Milan, l'è on gran Milan? No, sì, forse, chissà...poi vive a ...che ne sa?

(Vladimir Fedotko - Train)
2013 avviato con trasferta di un giorno a Milano, con C., su cui, lei e la viaggiatrice hanno opinioni contrastanti. 
C. direbbe: "Mi piacciono i tuoi quadri grigi - le luci gialle, i tuoi cortei - oh Milano, sono contento che ci sei", la viaggiatrice-Vincenzo invece: "... (dice) che sei fredda, frenetica senza pietà"
Come canta Fortis, sulla viaggiatrice si potrebbe opinare che "poi vive in Roma-gna, che ne sa?", quindi ecco postati giudizi a confronto, integrati da quelle dei giallisti locali. 
   Milano non piace quasi a nessuno di quelli che ci vivono. Non amano il ritmo che li spinge sempre di corsa. [...]Non sopportano la puzza di piscio dei sottopassaggi, l'odore del vomito dei tossici, il lastricato di preservativi nelle viuzze, la moquette di cacche di cane. Sognano il verde e trovano solo qualche albero morente [...] Non capiscono che Milano non è una città, [...] e per starci bisogna essere attrezzati. Che non è adatta ai dilettanti. Per questo la amo. (Sandrone Dazieri - Cremona, 4-11-1964)
A= Arengario (Palazzo dell'A.)
palazzo tipico dell'Italia settentrionale, dotato di un balcone dal quale si arringava il popolo. Tale la funzione in epoca fascista (Arch.).
Ventennio, in cui è ambientata la Milano di Augusto De Angelis (Roma, 28-6-1888 - Bellagio, 18-7-1944). Per lui, non era solo il regime a stendere una cappa più nociva della nebbia, ma anche l’aristocrazia del libro e delle grandi case editrici, sulla quale l’autore non perdeva occasione di ironizzare. 

Facciata che riporta la viaggiatrice a memorie liceali di 95-gradini-95 che per cinque lunghi anni saliva, sia lei che C., per ricevere il sapere classico in un palazzo simile. Diversa la sensazione al suo interno.  
Dalla finestra si sarebbe potuto arringare la gente in coda per la mostra Picasso a Palazzo Reale. Panorama sul Duomo mozzafiato e nessun scalino forzato, ma una prima rampa sinusoidale come accesso alle sale.
Museo del Novecento che vale la visita per la numerosa e capillare presenza di opere dei vari movimenti artistici, il tutto per un biglietto di entrata che, intero, costa solo 5€.  

Qualcuno ha scritto che ha la pretesa di abbracciare un periodo troppo vasto, avrebbe dovuto fermarsi alla pittura moderna, senza voler inserire a tutti i costi anche l'arte contemporanea, esposta non in modo omogeneo.
La viaggiatrice ha provato a dialogare con qualche opera (come con la Zebra di Merz), ma di certo avrebbe gradito la presenza di Renato Olivieri (Sanguinetto, 4-08-1925) e non solo perché disse: “La scrittura fu la mia fuga, la mia isola felice. Di solito, dopo cena, mi rifugiavo nel mio studio e scrivevo”
Brillante giornalista, esperto d'arte e direttore di prestigiose riviste, Olivieri debuttò quasi per gioco nel "giallo" nel 1978.  Il commissario Giulio Ambrosio, innamorato stendhalianemente della sua Milano, è uomo colto, dalle abitudini borghesi, sostanzialmente malinconico, "uno di quei personaggi che s'inviterebbero volentieri a casa per una sera - recensì un critico - ma certamente, quella sera, non parlerebbe delle sue indagini, preferendo discorrere di pittura contemporanea".

Il suo primo giallo descrive la Milano “da bere”: soldi, yuppies, modelle, l’apparire come forma di vita e unica filosofia possibile. 
Esiste ancora questa Milano? 
A percorrere il fortino del famoso quadrilatero della moda, con anoressiche lungilinee russe dallo sguardo triste e Ferrari cabrio rosso-fiammante occupate da ragazzi che non fanno cinquant'anni in tre, parrebbe di sì. Mentre altrove il peso della crisi si rileva da spazi commerciali impolveratamente vuoti, qui il tempo sembra essersi fermato a quegli anni, con qualche modifica: il taglio degli occhi dei commessi, una volta giapponese, oggi cinese. 

Dunque gli italiani che circolano (e comprano) qui, lavorano tutti come matti oppure, magari, sono in Regione?
Erano ventiquattro ore che non nevicava più ma il cielo prometteva bufere scandinave.
La città non riposava, comunque. Ubriachi di spirito controriformistico i milanesi sfidavano gli dei continuando ad andare al lavoro come fosse una qualsiasi giornata di primavera. (Gianni Biondillo, Milano 3-2-1966)
Milano vive su una fama in parte usurpata, o quanto meno esagerata, di illuminismo: di qui la scelta del nome foscoliano. Anche Pietro Verri, del resto, asseriva che a Milano o comandi o non sei nessuno. (Hans Tuzzi, Milano 1951)
C. è milanofila, città dove, asserisce convinta, abiterebbe volentieri. 
“Ho sempre e solo scritto storie ambientate a Milano. Sono nata qui, ci vivo e l’adoro. Non l’abbandonerei mai. Però sono anche consapevole di quando e quanto Milano faccia la splendida per mascherare depressione e decadenza. Siamo in uno di quei momenti in cui si parla di Milano solo da un punto di vista commerciale o di tendenza. Milano è per me quasi un personaggio fisico, a tratti compiacente, a tratti ostile.”. (Elisabetta Bucciarelli, contemporanea, data di nascita NP)



Per convincere la viaggiatrice, C. l'ha portata sulla terrazza de la Rinascente, dove sembra di toccare il Duomo con un dito.

Il grande magazzino è oggi al 100% di un Gruppo Tailandese, dopo esser passato per molte mani, (catene distributive francesi, Gruppo Fiat), con alterni alti e bassi. 
Non sbagliò quindi D'Annunzio, battezzandola con il nome attuale:
la Rinascente.

Il CEO della tailandese Central Retail ha dichiarato di voler rendere riconoscibile il marchio in tutta l'Asia: una Rinascente  
nel Sol Levante. Lecito sognarla? Una volta lo si faceva per molto meno...

Milano di quegli anni? Era una città viva. La gente frequentava i locali, passeggiava in centro e firmava cambiali per comprarsi il primo frigorifero o la prima Cinquecento con il sorriso sulle labbra. Era una Milano che sognava. (Paolo Roversi, Suzzara, 29-3-1975)

Dopo il cibo per la mente e per gli occhi, C. l'ha rifocillata con quello per il palato. 
Salato o dolce? Basta solo attraversare via Spadari. 

Ciàpa qui! Peck.
Ciàpa là! 
Ladurée, dove i macarons, per il loro prezzo, non sfigurerebbero in Via Montenapoleone, così come la sfiziosa bici griffata con logo del negozio, parcheggiata (e blindata) alfiduori.  

Guardando questo pilastro della pasticciera francese, con punti vendita qui e a Roma, ma sito web non in italiano (inglese, giapponese), si pensa che l'internazionalizzazione della città passerà per l'Expo, di cui sono già state saldamente impiantante le bandiere degli Stati partecipanti sulla strada di fianco al Duomo.
  “Milano è una città con tanti piccoli cuori, e quei cuori sono i quartieri. [...] I nostri governanti, però, hanno sempre avuto l’idea che dovesse esserci una sola città, tutta intera e unica. Milano è un patchwork che tenta di essere un lenzuolo di fiandra, dove adesso un manipolo di vampiri sta cercando di trapuntare il merletto dell’Expo”. (Nicoletta Vallorani, Offida 1959)


 Altro pilastro, questa volta per gli appassionati di tè è il negozio di Dammann Frères, (Piazza XXV Aprile), altro francese.
La viaggiatrice l'aveva promesso ad una sua nuova amica di facebook: andare e fotografare.
Si è persa fra miscele di ogni parte del mondo e C. con lei.
Ne ha scelto uno, fra i tanti, da gustare nei pomeriggi d'inverno, magari pensando a una giallista insolita: Alda Merini (Milano, 21-3-1931/Milano 1-11-2009).
La Nera Novella (Rizzoli, 2007) ruota attorno a un macabro delitto nelle nebbie dimenticate dei Navigli, che scorrono come sangue segreto in una Milano ancora da scoprire. "Considero Milano una città perfetta per i poeti perché metereopatica, umorale, uggiosa, cantabile e anche contabile»
Metropolitana per la via del ritorno a casa, in treno. C. esprime il desiderio di iniziare ad usare un social network che più le si confà. Non un blog, non facebook, twitter - dice - farebbe al caso suo. Come si usa?
La viaggiatrice, che a volte già si sente sopraffatta da skype o da facebook e aborrra i tweet, le fa qualche esempio tipicamente meneghino, di chi lo usa e di chi l'avrebbe o non l'avrebbe usato.

"Metropolitana di Milano, Centrale, un topo mi taglia la strada sulla banchina. Ma è più dannoso un topo o un grillo?".  
"Il maggior divertimento di twitter e' vedere i rosiconi di sinistra che abboccano subito all'amo..."(Tweets di R. Formigoni, Lecco 30-3-1947)

"Tutt el mond a l'è paes, a semm d'accòrd, ma Milan, l'è on gran Milan" (Giovanni D'Anzi, Milano, 1-1-1906/S. Margherita Ligure, 15-4-1974)


«Oggi i delinquenti non hanno più alcun pudore, alcuna paura, parlano tranquillamente in trattoria, in mezzo alla gente, con gli amici e le loro baldracche, che la mattina dopo andranno a scannare la mamma, e la mattina dopo, infatti, la scannano. E la gente che ascolta fa finta di non aver sentito». (Giorgio Scerbanenco Kiev, 28-7-1911/Milano 27-10-1969- da I milanesi ammazzano al sabato)
Ciàpa tùitt!


6 geo-commenti:

  1. Si, prendo tutto
    e volentieri, scritto bene e bella grafica
    avvincente, se non arrivi alla fine ti pare che perdi qualcosa di importante.
    Ciao.

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    1. Grazie per i complimenti Massimo! Mi verrebbe da dire che è tutta...farina del mio sacco, che, visto la giornata e l'età da Befana, è affermazione... calza-nte!

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  2. Davvero una Milano dalle mille sfaccettature. Ti prenoto per una guida che, forse, mi farà riconciliare con una città che conosco poco e, forse per questo, non amo..

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    1. Allora credo che siamo in due a nutrire questi stessi sentimenti sulla città. Magari come guida ci prendiamo C.: conosce le fermate della Metro e le strade scorciatoie meglio di Pisapia. L'altro giorno è riuscita pure a mostrarmi la casa natale di A. Manzoni! (Non ne ho scritto semplicemente perché non era fra i miei scrittori preferiti, io ero per Dante)

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  3. Di Milano conosco pochissimo e come torinese so di nutrire in merito parecchi pregiudizi. di sicuro una buona visita guidata gioverebbe anche a me

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    1. Allora organizziamo: questa volta incontro allargato, in tre,magari a primavera. Anche se, a dire il vero, mi sentirei più a mio agio a farvi da Cicerone a Ravenna, le strade le conosco meglio ;-)

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