Prestiti scaduti (ma ancora vigenti)


Fra le monete che accompagnano giornalmente la viaggiatrice, in un piccolo borsellino, c'è questa, che se ne sta lì, dall'anno della sua coniazione.
E' sensibilmente affezionata alla civetta che vi è raffigurata. Uno dei simboli di Atene, in quanto animale sacro ad Athena, dea della sapienza, da cui il nome latino: Athene noctua. Il motivo? Fu proprio in quell'anno che iniziò i suoi ripetuti viaggi in quella città. Per lavoro, certo, intenso, a volte duro, ma pieno di sfide belle e le diede l'opportunità d'incontrare persone straordinarie.

A distanza di 12 anni, questa moneta dovrebbe essere simbolo di come l'Europa non sia stata ancora in grado di capire l'importanza di un uso sapiente della polis (nel senso greco del termine, anche detta "città della ragione") contrapposto all'egemonia finanziaria.


Non è dunque un caso se nel romanzo dello scrittore greco Markaris, Prestiti Scaduti, è riportata nella prefazione una frase tratta da L'opera da tre soldi di Brecht.
"Che cos'è una rapina in banca paragonata alla fondazione di una banca?"


Trama: una serie di omicidi si susseguono ad Atene; tutti efferati, tutti di stesso stampo. Le vittime, direttamente o indirettamente, si relazionano con il mondo finanziario. Su questi crimini indaga il commissario Charitos.

Quando esce nel 2011, si parla già di salvataggio della Grecia da parte dell'Unione Europea, BCE e FMI (la troika), per questo l'autore si prefigge di scrivere una trilogia della crisi. 
Tre romanzi, ognuno rispettivamente con protagonista immateriale, ma non per questo meno pesante, chi ha commesso il crimine della bancarotta del suo paese. In questo, protagonista sono le banche.



L'inizio convince, ma non avvince. Forse troppo impegnato a riempire pagine con descrizioni viarie di deviazioni nel traffico della città per evitare le manifestazioni di protesta. E poco ci gratifica la gag sul navigatore satellitare che, da sola, non basta a ravvivare l'avvio, un po' sottotono.

“Nuovo itinerario individuato. A 100 metri svoltare a sinistra.” Me ne infischio e vado dritto.
“Ascolta: ma perché cavolo la tieni accesa questa baracca se non la stai a sentire?” sbotta alla fine Adriana, indispettita.
“Non mi serve so dove vado.”
“E allora, perché non lo stacchi?”
Accosto la Seat al marciapiede e spengo il motore. “Per tirarmi su il morale”, le rispondo.
“E questo che cosa significa?”
“Che tutto il giorno sento gente che pretende di dirmi quello che devo fare. Se non è Ghikas, è il ministro. Questo è l’unico che mi dice quello che devo fare, ma di cui posso fregarmene. E la cosa mi tira su di morale.”


Poi, pian piano il romanzo decolla, ma ci si rende conto che più che la trama stessa c'è altro a catturare l'attenzione: i meccanismi che hanno portato al tracollo finanziario della nazione. A ciò si affianca la difficoltà del quotidiano, il relazionarsi coi sacrifici in modo più o meno tragico (o definitivo). Non manca
l'opinione dei greci sulla troika:


"E' come con gli informatori della polizia. Dagli informatori prendi le spiate, però non ti stanno simpatici. La stessa cosa vale per il Fondo Monetario Internazionale. Prendi i soldi che ti dà, ma non ti starà mai simpatico. E' semplice.".

e, dal lato opposto, quella di alcuni paesi europei sui greci:
"Il problema è che la famiglia de Mor non abita in Grecia e non sa che i greci fanno parte dell'Eurozona, ma non dell'Eurotempo. Utilizzate la nostra stessa moneta, ma per voi il tempo scorre diversamente."

La metafora del doping sportivo risulta efficace per stigmatizzare l'effetto distorto dell'efficacia dei prestiti per la popolazione greca: lacerante, perché tristemente reale.

Un neorealismo giallo a fosche tinte, che va oltre la situazione della sola Grecia. Teorie che poi sono le medesime di Occupy Wall Street, perché globalizzazione è anche questa e, purtroppo, fa anche rima baciata con la parola disperazione.

A pagina 377 questo dogma è spiegato molto bene, ma per non fare spoiler, non ne scriveremo qui.
Attendiamo di leggere il secondo libro della trilogia, L'esattore e l'ultimo, di cui non conosciamo ancora il titolo. 

Intanto Markaris guarda lontano e noi speriamo  veramente che veda la luce in fondo al tunnel greco. 
Questo popolo, a cui va tutto l'affetto della viaggiatrice, se lo merita.

6 geo-commenti:

  1. Quando sono andata in Grecia (un paese che amo moltissimo) i miei amici hanno parlato a lungo della corruzione che per anni e anni ha imperversato nel paese con poche famiglie (e migliata di loro "clientes" nulla-facenti) che si sono spartiti denaro e potere. Senza che nessuno reagisse. Per comodo o per rassegnazione. Questa mancanza di reazione, di un'assunzione di responsabilità individuale è quella che più mi fa paura, perchè, in questo momento ci vedo prefiguaratala la nostra incapacità e la nostra sorte. In più, ovviamente, ci sono le banche. Ne usciremo ? Non lo so e ho paura

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    1. Condivido la tua paura e devo dirti che spesso mi sono chiesta quale possa essere il nostro livello minimo (o massimo - dipende dai punti di vista) di disperazione per far sì che ci ribelliamo anche noi, come fanno loro.

      Bye&besos , comunque.

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  2. Seguo il commissario Charitos fin dal primo libro della serie anche se non sono una giallista osservante. Mi piace il taglio che Charitos dà alla narrazione, il suo disincanto che non è mai cinismo e quella maniera che ha di condurti attraverso una storia lasciandoti intendere che non è la trama l'aspetto principale

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    1. Pur non avendoli recensiti totalmente in questo blog, anch'io li ho letti tutti, rigorosamente in fila. Mi manca giusto l'ultimo uscito: L'esattore. Mi trovi d'accordo anche sul fatto che non è la trama l'aspetto principale. Soprattutto in questo e - suppongo - negli altri due che costituiscono/costituiranno quella che ha voluto chiamare trilogia della crisi.
      Anche se a me, a dire il vero, le "trilogie" danno sempre brutti presentimenti.

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  3. Grazie, sono una cara amica di Clara e mio marito è x tre quarti greco bilingue.

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    1. Sandra-Ilaria grazie per queste tue parole che mi hanno fatto molto piacere. In effetti, i greci, di tutti i contatti lavorativi che ho avuto, sono le persone con cui mi sono trovata meglio. Buon fine settimana, amica di Clara.

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