Treno di notte per Lisbona: ira ascensionale anche per il fim


Pur non avendo terminato il romanzo da cui è tratto, la viaggiatrice ha visto il film, Treno di notte per Lisbona.
Per capire il perché parli di ira ascensionale bisogna fare un passo indietro e leggere il post precedente (qui).
Letto? Bene, allora procediamo con ordine.
Regista Bille August. Danese, non nuovo a portare sul grande schermo romanzi di successo, come Il senso di Smilla per la neve (post qui e qui). 

Il regista che viene dal freddo ha saputo rendere magistralmente la scena d'apertura: quella del tentato suicidio della ragazza portoghese sul ponte Kirchenfeld a Berna, suicidio sventato dal professore svizzero Raimund Gregorius.

Ma ecco che subito quel quid che cambierà la vita del protagonista subisce, rispetto al romanzo, una prima forte lacerazione.

Gregorius non conosce il nome dell'aspirante suicida, sa solo che è portoghese, chiedendole da che paese proviene. Sarà proprio la dolcezza della parola in risposta “portoguês” a scatenare la sua voglia di apprendere la lingua. Nella libreria dove compra una grammatica portoghese, si imbatte in un piccolo libro in portoghese: “Un orafo delle parole” con la frase di cui rimarrà folgorato:

 “Se è così, se possiamo vivere solo una piccola parte di quanto è in noi, che ne è del resto?”

Questi fattori scatenanti lo spingono a partire per la capitale lusofona.

Il film invece non evidenzia la musicalità della lingua che affascinerà il professore, che qui nasce imparato, già mastica quella lingua e il libretto viene trovato nel cappotto che la ragazza ha lasciato a lui, prima di scomparire, insieme ad un biglietto di treno per Lisbona.

Ecco dunque scelta la sceneggiatura più facile, per non dire maldestra, come il salire di Jeremy Irons sul treno in corsa con balzo improbabile nell'ineccepibile Svizzera, mentre la scelta del mezzo è molto più ponderata nel libro.

Dunque se l'ira ascensionale di Nela San è partita da qui, è però in buona compagnia. 
Alla Berlinale 2013, il film è stato giudicato un "Europudding", in cui il tentativo degli attori di parlare inglese con accento portoghese è miseramente fallito.

Natalia Aspesi sottolinea invece altro: [...]  Charlotte Rampling, di anziana e orgogliosa malinconia, sorella dello scrittore-medico-filosofo, il buon prete Christopher Lee, con lo sguardo dello stregone del Signore degli anelli, ha anche il pregio di farci rivedere gli esodati del cinema, quelli che in passato erano considerati grandi attori o addirittura star, e che il tempo ha dolorosamente pensionato (Recensione su Repubblica)

Meno tenero Variety, lo giudica privo di tensione e fa apparire la resistenza portoghese pericolosa come un pasticcino alla panna

Da parte portoghese altrettanto scontento: i loro attori sono relegati a comprimari e malgrado il regista abbia detto voler mostrare la città proprio in questo modo, i quotidiani locali hanno sentenziato: di Lisbona si vedono scorci da cartolina scontati, i negozi sono sempre molto antichi e le persone vecchie sono molto vecchie.  

La famosa luce di cui gode la città appare sbiadita e sottomessa a un non giustificato filtro ingiallito. Si invita il direttore della fotografia, Philip Zumbrunnen, ad andare a rivedersi Lisbon story di Wenders e a non scopiazzare un grande della fotografia italiana. Anche se a colori, la foto in apertura, ne ricorda molto da vicino un'altra, di Gianni Berengo Gardin.



Malgrado tutto, c'è chi già propone un tour turistico della capitale lusofona, tratto dai luoghi del film:

Palacio di Santa Catarina, nella finzione casa della Famiglia Prado, Rua Augusta, in cui Gregorius acquista abbigliamento nel negozio antico, il traghetto da Cais do Sodré a Cacilhas, la stazione di Santa Apolonia e 



la Discoteca-Ristorante "Silk" Rua Misericórdia 14, Chiado 1200-301 Lisboa, dove Raimund va a cena con Mariana (Martina Gedeck).

Il 25 Aprile è una data importante anche per il Portogallo, quando il paese uscì dopo 48 anni dalla dittatura di Salazar, nel 1974, con la rivoluzione dei garofani. 

Più che con un fotogramma del film, vogliamo ricordare questa ricorrenza con una foto di quel giorno, di Alfredo Cunha.








6 geo-commenti:

  1. Ho visto il film la settimana scorsa. Non mi ha fatto un grande effetto, troppo patinato, troppi " grandi" attori, la storia scorre fin troppo liscia. Non mi è rimasto nulla: me lo sono scordato subito. Devo ammettere che non mi è venuta nemmeno voglia di leggere il libro.
    La nostalgia per Lisbona, invece, c'era prima del fim e rimane.E di libri, comunque, aspetto il tuo.

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    1. Anche nel mio caso non è stato certo il film a farmi aumentare la saudade per la città. Persino il mio consorte ha commentato che noi abbiamo visto luoghi migliori della capitale portoghese.
      E, pensa, credo proprio che o abbiano molti finanziamenti oppure che ne vogliano altri: lo scrittore ha detto che non esclude un "Treno notturno per Lisbona 2"! Forse è per questo che hanno omesso nel film il fatto che Amedeu aveva un'altra sorella.
      Però se voleva fare un telefilm a puntate, ha sbagliato schermo!

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  2. son passato qualche giorno fa e ho commentato,
    passo oggi e non lo vedo
    ho sbagliato qualcosa?
    ciao

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    1. Ciao Massimo, puoi ripostare il tuo commento precedente? Credo di averlo eliminato per sbaglio! Sono molto curiosa del commento di un bravo cinefilo come te. Figuriamoci se mi perdo il tuo commento! In attesa di leggerlo, buon fine settimana.

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  3. Ci sono un paio di film che ricordano il 25 aprile dei Portoghesi,
    uno è "Capitani d'aprile" l'altro non ricordo ma mi sà che è della Comencini.
    Quando tu leggi un libro la tua fantasia lavora e costruisce personaggi luoghi a volte anche situazioni e il tutto è ben diverso da quello che fantastica un'altra persona.
    Quando un regista traspone un libro in film ha già immaginato qualcosa di diverso da te, poi subentrano difficoltà tecniche che gli fanno cambiare qualcosa durante le riprese e qualcos'altro durante il montaggio. Aggiungiamo che il più delle volte qualcosa di suo lo aggiunge perchè sennò che cavolo lo fa a fare il regista!
    Alla fine quando tu esci dal cinema dici "Il libro era più bello" vorrei vedere, dico io, il regista della tua fantasia eri te!
    Ho imparato a non confrontarli (libro e film) li prendo ciascuno per suo conto in fondo è come leggere la divina commedia o vederla a fumetti. No, non è proprio così, ma insomma...

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    1. Sì, hai ragione: li ho visti entrambi, sia Capitani d'Aprile che Alla rivoluzione sulla 2 cavalli, regista Sciarra. Di quello della Comencini però non so nulla. Il fatto di non confrontare libro e film è sinonimo di grande saggezza, ma siccome, nel mio caso personale, il fatto di restare colpita dalla musicalità di una lingua, è una cosa che mi ha toccata la sensibilità, mi pareva giusto che - almeno in quello - il regista potesse "fare un tentativo", visto che poi si è preso altre licenze, che sto scoprendo man mano. Sì, lo so, una cosa sono quasi 500 pagine, altro le difficoltà tecniche. Ma quel scegliere la via più facile per l'inizio...che vuoi che ti dica? Mi ha disturbata un po' (un po' tanto). Buon fine settimana.

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