Giù al Nord, con buona pace di Peggy.

(Film: Giù al Nord - Titolo originale:Bienvenue chez les Ch'tis - 2008
Kad Merad)
Jean : J’ai une bonne et une mauvaise nouvelle !
Philippe : Je suis suspendu, c’est ça ?
Jean : Pire !
Philippe : Viré !
Jean : Pire encore !
Philippe : Pire que viré, c’est quoi ?
Jean : T’es muté dans le Nord !
Philippe : Le Nord ? Non, à Lyon ?
Jean : Ah non, pas à Lyon ! Dans le Nord, Nord !
Philippe : Ah non, pas à Paris. Ne me dis pas qu’ils m’envoient à Paris !
Jean : Pas à Paris, plus au nord.
Philippe : En Belgique.
Jean : Ben non, non, avant la Belgique, le Nord-Pas-de-Calais ! Voilà, tu es muté du côté de Lille !
Philippe : L’Île? L’Île de quoi ?

Jean : Pas sur une îleLille, la ville de Lille ! (Dal film: Bienvenue chez le Ch'tis)

Nel romanzo di Tom Robbins Coscine di pollo, il personaggio di Ellen Cherry parla con una vocina che ha nella testa e le dà questo consiglio: “Il trucco è tenere sempre l’occhio sulla palla. Anche quando non la vedi”. Suggerimento che anche tu faresti bene a seguire nei prossimi sei mesi, Capricorno. Forse non sempre capirai che diavolo sta succedendo, ma questo non dovrebbe impedirti di fare la cosa giusta. Il tuo compito è mantenere puro il tuo karma, e non preoccuparti di quello degli altri. (Da: Internazionale, oroscopo di R Brezny 3/9 gennaio 2013).

Ci sono giorni in cui la viaggiatrice, da tempo, SA che farebbe bene a non partire: di Martedì e Mercoledì. 

A parte il classico inconveniente del mancato arrivo del bagaglio per sette giorni di trasferta, oppure: "...siamo spiacenti, la Sua auto prenotata non è disponibile, ma avrà allo stesso prezzo un cabrio", (peccato fosse un Marzo teutonico di pioggia giornaliera), altri inconvenienti sono stati, nell'ordine: 


- portata da un tassista nell'hotel sbagliato,  a mezzanotte con -5°C, malgrado avergli mostrato il nome nel voucher (per non pronunciare male "O-sbarrate" o "A col pallino") ed esser in un paese civilizzato (Danimarca),

- ritrovarsi a ritirare l'auto all'estero ma aver dimenticato la patente nella tuta da ginnastica (lasciata, ovviamente, sulla sedia di casa),
- essere sola sullo stand e ritrovarsi da subito coffee-spotted da qualcuno che le ha rovesciato uno tsunami di Nespresso, en plein su pantaloni e giacca beige e dover rimanere così per tutto l'orario della fiera.

La viaggiatrice è quindi dovuta partire forzatamente con andata-ritorno di martedì. Destinazione: Giù al Nord, andata h 06.20 e rientro h 22.45. 

h 03.45 sveglia per evitare ritardato arrivo aeroporto causa Nostra Signora Nebbia della Nostra Bassa. Ciò si traduce in casa nell'alzarsi in punta di piedi accendendo fatue lucine per lasciar dormire gli umani ed evitare che gli animali di casa pensino sia già ora della pappa mattutina.

Documento identità celò, biglietto celò, cellulare celò, cappello anti-freddo-Nord-Pas-de-Calais celò, e la vocina mentre scende le scale le dice di ricordarsi di fare qualcosa quando ritornerà. Qualcosa che intuisce solo come un mi punge vaghezza
h 04.30 partenza, fortunatamente snebbia, la viaggiatrice schiaccia sull'acceleratore;
h 05.40  parcheggio aeroporto, ancora buio. La viaggiatrice smonta, prende personal belongings (come dice la voce dell'aeroporto, monito a non abbandonarli qua o là),  e, avviandosi a piedi, si stupisce di come solo quel contratto nella 24 ore a tracolla, la porti ad inclinarsi come uno sherpa tibetano. 
h 5.45 entrata in aeroporto, tabellone scelta banco check in, meno male, non c'è fila.
Si ferma, appoggia la borsa, la apre per estrarne il biglietto aereo e lì succede quel pasticciaccio brutto (per dirla alla Gadda).
h 5.50 tonfo al cuore.
Non percepisce subito. Non vuole crederci. Pensa la colpa sia del pannello luminoso pubblicità della Turkish Airlines.
Riguarda. E' attonita. Inizia ad avere un sudore freddo. Si concentra. 
Ragiona. 
Ma se anche...se anche il colore fosse falsato, la forma è però inequivocabile:
dal pantalone sinistro appare la punta affusolata dello stivaletto stile texano, marrone, dal destro quella arrotondata dello stivale alto, nero. 
Se fosse stato CSI ci sarebbe stato un fast-rewind, ma siccome siamo alle 05.55 del mattino, è tutto più semplice:
"Come c#¥*o ho fatto a mettermi due stivali diversi, porcaccia ...?" 
Risposta: 
"Per forza! Mi sono vestita al buio! Ecco perché sentivo il rumore di un tacco solo e sembravo claudicante! Va bene l'altezza quasi uguale, ma non sentivi che uno batteva perché è di legno con la suola in cuoio e l'altro è tutto di gomma? 
Altroché ricordarsi di andare a far risuolare le scarpe, come mi ronzava in testa! Che giorno è oggi? Martedì, p...na!" 


Da quel momento, la viaggiatrice ha dovuto mettere in opera, lì per lì o per  dirla in modo più calzantesu due piedi, tattiche di come muoversi, atteggiarsi, sedersi, alzarsi ma, soprattutto, superare il controllo passeggeri prima dell'imbarco, quello dove bisogna togliersi le scarpe e sperare che non spunti il solito conoscente che ti batte sulla spalla, arrivandoti da dietro e ti dice: "Ma buongiorno! Anche tu parti così presto per Francoforte?". 


In quei momenti, non dico siano venute in mente le eventuali scuse da imbastire come Belushi-Blues Brothers o quelle più recenti dell'altro che, ultimamente, anziché con cavallette si è giustificato che era appena separato, gli era morta la mamma etc etc (sì, inizia sempre per B. e fa il buffone in politica), lei costruiva scuse più o meno assurde, plantari di emergenza e altre cose... poi si è detta, in fondo, al diavolo! Manteniamo puro il karma e non pensiamo agli altri, perché anche Peggy Guggenheim portava cose spaiate ben più visibili. 



Quindi, per andare Giù al Nord, un texano alla Johnny Halliday e uno stivale alla Jane Birkin potevano convivere.
Lille val bene una spaiatura. 

8 geo-commenti:

  1. grande icona fashion, la Nostra Viaggiatrice!
    se mi capita di andare a Francoforte mi adeguo al trend.

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    1. ecco: icona fashion era una "scusa elegante" a cui non avevo pensato. Meno male che ci sei tu a suggerirmele!

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  2. O povera Nela San! Te ne sono successe di ogni...
    Devo dire, però (e spero non mi manderai a quel paese) che leggere delle tue tragicomiche avventure è mooooolto divertente. Direi, anzi, che hai un talento per questo tipo di racconto!
    Abbracci paperi e... coraggio!

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    1. Grazie, contenta di farti ridere. Incoraggiata, vedrò di postarti il seguito dell'avventura notturna dopo che il tassista danese mi aveva "scodellato" nell'hotel sbagliato. Già, perché, non finì lì: quindi altro post, altra corsa (ma non di taxi, in senso metaforico).
      Accetto anche gli abbracci paperi.

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  3. Grandissima Nela!! Ma quanto m’hai fatto ridere in questa pausa pranzo in una tristissima zona industriale nei pressi di Roma?! Per certi post, non c’è prezzo!

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    1. Anch'ìo ammetto, ho riso dei vostri commenti, in pausa pranzo, in un ufficio che fa il paio con la tua zona industriale in quanto a grado di tristezza.

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  4. Sono sicura che avrai imposto una nuova moda e che ora, su al Nord, gli stivali diversi faranno furore!

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    1. Già, avrei potuto fermarmi ad Antwerpen, fashion district del Belgio e aprire lì qualcosa del genere odd shoes, tingermi i capelli metà arancioni e metà blu, cotonatura "atomium-style" e via con la designer stile Vivienne Westwood (tanto più o meno sono coetanea con Vivì)!
      ;-)

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