci mancava solo che ti mettessi a cantare una canzone della Turci!"
"Dormito male?"
"Sono stata sveglia fino all'una, ho sentito tutti i rintocchi di questo campanile qui!"

"Tutti i rintocchi...se batteva l'una, ne avrai sentito solo uno"
"No. Dopo la mezzanotte ho capito il meccanismo del diabolico orologio..."
"?"
"Prima suona tutti i quarti delle ore, poi suona le ore. Quindi a mezzanotte ne ha fatti 16!"
"Ah, beh, sarà meglio che domani sera ti metti i tappi nelle orecchie..."

Tutte le foto sono di Nela San, tutti i versi d'apertura di Paola Turci, mentre per vedere tutto Can Bayre, clikkare qui.

8 geo-commenti:

  1. Che bello, Nela, leggere il tuo post prima di dormire e sognare di vecchie case di campagna catalane, colazioni pantagrueliche e osterie di paese polivalenti.
    Mi piace viaggiare con te

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    1. Che dirti?! Anch'io mi sogno ancora questa vacanza e C. vorrebbe tornarci. Sempre munita di tappi per le orecchie ;-)

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  2. Strepitoso!!! Questo posto qui devo appuntarlo (prezzo delle stanze incluso). Fantastica Nela!

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    1. Grazie valigiesogni, credo che non te ne pentiresti, comunque puoi seguire le prossime puntate.

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  3. La tua determinazione ha un che di "qialli e geografie": un dito puntato come una pistola ad indicare una direzione...

    Fantastica lettura! :))

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    1. Sapevo che avresti colto la sfumatura dell'aggettivo...

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  4. hmmmm.....non è nemmeno così distante da casa mia....

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    1. Detto da te, vedere che ti ho "solleticato" la curiosità è un mega-complimento quel'"hmmmm"

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