L'assassina letterata di Enrique Vila-Matas

(E. Vila-Matas by Mordzinsky Source: Vila-Matas web site)



Vorrei qui confessare una mia lacuna: come lettrice di gialli cosiddetti mediterranei, la mia conoscenza di quelli degli scrittori spagnoli è limitata al grande Ledesma, se si esclude l'universo tutto femminile di Alicia Gimenez-Bartlett e Teresa Solana.

E' quindi merito di una cara amica di blog, Dede, se tale mancanza è stata colmata col dono di un romanzo di questo scrittore dallo sguardo inquietante. 
Come facciamo a concordare sullo sguardo inquietante - direte voi - se ce lo posti in una foto con gli occhiali da sole?
E' vero, dovrete fidarvi, (ormai chi mi segue da un po' può farlo), ma l'immagine non poteva essere più calzante per questo libro.


Il romanzo di gioventù di Enrique Vila-Matas (Barcellona, 31-03-1948) è L'assassina letterata (Voland, 2004, Titolo originale: La asesina ilustrada, 1977 - traduzione di Danilo Manera), di cui di seguito sono riportate le copertine delle edizioni spagnole, rispettivamente del 1977, 2001 e 2005.
Il libro si apre con il decesso di un poeta a cui è stata richiesta la lettura di un manoscritto che provoca a chi lo legge la morte in circostanze misteriose. Si potrebbe teorizzare che dunque porterà ad un esisto fatale anche lo stesso lettore, obiettivo non ideale per aumentare le vendite...

Il tutto in un gioco di specchi che il connazionale regista Luis Buñuel non avrebbe esitato ad utilizzare come sceneggiatura per un film. E per avvalorarne ancor di più il realismo la trama si scompone in un ingranaggio perfetto: un prologo, una lettera e un supplemento alle note della prefazione.

Sebbene l'autore non ami il cliché affibbiato al suo romanzo di metaletteratura, è indubbio che  è tale o meglio, per riportare le parole di Roberto Bolaño:
 “Ci sono libri che mettono paura. Una paura vera. Più che libri sembrano bombe a orologeria o animali che fingono soltanto di essere impagliati, ma sono pronti a saltarti addosso non appena ti distrai. La prima volta che ho fatto questa esperienza è stato molto tempo fa, nel 1977 o 1978; stavo leggendo un romanzo breve nel quale a un certo punto si avvertiva il lettore che a partire da quel momento sarebbe potuto morire. Vale a dire che poteva morire letteralmente, stramazzare per terra e non rialzarsi più. Il romanzo era L’assassina letterata, di Enrique Vila-Matas, e che io sappia nessuno dei suoi lettori è morto, ma in molti siamo cambiati dopo averlo letto, con la certezza che qualcosa era cambiato per sempre nel nostro rapporto con la lettura”.

o, come cita lo stesso V-M: 
"Este inquietante y misterioso libro criminal fue escrito por Enrique Vila-Matas cuando en 1975 vivía en París y leyó que a Unamuno, mientras vivía en esa misma ciudad, se le ocurrió la idea de una novela que provocara la muerte de quien la leyera. Vila-Matas sufrió un leve revés cuando, al decidir llevar a cabo el proyecto de este libro asesino, y comentárselo a Marguerite Duras, que era entonces su casera, ella le dijo que se trataba de algo irrealizable, que nunca ningún libro fue como la tumba de Tutankhamon, lo que llevó a Vila-Matas a comprender que sólo lograría el efecto mortal buscado si practicaba el crimen en el espacio estricto de la escritura."

Non è la prima volta che l'argomento di crimini perpretati nell'ambiente letterario viene impiegato: si pensi a Un delitto letterario, dell'israeliana Batya Gur, a quello del catalano Montalban ne Il Premio, il più recente Necropolis del colombiano Santiago Gamboa, o addirittura a Il nome della rosa di Eco, ma è indubbio che, in quest'opera ciò che subito attira ed incuriosisce è la brevità del plot e, soprattutto, la totale assenza della persona che indaga, rende l'opera fuori-dal-coro, unica, interessante, per non dire geniale. Senza peraltro mancare di una certa dose di umorismo, come quando, la protagonista del libro scopre il cadavere di Vidal Escabia in una camera d'albergo:


[...] ma subito dopo ho ragionato con calma e ho finito per comportarmi nel modo più consueto in questo tipo di situazioni: ho lasciato tutto com'era e ho lanciato due urla, molto femminili e francamente raccapriccianti, che hanno svegliato l'intero hotel. 

Libro da consigliare dunque per le ragioni citate sopra e per le affinità elettive che si sono create fra la viaggiatrice e lo scrittore.

“Scrivere è una cosa terribile ma la raccomando a tutti, perché scrivere significa correggere la vita – anche se dovessimo correggere soltanto una virgola in una giornata –, ed è l’unica cosa che ci protegge dalle ferite insensate e dai colpi assurdi che ci infligge l’orrenda vita autentica (essendo orrenda, il tributo che dobbiamo pagare per scrivere e rinunciare a parte della vita autentica non è poi così duro come si potrebbe pensare), oppure, como diceva Italo Svevo, è la cosa migliore che possiamo fare in questa vita e, proprio perché è la cosa migliore, dovremmo desiderare che la facessero tutti quanti”.

6 geo-commenti:

  1. E pensare che l'avevo scelto soltanto per il titolo

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    1. eh eh eh e invece, letto tutto di un fiato, come il bidone aspiratutto.

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  2. Bellissimo post per uno scrittore tutto da scoprire: l'idea del libro che uccide è straordinaria. Lo comprerò e prenderò le giuste precauzioni nella lettura.

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    1. Tranquilla! Io sono sopravvissuta. Beh, ho un po' di febbre, ma non credo dipenda dal libro.

      Mi hanno detto che la foto postata è equivoca, che sembra quel man...llo di DSK. Bah!

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  3. Autore dal volto inquietante. Ho letto solo (e con fatica) Dublinesque. Ora che mi ci fai pensare, è da un po’ che non leggo gialli… Bisogna recuperare.

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    1. Sì, hai perfettamente ragione. E se devo dirti con sincerità non è tanto il volto, quanto proprio gli occhi. Se comunque cerchi un giallo diverso dai soliti, questo risponde alle aspettative.
      Buon week end cara amica!

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