La migliore offerta o: il montaggio ne la via del thriller


Se Mereghetti, uno dei maggiori nostri critici cinematografici, (di manica stretta) recensisce un film sul Corriere della Sera titolandolo: "Un antiquario e tanti misteri - La via del thriller di Tornatore" andare a vederlo è impossibile anche per una pigra orsa invernale, come Nela San, che di solito attende le proiezioni dei cinema all'aperto, l'estate successiva.

E invece: letta la recensione e visto. Un thriller sofisticato, di cui il regista dirà che per molte scene che avrebbero dovuto essere girate a Vienna,  hanno ripiegato su a Trieste, per una certa mancanza di accoglienza (parole dello stesso regista), ricevuta nella capitale austriaca. 
Ad un occhio attento, tuttavia, echi viennesi si ritrovano ancora all'interno del
bar nella pubblicità  di una birra tipicamente austriaca, la Gösser, e nelle targhe delle auto, con la "W" di Wien appunto, pur con qualche perplessità delle immatricolazioni austriache per italianissime Lancia Delta e Ypsilon...



Si può sorvolare...colpiti dall'interessante montaggio che porta, sarebbe meglio dire virtualmente trasporta, uno dei luoghi protagonisti del film, la villa dell'ereditiera, nel centro storico prettamente asburgico.

In realtà, questa villa si trova in piena campagna: 
Villa Colloredo-Mels a Gorizzo di Camino al Tagliamento.
Votato come uno dei luoghi del cuore del FAI, questa villa ha, per certi aspetti parallelismi con un'altra dei giorni nostri, che lascio a vi scoprire, dalla descrizione qui sotto.
(source: terredimezzo.fvg.it): 

Ermes di Colloredo (1622-1692), «fu capitano di ventura e poeta indocile, servendo la Serenissima a capo di corazze e foggiando in rime aspre e in quartine membrute la sua parlatura nativa, concisa e aguzza, acerba e venusta», come ricorda Gabriele d’Annunzio. Ermes fu paggio alla corte del Granduca di Toscana, ufficiale nella guerra dei Trent’anni, intimo dell’imperatore Leopoldo I a Vienna che, insofferente di freni ed etichette, nel 1663 abbandonò per trascorrere gli ultimi trent’anni della sua vita nella villa di Gorizzo, oggi frazione di Camino al Tagliamento, inaugurando, tra amanti, amici e ghiottonerie, la lirica friulana a colpi di sonetti e canzoni magnificanti eros, natura e piaceri della buona tavola. Il suo Eden, in cui, meno di due secoli dopo , Ippolito Nievo, fu più volte ospite degli zii Mainardi, imparentati con i Colloredo. Villa dai quattro nomi: Colloredo-Mels-Mainardi-Bianchi, ma dal fascino unico: tra le maggiori abitazioni venete ancora esistenti in Friuli, costruita a partire dal 1648-49, la dimora del Conte Ermes è una massiccia costruzione residenziale, affiancata da due barchesse allungate e simmetriche, con la facciata nobilitata da un’elegante balconata a trifora in pietra e da un portale incorniciato dal bugnato, che si specchia su un corso d’acqua e si apre su un vasto prato erboso, chiuso ad emiciclo da un basso muretto di acciottolato. Un piccolo paradiso che Ermes condivise con amici, come il nobile Girolamo Savorgnan, lì invitato (in versi!) per assistere a un concerto unico nel suo genere: «Girolamo, un’operetta che farà rumore ti preparano i miei cantori della selva: la cornacchia e il gracchio faranno il basso, la gazza e la ghiandaia i tenori, il contralto la poiana e il falco. Sarà un’orchestra di grandi virtuosi: vedrai il mio Gorizzo fiorito di ogni colore che piace alla persona». Il «Gurìz miò dolz» del conte Ermes che, annota un salace Giacomini, in Friuli veniva a cercare anche «l’opulenta terragna bellezza delle forase (le giovani contadinelle, ndr) su cui soleva avventarsi, per ciò che i vecchi tramandano, con una protervia che nulla aveva d’araldico», è sinonimo sì di pantagruelica abbondanza («avere sempre pernice e fagiano, ostriche, granciporri, storione, stufato con vitello e cappone»), ma più spesso di esperienze minime eppure illuminanti, perché innervate sui ritmi calmi della natura e i piaceri dell’amicizia: «Quando tornerete a rivedere Gorizzo? Venite, che la rapa è seminata e fra due mesi sarà la stagione del mosto e dopo quella di avvicinarsi ai tizzoni». 


Nel mondo del protagonista, il battitore d'aste Virgil Oldman, (l'attore Geoffrey Rush), non sfuggirà nuovamente all'occhio attento che, nella sua personale Wunderkammer


fra tante opere appare anche un Boldini di casa nostra

le valute dei nuovi ricchi, sul pannello dietro di lui, con il valore raggiunto dall'offerta, (fra cui Hong Kong Dollars e Rubli).


Ma una delle cose che più ha colpito la viaggiatrice è la somiglianza di Rush in una delle immagini finali con Toni Servillo. 



L'immagine dal film (bellissimo film) da cui è tratta la foto dell'italiano ben si addice come commento a La migliore offerta.
Con questo, spero di non aver svelato troppo.


2 geo-commenti:

  1. Ci andró di sicuro: dopo una recensione così della mia amica Nela è un obbligo!

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    1. Di sicuro, il tuo occhio sarà molto più attento del mio.

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