C'era una volta l'Anatolia e i film d'essai


Ci sono sere invernali cui la viaggiatrice, sfidando la sua ormai atavica pigrizia di rimanere in casa, esce per andare al cinema.
Quelle rare volte che lo fa, è perché sa bene che il film che andrà a vedere non passerà mai sulle reti televisive ne' forse sarà nel cartellone dei cinema all'aperto dell'estate successiva.
In questi casi, quando si muove, i famigliari latitano e trovano mille impegni serali, perché quei film sono coreani, libanesi, indiani...insomma, non certo film da multisala. Ma che ci volete fare?! La viaggiatrice è così. 
Per lei poi è un po' come rinverdire la giovinezza, quando faceva l'abbonamento per vedersi una serie di film su Herzog o sulla cinematografia tedesca in genere. Tuttavia, di questi tempi alla sfida di uscire si accompagna anche lo sforzo del dover impattare e raffrontarsi con gli altri spettatori. 
Gli habitué dei film d'essai di allora, oggi incanutiti, calvi o rugosi, dei quali,  immancabilmente, non  riesce a ricordarsi in quale fase della sua giovinezza li conosceva. (Di sicuro anche lei, farà la stessa impressione ad alcuni di loro).



Quello di lunedì sera era C'era una volta in Anatolia. Diretto dal turco Nury Bilge Ceylan, di cui già si era postato qui
Vincitore de la Carrozza d'oro a Cannes nel 2011, il film è stato definito thriller, poliziesco, noir. 

In realtà accorpa tutti e nessuno di questi generi. Qui il delitto è già stato compiuto, l'omicida svelato dall'inizio e già catturato dal poliziotto di turno, carnefice e vittima al tempo stesso, così come ognuno degli altri protagonisti della storia è, a modo suo, vittima di un presente o un passato carico di mistero che pian piano di svela.
Aldilà del mostrarci una polizia turca con le sue debolezze e ben lontana da quella del duro Fuga di mezzanotte, quello che colpisce sono i panorami, la fotografia e i volti dei personaggi.

Sul grande schermo scorreranno inquadrature che vi ricorderanno 


 l'oro dei campi di grano di Van Gogh,



primi piani che ricalcano la drammaticità dei personaggi di Caravaggio,


apparizioni illuminate da luci calde come nei quadri di Georges De la Tour 


o solitudini notturne come rubate a quadri di Edward Hopper.

E mai, come questa volta, l'affermazione "mamma li turchi", sarà più azzeccata.

Il trailer


10 geo-commenti:

  1. Lo cercherò subito: anch'io ero e rimango un'accanita frequentatrice dei cinema d'essai, insieme ad altri pochi incanutiti spettatori ( anche a Bruxelles l'atmosfera è la stessa ).Mi piace la sensazione di scoperta di paesi e di mondi che questi film ci danno.

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    1. Magari nelle sale non c'è più, però credo che in una buona biblioteca - a BO - si riesca a trovare il DVD.
      Buona domenica, mia cara!

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  2. Che belle queste scene-citazioni di quadri!
    Io ho avuto un fidanzato, all'università, che mi trascinava a vedere tutti i film iraniani, coreani, vietnamiti... saresti stata la sua donna ideale, senz'altro :-)
    Saluti!

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    1. Ah ah Ah, mi fai ridere! Mo' lo dico al coniuge...
      Bye&besos (quasi) domenicali

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  3. non frequento più i cinema d'essay, nella mia zona sono spariti da secoli forse a causa dell'estinzione degli incanutiti spettatori. Supplisco talvolta con l'acquisto di qualche dvd, quando lo trovo, ma non è la stessa cosa

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    1. Già! Vuoi mettere la magia della sala?! L'alternativa è andare a vederli se sono in cartellone alla Biennale del Cinema a Venezia. Mai stata? Una di queste volte ti posto cosa è successo a me.
      Bye&besos di buon fine settimana

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  4. Anche io guardo i tuoi stessi film :-) un abbraccio, cara Nela

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    1. Condividiamo la passione di destinazioni e cinematografia uguale... e se ci dessimo alla regia?!

      Scherzo, ma un po' di sana follia ogni tanto ci vuole.
      Bye&besos & besos & besos.

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  5. Son canuto,
    se è una qualità imprescindibile son pronto ad entrare
    se ci vuole anche competenza
    alora resto fuori.
    Ciao

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    1. Ciao Massimo, grazie di essere qui con noi. E poiché non occorre nessun "esame di ingresso": benvenuto!

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