In memoria della bici


Forse potrà sembrar strano che la viaggiatrice, abituata a spostamenti con veicoli di 4 ruote o 2 ali, sia triste per la perdita di una bicicletta.

Chiariamo: si tratta di furto. Già questo dà fastidio.

Ma quel che è peggio è il valore affettivo.
Non bisognerebbe darne alle cose materiali, ma se vi dicesse che l'ha accompagnata per più di trent'anni della sua vita?

Ai tempi del Liceo, il portapacchi sopportava stoicamente pile alte-metri di libri, vocabolari di greco ed antologie; tutto in traballante piramide, tenuta con una  cinghia elastica, sui cui lei aveva disegnato il simbolo "Peace&Love", che magari con la crisi attuale, potrebbe soppiantare gli zainetti griffati, al grido di "volemose bbbene".

Ai tempi universitari invece, serviva per correre a prendere il treno che la portava all'Università. E' risaputo che spesso spingeva sui pedali peggio di Bartali, perché si trattava di un pesantissimo ciclone olandese come andavano di moda la metà degli anni '70 e le city-bike dotate di cambio erano lontane come gli anni 2000.

La bici traslocò poi in un paesetto più piccolo della Bassa Romagnola dove per anni se ne stette chiusa in una cantina, compagna silenziosa di polvere e ragni, perché il paesetto non "ispirava" biciclettate.

Finché un bel giorno si trovò a trasportare non più pile di libri, ma un seggiolino che conteneva un essere che si dimenava, malgrado fosse saldamente legato a un altro tipo di cinghia, protestando o cantando, a seconda dell'umore.

Di questi tempi, rivalutando il paesetto, la bici trasportava borse di tela odoranti di pane fresco, quotidiani che sbirciavano quel piccolo mondo dal cestino anteriore o qualche bazza trovata al mercato del venerdì.

Poi, un bel giorno, complice una collega molto più malmessa e sgonfia, le viene chiesto di accompagnare in stazione un altro membro famigliare. Ma le stazioni non sono più come una volta e nei parcheggi passano furgoni che alzano di peso le bici, in barba ad ogni catena e le portano in un altro luogo.

Spero ti trattino bene, cara compagna. Ovunque tu sia.

12 geo-commenti:

  1. Oh come capisco la tua tristezza, cara Nela San.
    La mia bici rossa - affettuosamente battezzata Agata - è una fida compagna da quando sono tornata in Italia e perderla (e perderla così, per furto, poi) sarebbe un piccolo grande lutto.
    La bicicletta non è solo un mezzo di locomozione, per me: incarna una mia personale idea di dinamicità, di movimento, di libertà - di quella libertà che piace a me, silenziosa, non invadente, rispettosa degli altri e del contesto.
    Mi unisco a te, dunque, nel tuo pacato lamento nostalgico.
    Un abbraccio

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  2. Che il viaggio la porti almeno in luoghi che valga la pena di vedere. Un addio (o, forse, chissà, un arrivederci) anche da parte mia alla tua amica su due ruote!

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  3. Grazie a tutte! Sono commossa.

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  4. Anche a me è successo che fregassero la bici di babbo col sellino da corsa di cuoio del '39, dispiace
    ho incaricato il pusher di via del pratello di trovarla
    ma ha fatto il furbo e m'ha portato un rottame che non era lei.
    Peccato.
    Auguri per oggi.

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    1. Grazie, in ritardo, per gli auguri (ho trascurato un po' il blog...).
      Mi spiace per la bici di tuo babbo, quindi anche tu ci sei passato. Ma, Via del Pratello a Bologna?

      Buon fine settimana

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    2. Si
      a Bologna
      mi pare checi sia solo lì

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  5. partecipo anch'io alla tristezza comune. Qui a Ferrara - città delle biciclette - è 'normale' vedersele portare via. E' così che si esercita il non-attaccamento buddhista (mi son sempre chiesta)!?
    bacioni!

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    1. Cara Elisa, grazie del pensiero. Approfondirò la teoria del non-attaccamento buddhista.

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  6. che bello il tuo congedo! Almeno qui l'hai ritrovata!
    Baci

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    1. Cara gemellina, di solito si dice che le cose migliori si scrivono quando c'è un po' di sofferenza, sarà per questo che la frase di congedo mi è venuta bene.
      Buon fine settimana anche a te

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  7. Mi dispiace per la bici! Bacione alla viagiatrice che non so mai dov'è...

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