Korrea l'anno... 3a puntata



C=Comfort Girl

Questa la statua che chiudeva la 2a puntata di "Korrea l'anno..." e che ha una storia singolare.
Dal 1995, un gruppo di ex-comfort women coreane (oggi halmonis=nonne) e i loro sostenitori protestano davanti all'Ambasciata del Giappone a Seul ogni mercoledì a mezzogiorno e un minuto. 
Nel dicembre 2011, a celebrazione della millesima protesta, hanno scoperto questa statua: una giovane ragazza coreana, vestita nel tradizionale, hanbok, seduta di fronte all'Ambasciata, con a fianco una sedia vuota.
Testimonia la protesta per quelle ragazze (si stima 200.000) che durante l'invasione giapponese della Corea, nel Secondo Conflitto Mondiale, furono obbligate a prostituirsi per i militari giapponesi nelle cosiddette comfort stations.  Molte di loro morirono in confino, altre per le ferite e le torture inflitte. Questo episodio è diventato di attualità solo agli inizi degli anni '90 e, da quel momento, è causa di controversie fra i due paesi.
La sedia vuota, a fianco della statua è invito muto, ma simbolo forte, ad unirsi nella lotta contro i soprusi.

B=Bihaku (美白) (bi = beautiful / beauty – haku = white)
Ai tempi nostri, la competizione fra i due paesi si misura a colpi di economia. Una volta le giapponesi Sony e Toyota, oggi le coreane Samsung e KIA. Ma c'è un altro aspetto dell'antagonismo economico, forse meno conosciuto, in cui la competizione è forte: la cosmesi.
La curiosità nacque alla viaggiatrice guardando un fondotinta di una famosa maison francese: era completamente bianco, a partire dal nome, Snow.
Una tradizione che parte da lontano. Noi Occidentali manifestiamo il nostro benessere e status dandoci pennellate-di-terra-simil-abbronzatura, qui invece le Orientali si proteggono dal sole quasi inorridite con ombrellini multicolori, preservando quel pallore che da millenni non è considerato segno di malattia, bensì di vigore.
Il termine, coniato negli anni '90 all'arrivo di prodotti cosmetici sbiancanti destinati soprattutto al viso è giapponese, ma, di nuovo, i più grandi consumatori di questo prodotto sono le Coreane.
Avere una pelle perfettamente bianca è obbligo sociale, investimento per il futuro, tanto che al compimento del 18° anno le ragazze possono ricevere in dono un trattamento plastico-chirurgico per migliorare il colore del viso. Diversamente, il rito consiste nel layering, porsi 5 o 6 strati di diverse creme.

Se per quel fondotinta si sborsano 80 Us$, la pubblicità non è meno costosa.




E se c'è chi rende più bianca la pelle, altri, anzi questa volta un signore, si è dato da fare per abbellire qualcos'altro.

Il risultato?
Provato da un punto strettamente personale, ma potrebbe essere sperimentato anche pubblicamente.

 (Continua)



6 geo-commenti:

  1. Quante cose da scoprire sulla Corea! Ed è bello scoprirle con i tuoi racconti e con la tua ironia...

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    1. Grazie, in effetti ci sono cose veramente curiose! Bye&besos

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  2. O mamma! La storia delle comfort stations è terribile! Non ne ero assolutamente a conoscenza. (Ignorantissima). E mi vengono i brividi anche al pensiero del regalo per il 18° compleanno. Pazzesco.
    In compenso, ho trovato un paese in cui il mio pallore sarebbe apprezzato: in Corea penserebbero che goda di ottima salute. Qui, invece, dimenticano che il bianco è nobile!

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    1. Premesso che definirò un paese al contrario e' relativo (potrebbero dire la stessa cosa di noi) in ogni caso devo ammettere di aver visto più ombrelli aperti col sole che con la pioggia. Bye&besos

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  3. Le halmonis mi sembrano simpatiche. Se, a quell'età, hanno un sorriso così gentile , la qualità della vita, indipendentemente dal benessere economico, non deve essere bassa. ( e voglio augurarmi che non sia il tecnologico w.c a far la differenza ):)
    baci

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    1. No, non credo sia per merito del wc e al prossimo post capirai perché lo dico. Bye&besos

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