Vertigo: il thriller di un egiziano che profuma di primavera



Ahmed Mourad, sinistra, Palazzo Presidenziale di H. Mubarak,
visita di Obama - Giu 2009 (Photo by A. Mourad)
vertìgine s. f. [dal lat. vertigo -gĭnis, che aveva anche il sign. di «capogiro», spec. nella locuz. vertigo capĭtis, parallela all’ital. «giramento di testa»]. 
1. ant. o letter. Rivolgimento in senso circolare, rotazione, soprattutto di corpi celesti:

(estratto da Vocabolario Treccani on-line)

La Primavera Araba è stata per gli Egiziani solo il "capogiro" di un breve periodo o qualcosa di più?
Probabilmente, lo sapremo solo fra qualche anno. Ora i manifestanti in Piazza Tahrir stanno vivendo un momento delicatissimo e scrivendo un nuovo pezzo di storia. 
Storia che nell'altra parte del bacino del Mediterraneo sorprende noi Europei, ma soprattutto, noi Italiani, assopiti ed ingenui. 
In poco tempo, aldilà del mare, sono cambiati volti, la foto di apertura è sorpassata, a differenza di quanto accade sulle nostre, di sponde. 

Da noi la vertigo è da usarsi di più nell'accezione al punto 1: un rivolgimento in senso circolare di un mostro della politica che si rigenera, cade e si rialza, provocando una rotazione non di corpi celesti, ma di ben altri, sempre sferici ma anatomici.


In questo sfogo, non poi tanto velato, si innesca il post sul libro Vertigo di Ahmed Mourad. 
Anche questa volta l'editore Marsilio non ha sbagliato: lasciati gli scandinavi, ha scommesso su questo egiziano singolare. 
Già, perché Mourad era il fotografo ufficiale di Moubarak e, al tempo stesso, scriveva contro il suo corrotto regime. Nell'intervista concessa a The Guardian (qui testo integrale), parla su come di giorno fotografasse Moubarak e di notte ne sognasse la caduta. 

Nei paesi arabi tale approccio non è del tutto nuovo. Basta pensare a Mohammed Moulessehoul, membro dell'esercito algerino, conosciuto come giallista con il nom de plume Gelsomino Verde, ovvero Yasmina Khadra. (per leggerne di più clikkare qui). 


In Vertigo c'è molto di Mourad, addirittura di anatomico: lo si riconosce nella descrizione fisica del protagonista e le dediche in fondo al libro confermano che ciò può essere esteso ad altri personaggi. 

Consiglio: non scoraggiarsi se all'inizio si è investiti da flash back, si deve fare palestra mnemonica con nomi arabi (l'elenco dei personaggi a fine libro avrebbe troppo aiutato a chiarire cose che debbono restare oscure) e spesso ci si ritrova persi fra lunghe divagazioni che ingenerano una caotica lettura simile al traffico del Cairo. 
Così è l'ambiente, le persone, l'approccio, la socialità, insomma: così deve essere. (Il Cairo - Image by United Nations)

A pag 188 giunge una rapida accelerazione degli eventi. Si entra in quella sindrome da page-turner che tiene lì. 
"[...] Come fanno a essere amici se lui accoltella alle spalle l'uomo che lo supporta?"
"Certo, è strano."
"No, non c'è niente di strano: questa è politica. Sai come fanno i pescatori per far entrare il pesce nella rete con i suoi piedi? Cioè, voglio dire: con le sue pinne? Si dispongono in circolo e percuotono l'acqua con lunghi bastoni. Il pesce si spaventa e scappa verso l'unica via che trova  libera: quella della rete. [...] E questo accade continuamente. tanti giornali sguazzano nelle stesse acque, e sono pochissimi quelli di cui ti puoi fidare." (Pg 198)

"Qualcuno che si scaglia contro i potenti al posto di chi non ha tempo di falo, e cioè il popolo, che corre tutto il giorno dietro a una crosta di  pane, Omar. [...] E' già tanto se la sera riusciamo ad appoggiare la testa sul cuscino [...]. Ma almeno la sera leggiamo il giornale, e quelli ci fanno ascoltare qualche buona notizia che ci allegerisce un po' il cuore: una manciata di insulti a qualche ministro o funzionario statale, qualche pettegolezzo sul mondo dello spettacolo, delle foto di ragazze sexyu e qualche scandalo a luci rosse infarcito di noiosi dettagli. e il pranzo è servito...[...] c'è qualcuno che alza la voce al posto tuo, qualcuno che dice "no" come se stesso difendendo anche i tuoi diritti e che ti fa sentire più tranquillo, ti inietta un anestetico per far sparire le tue preoccupazioni. Così il popolo ha la sensazione che ci sia un po' di democrazia..." (pag 199)

Un thriller che qualcuno ha omologato a quelli di le Carré o di Grisham...non ne sono così sicura, il nostro protagonista ha qualcosa di molto diverso. 

Oseremmo quasi dire che...profuma di primavera.

Meditiamo, meditiamo...e intanto guardiamoci il trailer del suo prossimo romanzo: L'elefante blu





6 geo-commenti:

  1. In questo momento l'Egitto mi fa paura. Rimanderò la lettura del giallo alla primavera ( metereologica e politica) , sperando che questa volta sia vera e non una dittatura mascherata.

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    1. Hai ragione, quello che però a me ha fatto ancor più paura è vedere come, anche lì, una certa stampa costruisca mostri e li distrugga a suo piacimento. Ma, almeno, lì, li distruggono anche...

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  2. Grazie per l'interessante lettura, gemellina.
    Ciao!:)

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    1. Grazie a te di esser passata di qui. Baci.

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  3. bella idea, il trailer di un libro...
    interessante la storia di questo thriller, e del suo autore-fotografo.
    e mi unisco alle riflessioni di apertura post, quelle sui 'giramenti' per la nostra assurda situazione politica
    :-)
    abbraccione!

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    1. Il trailer dei libri sta prendendo sempre più piede e a volte non hanno niente da invidiare ai loro cugini più famosi, i corti. Abbraccione anche a te.

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