In memoria dell'uomo orso

(Sherlock Holmes - Londra, Baker Street Image by Gregwake)
Tornare a Londra dopo tanti anni fa venire alla mente quando era la meta di ogni stagione. Anni ormai lontani, di soddisfazioni, svanite attualmente.
La viaggiatrice molto più giovane, l'esperienza andava crescendo come la conoscenza della lingua.
Per quel maldestro destino in cui inciampa periodicamente, si ritrovò a doversi arrampicare sulla lingua di Shakespeare.
Questo dopo aver trascorso 18 mesi a parlare e pensare in tedesco e avendo solo memorie di versi in inglese di Shakespeare &Co non fu facile. Qui si trattava di dialogare al telefono. Dall'altra parte del filo, l'uomo orso. 

L'uomo orso era un inglese di mezza età tutto-di-un-pezzo, non solo in senso metaforico ma anche in quello fisico strutturale del termine. Era così poco flessibile che pareva scaturito da un pezzo di legno, come Pinocchio o, per rimanere in ambito londinese, qualcosa lo faceva assomigliare alla statua di Sherlock Holmes, che anni dopo (1999) sarebbe stata posta di fronte all'edificio in cui andavano agli appuntamenti presso Marks & Spencer. 

Dimostrava più dell'età anagrafica e forse anche per questo, oltre all'indubbia signorilità e carisma, veniva stimato da tutti.
Parlava un inglese ricercato, così le conversazioni causavano all'orecchio della viaggiatrice tonalità di rosso direttamente proporzionali alla difficoltà nel capirlo. 
Google translator non era ancora stato inventato, così lei annotava a margine, su un foglio, le parole che non comprendeva, mentre l'uomo orso con infinita pazienza ripeteva le frasi anche tre volte, variando in modo più semplice i vocaboli. 

Fra le tante parole che apprese, una in particolare è scolpita nella sua mente: jeopardize (esporre al rischio, mettere a repentaglio, arrischiare, azzardare.).

Nel corso degli anni, l'uomo orso divenne una specie di tutor non solo linguistico ma anche comportamentale, soprattutto nelle trattative con i giovani buyer della grande distribuzione inglese, supponenti o più semplicemente radicati nelle loro false convinzioni, dovute a mancanza di esperienza. In quei frangenti dava il meglio di se', gestendo elegantemente situazioni al cospetto di imbarazzanti mancanze di professionalità degli interlocutori.
Oltre a questo suo aplomb tipicamente brit-d'antan, aveva anche uno strano mix di innato senso della perfezione e di humour che non avrebbe sfigurato nei film di Monicelli e di cui la viaggiatrice ricorda alcuni piccoli aneddoti.

Il più maldestro fu quando, nel parcheggio di un supermercato, telecomandò da molto lontano, l'apertura del baule della sua auto, mentre vi passava accanto un'incauta casalinga del Kent,  carica di shoppers all'inverosimile. La poveretta si spaventò a morte, le cadde parte della spesa, ma la sensibilità del gentleman andò prontamente in suo soccorso. 

Dell'altra invece, fu causa diretta un'urgente necessità della viaggiatrice.

Usciti dagli uffici di  M&S, in Baker Sreet, la viaggiatrice, complice un'acqua minerale scozzese, paventò il bisogno di cercare una toilette, prima di risalire in auto.
L'uomo orso annunciò allora solennemente che avrebbero usufruito dei più bei bagni di tutta Londra.

The Churchill, poco distante, era uno di quegli alberghi che incutono sussiego già fuori dalla main entrance anche solo per il portiere gallonato nel lungo cappotto rosso-oro  con mantellina, stile coachman.
Si entrò dunque, dicendo in sequenza smaglianti good morning al gallonato, ai 5 addetti della reception, svolta a sinistra, altro good morning ai due camerieri della tea room, prima di entrare nelle restrooms con un trionfo di marmi, fiori freschi, salviette profumate e dispenser da fare invidia al Taj Mahal Hotel.
Lo stesso sorriso, più disteso (dopo il disbrigo fisiologico) fu indirizzato agli altri portieri che si incontrarono uscendo invece dalla porta della sala da te.

L'uomo orso dunque era capace anche di cose simili.
Altro quando contenne tutto il suo sdegno , facendo colazione all'Hilton. 
Aveva ordinato un lemon tea e una Danish pastry. 
Niente di più semplice dunque,  ma mai e poi mai si sarebbe aspettato riceverne solo metà . 
Fece chiamare il manager on duty al quale con grande pacatezza fece notare che nemmeno in hotel meno blasonati poteva esserci un simile servizio e gli annunciò che avrebbe scritto al Servizio Customer Care della catena, allegando ricevuta, nomi e luoghi.

L'uomo orso era fatto così. 
Altro quando invece appena sbarcata a Londra, la viaggiatrice fu messa a conoscenza che non era affatto un buon momento per lui, visto che sua moglie gli aveva chiesto il divorzio.
Anche questo ha fatto parte delle storie condivise con l'uomo orso.

Oggi l'uomo orso non c'è più. 
Da quasi un decennio è venuto a mancare. Vedendo come è cambiato il mondo lavorativo e professionale forse è  meglio così.
Alla viaggiatrice però l'uomo orso manca e quando viene in Inghilterra pensa a lui con molto affetto, per tutto quello che è stato in grado di insegnarle, per i momenti di allegria e insomma per tutto.
Perché dunque questo nome che sembra avere una connotazione negativa?
Non è così, e molto più semplice e non c' è bisogno del traduttore di Google. 
Il suo nome era Bearman. Riposa in pace Cyril Bernard, ovunque tu sia non ti daranno più mezza Danish Pastry.


8 geo-commenti:

  1. Grazie, Nela, hai fatto in modo che l'uomo-orso sia diventato anche un nostro amico e ora, in qualche modo, manca anche a me!

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    1. Era proprio quello che volevo: rendere, con la narrazione, il ruolo importante che ha avuto in una certa parte della mia vita.

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  2. L'avrei apprezzato un tutor così
    purtroppo non conosco l'inglese e spesso ne sento la mancanza

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    1. Sì, in effetti, un tutor dall'infinita pazienza.

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  3. Un po' in ritardo, rendo omaggio, gemellina!:)

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    1. Non ti preoccupare per il ritardo, anch'io da brava gemellina-della-gemellina arrivo spesso lunga nel leggere i post dei blog che mi piacciono.

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  4. Che bella figura di uomo :-)
    ma davvero M&S è in Baker Street? Sto leggendo tutto Sherlock Holmes (e quando dico tutto intendo TUTTO) da circa tre settimane ed è diventato quasi l'indirizzo di casa mia.

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    1. Sì lo è, o per lo meno, allora lo era. Solo che quando andavo io la statua di Sherlock Holmes non era ancora stata posta lì, ma già si poteva visitare la casa.
      Cosa che mai ho fatto, così come tante altre visite di musei mancate. E dire che ci sono stata spesso.

      PS vuoi mettere dire: "Vado in Baker Street" anziché: "Vado a Cheshunt"? Ah, come cambiano gli anni! (in peggio)

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