Il gondoliere cinese

(Foto by Nela San)

Immaginate la sorpresa se questo gondoliere si fosse voltato, rivelando un volto dalle fattezze cinesi!

Nela San ha scattato la foto, tremantemente (non si dice, lo so! Ma rende meglio l'idea) seduta su una delle gondole comunali che dagli stazi permettono a residenti (50 eurocents) e non (2 euro) di attraversare il Canal Grande in 6 punti (S. Sofia, Carbon, S. Tomà, S. Maria del Giglio, Dogana e S. Samuele).

All'inizio dovetti vogare solo a prua (il posto riservato al più giovane o meno esperto) poi anche da poppiere, e a questo proposito è bene che chiarisca ai profani come la gondola da traghetto, leggermente più larga e più tozza delle normali, venga vogata da due gondolieri, anziché da uno solo: il loro compito è trasportare i passeggeri da una riva all'altra del Canal Grande che, come la Senna, spartisce la città in Rive Gauche e Rive Droite.

Ad onor del vero, la viaggiatrice ha dovuto usarsi violenza per salirvi: barche come questa ancora le causano brividi e pelle d'oca, per un trauma di anni addietro. Ma la giornata lunga, il tratto d'acqua breve e popolato da soccorritori, in caso di naufragio, fece sì che più della paura poté la stanchezza.

Perché dunque parlare di gondoliere cinese? 

Antefatto. Otto mesi fa, recensendo le libreria Acqua Alta (qui), nacque l'idea di visitarla con l'amica Dede (suo post qui). Ci mettemmo un po', ma alla fine la trovammo, addirittura chiedendo informazioni a un gondoliere, veracemente veneziano. 
E quello cinese? Ci arrivo.
Immaginatevi ritrovare la libreria, la settimana scorsa. Per caso. Mostrarla al consorte, vedere il suo stupore.

Imbattersi questa volta in uno dei gatti del Sig. Luigi (il proprietario), accovacciato, imperturbabile, sui libri.
Già, i libri.

Come non uscire col romanzo in bella mostra sulla prua della gondola-scaffale? Ora avete di certo capito il titolo dell'acquisto e la frase di apertura in corsivo tratta dal romanzo medesimo (Pg 21)

Il gondoliere cinese
Lucio Angelini
Editore Supernova
Pagg 143

Titolo azzeccato. Copertina anche. Idea del plot furba. Quarta di copertina furbetta...

Chissà se anche Angelini, come la viaggiatrice, ha avuto modo di conoscere un cinese che parla perfettamente italiano con flessione veneta?  Anzi, trevigiana, nel caso di Nela San.
Comunque, l'idea di far parlare in prima persona un cinese, nato a Venezia, che fa il mestiere più veneziano che esista - il gondoliere - ma detesta vogare,  è originale. 
Fargli elencare tutte le malefatte che si accaniscono nella gestione della città  è furba. 
Furbetta la decisione di avvertire il lettore che si tratta di libro provocazione ma, soprattutto, opera dalla trama volutamente esile (stilizzata/filigranata...).

A voler essere pignoli, dovrei presentarmi come Lin Fosco, visto che in Cina, di norma, il cognome viene indicato prima del nome. Nessuno direbbe mai Zedong Mao, ma sempre Mao Zegong (quello che la gente non sam qui in Italia, è che il cognome è Mao, mica Zedong). Diverso il caso di Gatto Miao... (Pg.10)

L'autore non nasconde certo gli  spunti da alcuni post del suo blog, anzi li cita, intervallandoli con la vita del cinese Fosco Lin e del suo venezianissimo compagno d'appartamento Alvise Forcolin. 
Finché Alvise non scompare e, per scoprire cosa gli è accaduto, Fosco inizia a leggere nel computer dell'amico, trovando le conversazioni che ha avuto con Veronaguy.

Ora, si può concordare che la trama sia esile, ma si insinua il sospetto che l'autore abbia parlato di...trama filigranata in modo ironico, quasi sorridendo a sbirciare il viso un po' choccato del suo lettore da pag. 37.
Da questa pagina inizia la lettura del carteggio elettronico che svela le giornate di uno dei due interlocutori, volontariamente assoggettato (per compenso economico), a fare da schiavo sessuale a un uomo.
Un po' libro Justine di de Sade o film Shame dei nostri giorni, occorre dire che si sono pagine a tinte forti che si sarebbero potute limitare.
Intendiamoci, non per pseudo-deriva moralista, ma perché ripetitive. E pure si procede ansiosamente nell'esile trama per conoscere la sorte di Alvise.
Sorte che l'incallita giallista ha intuito prima del colpo di scena finale, ma non importa. 
Quello che interessa qui non è l'esile trama, né la pesante filigrana del bondage. Coinvolge di più l'intelligente metafora di una Venezia violentata, raccontata a viso scoperto da Lucio Angelini.

Il libro non avrà (forse) la forza dei gialli di Donna Leon, ma fra un'americana che scrive libri ambientati a Venezia (dove vive), vietandone la traduzione in italiano (bah!) e un marchigiano che ha scelto Venezia come sua città d'adozione (e per cui mobilitarsi) scrivendo libri provocazione, noi preferiamo quest'ultimo.
Peccato esser ripartiti da Venezia la domenica, il giorno successivo Angelini presentava il romanzo al Lido di Venezia.

  






  

12 geo-commenti:

  1. Cercherò subito il libro sul gondoliere cinese!
    Mi ero chiesta perchè i gialli di Donna Leon, dove viene dipinta una Venezia corrotta e malata, non venissero tradotti in italiano. Non sapevo che fosse l'autrice stessa ad averlo proibito.

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    1. In effetti la storia di Donna Leon che non vuole che siano tradotti i suoi romanzi nella nostra lingua che dopo la sua morte è curiosa. Oltretutto considerando che la scrittrice vive e insegna a Venezia.
      Stranezze di persone di una certa fama...

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  2. Perchè hai pagato due euro? Non ho mai sentito questa cosa. vivo a Venezia da tantissimo ormai. Vi avrà fregato! E poi dicono che ti fregano solo in India e al massimo a Napoli......
    I veneziani si difendono bene
    Acqua alta è un'istituzione qui. I prezzi però un po' troppo cari e a volte port a casa il regalino di pipì gatta. Fa anche questo parte del gioco secondo me. quando trovo qualche libro indiano e non ho abbastanza denaro con me per fare anche la spesa, lo nascondo ben bene e passo a riprenderlo. In quel marasma trovare un nascondiglio è facile. Per correttezza non lo faccio mai per più di 12 o 18 ore. Come ben sai pensare che esista un database informatico lì è assurdo!!!! E così sottraggo alla vista il mio libro solo per qualche istante. In fondo ho già deciso che sarà mio ....:)

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    1. Fino ad un anno fa la tariffa servizio gondole era 50 cents per tutti, poi, da quanto letto sul Gazzettino di Venezia, rimanendo disattesa l'asta per le pubblicità sul simbolo degli stazi, pare che il Comune abbia deciso di fare due tariffe diverse (affisse prima di imbarcarsi).
      Interessante questa tua descrizione delle visite alla libreria Acqua Alta!
      Quanto al nascondere i libri, è un peccato veniale perdonabile e al tempo stesso encomiabile:ricordarsi dove si è nascosto il libro potrebbe risultare rischioso per una come me che è riuscita a perdere nella libreria di casa il libro Osterie di Slowfood (e dire che è un volume di un certo spessore e dalla copertina di un giallo sgargiante!).

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  3. Viste le sciocchezze di cui sono infarciti i libri degli americani sull'Italia (che infatti vengono tradotti molto di rado, e quando succede il traduttore deve sudare sette camicie per correggere tutte le castronerie che trova), credo che la scrittrice in questione non abbia torto a non volere ch i suoi libri vengano tradotti. Ma la mia è solo un'ipotesi, naturalmente, visto che non li ho mai letti.

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    1. Dopo averti ascoltato, immagino proprio che ci sia da sudare sette camicie. Quanto a Donna Leon siamo in due a ipotizzare, anch'io, malgrado tentata, non ho mai letto nulla

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  4. ma dai??? Non sapevo davvero di questa nuova regola. Forse non ci ho fatto caso in quanto veneziana. Ma vi chiedono il documento prima di salire?

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    1. No, non chiedono documento, ma che la tariffa sia cambiata è un fatto certo.

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  5. E allora si puó far finta di essere veneziani. 2 euro sono un furto!!!!!!!!!!!!!

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    1. In effetti... anche se noi, anziché per veneziani siamo stati scambiati per inglesi o giù di lì.
      ;-)

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  6. Una rivelazione dopo l'altra... Non ti smentisci mai!
    Grazie!
    Bacione

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    1. ehm, più che rivelazione, in questo caso è stata una folgorazione (in tante accezioni del termine...)
      bacione anche a te.

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