Dalì e Perpignan - Lato B


C'è anche un "Lato B" di Perpignan.

Il versante TGV della stazione è centro commerciale, scale mobili e soliti negozi uguali in tutto il mondo. O meglio dire globuguali?

Vista da sopra, coi binari a marcare il confine di passeggeri dei regionali da quelli del TGV, li guardiamo salire e scendere con le loro millestorie. Lato vecchia stazione, col variopinto treno che pubblicizza il bien-vivre dans la region Languedoc-Roussillon, pendolari e studentilato TGV, immancabili cinesi che abbracciano altri cinesi, appena scesi con le loro valigie al seguito.
E mentre la pensilina della prima sembra una fabbrica d'epoca art-decò, dal tetto sgangherato dalle raffiche del vento, la viaggiatrice si chiede quanti sappiano perché questo luogo si chiama Centre del Mòn.


Dalì a parte (vedi post precedente), esiste un momento dell'anno in cui qui c'è veramente il centro del mondo e chi lo testimonia, magari mettendo a rischio la sua stessa vita.
Ogni settembre si svolge qui il Visa Pour l'Image, Festival Internazionale di Fotografia, che da 23 anni riunisce qui i migliori fotoreporter, oltre ad organizzare convegni, esposizioni fotografiche in vari punti della città e workshop. Per maggiori dettagli il sito ufficiale qui.

Come ogni festival attribuisce anche un premio: il Visa d'or e il Premio Città di Perpignan al miglior giovane reporter. 

Altro, di diverso pregio, la granata di Perpignan, pietra che qui viene lavorata riprendendo le fattezze della tipica gioielleria del XVII e XVIII° sec., e con un Istituto, dedicato a tutelare l'artigianato di lavorazione di questa pietra.


La "croix badine" con la "marquise" et les "dormeuses" (orecchini pendenti) era la parure femminile per eccellenza. Il nome deriva dal verbo "badiner" (voltiger=svolazzare), in quanto la parte inferiore del gioiello, costituito da un minimo di 6 fino a 14 granate, non è fissa bensì flessibile, svolazzante, mentre il nodo d'oro e granate del lato superiore serviva per far scorrere il nastro nero, con cui veniva solitamente portato al collo.

Splendori e miserie. Dopo le prime, arriviamo alle altre, tornando alla stazione.


«A casa d'un penjat, no parlis de cordes...», in casa di un suicida, non parlate di corde. 
Così recita un proverbio catalano che, secondo il giornale le Figaro, ben si addice a Perpignan e agli omicidi di tre ragazze scomparse in epoche diverse attorno alla sua stazione fra il 1995 e il 1998. Forse di quattro, poiché il cadavere dell'ultima non è stato rinvenuto. 
L'omicida seriale (per somiglianza delle ragazze e della violenza con cui commetteva i crimini), condannato in primo grado nel 2004 e in appello l'anno seguente, risulta essere una personalità estremamente inquietante. 
Agli psichiatri che lo interrogano sulla bozza rinvenuta nel suo computer di un romanzo da lui scritto, (dal titolo corrispondente al nome di una delle vittime e dalla trama che parte dal rapimento della vittima avvenuto in stazione), Delpech (così il suo nome) risponde: "Mi domando se non ho commesso altri crimini. Mi pongo la questione!".
Inutile dire che avremmo preferito che un romanzo del genere fosse pura finzione e fosse stato scritto da un Izzo du pays.







2 geo-commenti:

  1. Da Perpignan ci sono appena passata, qualche anno fa, e non mi ricordo quasi nulla. Leggere i tuoi post, come quelli della nostra amica Dede, mi fa pensare che di tante città che ho attraversato mi sono persa qualcosa.E mi viene una gran voglia di tornarci.

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    1. Anch'io spesso ho la stessa sensazione nonché il rammarico. Siano esse grandi o piccole città, il problema è del nostro frenetico viaggiare di oggi che non sempre ci permette lo slow travel. Grazie di sapere che suscito interesse...e scusa se non commento spesso da te. Leggo in pausa e non riesco a inserire commenti.
      Bye&besos

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